A 94 anni “Militina” zappa ancora… curando il giardino condominiale!
Scritto da Administrator Mercoledì 21 Luglio 2010 04:24

Madre di otto figli e di una moltitudine tra di nipoti e pronipoti è autonoma in tutto. Ecco la sua storia di vita d’altri e dei nostri tempi
di Antonio Del Vecchio
RIGNANO GARGANICO. A 94 anni suonati, una delle nonnine di Rignano Garganico, zappa ancora! Si chiama Matilde, ma è nota a tutti con il nome di Militina (diminutivo anagrammatico di Matildina). Può esercitare questo ed altri mestieri cosiddetti pesanti , grazie al possesso di un fisico del tutto integro e alla sua forte carica umana e di vita, che conserva in corpo inalterata come linfa di una quercia antica. Che sia tutto merito della natura ce lo conferma il suo volto asciutto, solcato sì dalle rughe, ma non di quelle causate dall’usura e dagli acciacchi degli anni o da malattie, quanto dalle tante fatiche che ha dovuto sopportare per giungere sino a noi. Ce lo dice la costituzione solida del suo corpo, gli occhi curiosi, il carattere forte, la vivida intelligenza , pronta a soccorrerla in ogni evenienza. Insomma, è una donna sicura di sé e piena di salute.
Uno “status” psico-fisico ottimale conquistato gradualmente nella lotta per la sopravvivenza, come un’animale della giungla, superando ogni ostacolo e a prezzo di dura fatica e sacrifici, talvolta caricandosi di tutte le responsabilità che comporta la tenuta di una famiglia numerosa ed indigente
E’ forse l’ultima rappresentante ancora vivente di una generazione di donne massaie, contadine e madri che non c’è più. Protagoniste, tanto decantate dal cinema neorealista italiano, che caratterizzano con la loro presenza e il loro sacrificio gli anni prossimi alla II Guerra Mondiale e soprattutto quelli del dopoguerra e della rinascita, supportata da un’ondata emigratoria epocale verso il Nord Italia e soprattutto la Germania. Matilde vive e vede tutto questo. Per saperne di più sul suo conto e conoscere direttamente la sua storia di vita ci rechiamo a casa sua. Si tratta di un modesto ed angusto stabile, sito a piano terra e facente parte della palazzina ex-Ina Casa, composto da sei mini-appartamenti con affaccio in Piazza San Rocco. In un primo tempo pensiamo di trovarla seduta immobile su qualche poltrona o addirittura in carrozzella, come di solito si assiste a quell’età avanzata. Macché! Al nostro ripetuto richiamo “Signora, signora…!, Dapprima c’è silenzio, ma poi una voce ferma e dal timbro ben marcato si fa sentire dal giardino dirimpettaio: “Che volete da me, bell’omini ?” (ovviamente in comprensibile dialetto). E’ lei, la nostra interlocutrice, che tralasciando per un momento il lavoro di zappettatura e mettendo da parte il grosso arnese che ha tra le mani (una grossa e usurata zappa d’altri tempi) ci si avvicina e con modi cortesi ci fa accomodare sotto l’angusto atrio - porticato della propria abitazione. Ci sediamo ed ella, venendo incontro alla nostra richiesta di sapere, comincia subito a raccontare la sua straordinaria esperienza di vita. E’ un fiume in piena. La madre, dopo una sofferta gestazione, la mette al mondo il 12 giugno 1916 nella casa avita di Via Fazzini. E’ il suo primo parto e perciò assai carico di emozioni e di attesa. Il tutto avviene in casa, con l’aiuto della “mammana”(ostetrica-levatrice) e di alcune donne esperte del vicinato. Papà Giuseppe, salariato fisso presso i marchesi Cappelli è in campagna, a Mezzanagrande. I primi vagiti di Matilde sono accolti dalla madre con un confuso e sotteso senso di stupore e delusione: si aspettava un maschio. Che dirà Giuseppe, quando tornerà in paese per