Nuovo look alla Chiesa di San Rocco
Scritto da Administrator Mercoledì 21 Luglio 2010 04:42

Grazie al lavoro gratuito di una moltitudine di devoti e volontari. Tanto, in vista dei festeggiamenti patronali del 15 e 16 agosto
di Antonio Del Vecchio
Rignano Garganico. Terminati i lavori di manutenzione e ripulitura della Chiesa di San Rocco, a Rignano Garganico, patrono e protettore della cittadina unitamente alla Madonna dell’Assunta, i cui festeggiamenti si susseguono, come noto, nei giorni 15 e 16 agosto, in coincidenza con la ricorrenza profana e mondiale del Ferragosto. Un’operazione, quest’ultima, che ha visto impegnati per più giorni innumerevoli devoti e volontari in genere, che hanno quasi gareggiato, pur di dare una mano all’abbellimento del monumento più caro del paese, per motivi di tradizione, di fede e di storia.
Il ripristino ha riguardo, in particolare, il complesso delle pareti interne, compresa l’edicola centrale con nicchia, dove è allogata la statua del Santo, restaurato di tutto punto alcuni anni or sono dall’artista Nicola Bardo. Così pure la facciata che ha riacquistato il suo originario fascino di semplicità ed equilibrio. Non sono mancati, inoltre, leggeri ritocchi alla balaustra e all’atrio esterno, i cui colori si erano ormai completamenti spenti per via dell’usura del tempo e delle inclemenze atmosferiche. Ed ora ecco un po’ di storia.
S. Rocco è un pellegrino di origine francese vissuto nel Trecento. Sulla biografia del Santo si sa ben poco. Dal Quattrocento in poi è invocato come protettore contro la peste. Soltanto nel 1629 è concesso dal Vaticano Ufficio e Messa per le chiese erette in suo onore. Molto diffuso il culto del Santo nel Regno Napoletano. A Rignano la fondazione della cappella si riallaccia al sentimento religioso popolare che esplose ancor prima della ricordata concessione, se è vero come è vero quanto narra lo storico Pompeo Sarnelli, che accenna alla nascita della chiesetta e di un presunto alloggiamento da parte dei Frati Domenicani, facendola risalire ai primi anni del 1500. Questi, secondo il dire del Sarnelli resistettero per 25 anni, dopo di che sarebbero stati costretti ad abbandonare il tutto, a causa della “povertà” degli abitanti. Comunque sia, nel 1655 si fa parola di un certo Leonardo Ceccase sepolto a San Rocco. Così pure, nel 1712, di un certo p. Giuseppe Fioretti “eremita” presso la medesima cappella. La Chiesa, già oratorio fuori del paese, parimenti a quello di Santa Croce, poste sul lato sud – est, appartenne alla congregazione di carità, che un tempo amministrava i suoi beni e prima ancora dal cappellano, come si evince da una platea del 1763. Nel 1894 il fabbricato era in gran parte diruto; venne in parte demolito e ricostruito nel 1926, su iniziativa dell’attivissimo arciprete mons. Giovanni Draisci, con le oblazioni e concorso del popolo. Per la realizzazione dell’altare in marmo, vi contribuirono, come si legge in una lapide a ricordo, solo i rignanesi in essa citati, emigrati in America. Il 17 giugno del 1930 fu consacrata da Monsignore Macchi, arcivescovo di Manfredonia. In conseguenza del Concordato del ’29, l’amministrazione della struttura unitamente alla cappella della Madonna di Cristo, ritenute “opere pie” fu affidata prima all’ECA (Ente Comunale Assistenza) e dopo il suo scioglimento direttamente al Comune, che lasciò l’oneroso incarico negli anni ’80 alle cure del potere ecclesiastico. Il culto per San Rocco è molto avvertito dai rignanesi. Un tempo, il 16 agosto, oltre al rito religioso e all’immancabile processione, con tanto di banda e fuochi d’artificio, si svolgeva anche la fiera degli animali. Fino ad alcuni decenni fa nelle vicinanze della chiesa c’era una croce di ferro ben recintata, eretta nel 1907 dai Passionisti che predicarono nella Quaresima di quell’anno. Attualmente la stessa, seppure completamente disfatta dalla ruggine, si erge bene in vista sul un fianco della montagna lungo la via per Foggia. Così pure è stata chiusa la piscina alle spalle dell’abside, scavata nella roccia, per raccogliere le acque del tetto della chiesa e dissetare i rignanesi, quando non ancora c’era l’acquedotto.
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