il riposo della quindicina? E’ il pensiero fisso che la tormenta. Al contrario, quando rientra pochi giorni dopo, il suo uomo accoglie l’evento con indescrivibile gioia, quella della paternità. Saranno questi contrastanti sentimenti che caratterizzeranno il rapporto madre – figlia, uno strano contrasto che si concluderà felicemente con il reciproco perdono e un abbraccio liberatorio negli ultimi istanti di vita della prima, amorevolmente assistita da Matilde. Dopo di che la pace regnerà per sempre. Militina cresce bene, attirata com’è dalla figura paterna. A sette anni anziché a scuola, la bambina viene mandata a fare da serva presso una famiglia benestante di Torremaggiore. Qui, beneamata dai patroni di casa che hanno una sola figlia, per giunta con il suo stesso nome e futura farmacista, resterà sino all’età di quindici anni. A prelevarla ci viene il padre Giuseppe che la porta con sé in masseria, quella dei Cappelli. Per alcuni anni Militina è addetta ai lavori di semina o della “cuncegna” (zappettatura), unitamente ad altre sue compaesane, e quando può e mancano i lavori di campagna , si adatta a preparare i pasti per i dipendenti. E’ durante questi anni che conosce l’uomo della sua vita, Matteo (classe 1915), che sposerà nel 1934, a soli diciannove anni. L’anno successivo nasce la sua primogenita Giuseppina, l’unica ad essere concepita regolarmente, cioè con l’uomo accanto per lungo tempo. Gli altri sette saranno concepiti durante brevi licenze o vacanze del marito in paese. Infatti, Matteo dalla fine del 1936 al 1938 compie il servizio militare di lunga ferma. Agli inizi del 1940 è richiamato in guerra, la seconda mondiale, e inviato come soldato a Rodi Egeo. Vi resterà sino alla primavera inoltrata del 1945, allorché riesce, assieme a tanti altri commilitoni, a sfuggire alla furia tedesca, di cui erano prima alleati e poi prigionieri, dopo una rocambolesca fuga via terra e via mare , approdando illesi a Taranto. Matteo, rientrato in paese, si mette al lavoro. Fa cento mestieri, quasi tutti nel settore industria (custode della bonifica, addetto alle fognature cittadine, ecc.). Spesso è lontano da casa, per modo di dire. Si tratta di una piccola stanza, senza acqua corrente né servizi igienici. Si sopperisce nel primo caso, facendo ricorso alle cisterne e alla fontana pubblica, nell’altro al canale fognario esterno. Nel 1955, non avendo ottenuto a suo tempo l’assegnazione delle terre dell’Ente Riforma, la famiglia ottiene quella della casa popolare ed è quella odierna. Nel 1959, l’uomo parte emigrato per la Germania. Vi resterà sino al 1973, allorché maturerà il diritto alla pensione. Nel 1997 muore. Lungo questo lungo periodo di andirivieni, Militina vive e sopporta giudiziosamente la sua condizione di vedova bianca. Così i rientri del marito vengono scanditi dal concepimento e dalla nascita degli altri sette figli. Nel 1939 nasce Angelo, nel 1943, dopo una breve licenza del ’42, viene al mondo Tonino, nel ’46, Giuseppe, Anna, nel ’48, Miche nel ’51, Nazario nel ’54 ed infine Bambina, nel ‘57. Attualmente la famiglia di Matilde, si compone di 8 figli, 25 nipoti e 23 pronipoti. In tutto una sessantina di componenti diretti, senza contare quelli indiretti, allorché il conto si raddoppia. La nostra intervistata è contenta di tutto questo e di godersi la sua buona vecchiaia. E se è vero come è vero che a questa ètà si ritorna bambini, eccoti compensata anche la lacuna che mancava alla sua vita: la fanciullezza. Se la sta godendo felicemente adesso, con svaghi, giochi e tante leccornie. Lunga vita a Matilde!
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