Giuseppe Sampaolo, con la “sua” raccolta differenziata alimenta la propria arte
Scritto da Administrator Lunedì 26 Luglio 2010 09:33

L’amante dell’arte povera riceverà il premio “Rignanesi nel mondo”
di Antonio Del Vecchio
Rignano Garganico. Giuseppe Sampaolo nasce a Rignano Garganico il 5 gennaio 1954. Qui compie le scuole elementari e medie, facendosi notare subito dagli insegnanti come precoce talento nel disegno libero ed ornato, tanto da immortalare il suo impegno scolastico, dipingendo una parete della media, a quei tempi allogata al terzo piano del Palazzo di Don Ciccio De Majo.
Il tempo libero di questa età felice e ricca di fantasia lo divide tra gli affetti della famiglia e i giochi con i compagni. Non ha il tempo di proseguire la sua vita e gli studi superiori nella vicina San Marco in Lamis, perché all’improvviso nel 1968 è costretto a lasciare il paese e a seguire l’intera famiglia, trasferitasi per motivi di lavoro e sistemazione in quel di Milano. “Autodidatta da tempo, ma sempre con più costanza e assiduità ancora con tanta voglia di crescere. Segue un percorso artistico del tutto personale e induttivo, nato con la passione creativa, maturando piano piano e accogliendo da tutti , consigli utili facendone tesoro”. Lavora presso la fonderia d’arte MAF, di cui meglio si dirà. Rinuncia con convinzione all’Arte della scultura “comune e tradizionale anche se ne apprezza il suo valore. Interessato alla ricerca di svariati materiali di origine e forme diverse ma spesso oggetti metallici o ferrosi come scarti industriali o di uso comune, per recuperare, selezionare e assemblare, dando un risultato semplice e originale, un gioco giusto e armonico con un valore concettuale, gioia e stimolo creativo di continuità”. Sin dall’inizio è il lavoro a rendere libero il giovane Giuseppe e a sollecitare la sua fantasia, liberando la creatività innata che è in lui dalla coltre delle difficoltà quotidiane che incontrano a quei tempi centinaia e centinaia di famiglie del Sud nel tentativo di migliorare le proprie condizioni di vita e di inserirsi a pieno titolo nella loro seconda patria. Dopo una serie di brevi esperienze lavorative, ancora giovanissimo ha la fortuna, come accennato, di approdare presso la MAF, una storica fonderia assai congeniale alla sua inclinazione artistica. Qui impara tutti i segreti del mestiere, divenendo presto un apprezzato e raffinato cesellatore. L’azienda, trasferitasi nell'anno 2000 a Pioltello, come noto, scrive la sua storia centenaria nel centro della Milano Rinascimentale. “La fonderia d'arte originariamente creata dall'Ing. Lazzari intorno al 1870, viene portata avanti dai fonditori Menescardi, Austoni e Figini, quest'ultimo anche grande scultore. Dalle loro iniziali nasce la denominazione tutt'ora immutata di M.A.F. Quella della fusione artistica è una tradizione che la MAF persegue con rigore sulla scia delle vecchie Officine Milanesi come quelle del Manfredini, del Thomas e dello Strazza; tutte di alto livello e famose per la perfezione dei bronzi che ne scaturiscono, come ricorda Giuseppe Canelli nel volume Nuovo ritratto di Milano in riguardo alle belle arti pubblicato nel 1827”. La MAF è considerata dai docenti di storia dell'Arte di ieri e di oggi , una bottega rinascimentale della migliore tradizione artigiana, e nel corso delle ricerche artistiche da sempre è meta privilegiata di visite e di esperienze indirette da parte degli studenti dell'Università Statale, dell'Accademia di Brera, dei Licei artistici e delle scuole medie ed elementari. In particolare per l'Accademia di Brera è tuttora allestita un'aula dedicata in fonderia, per dar modo agli allievi di seguire i vari processi che portano alla realizzazione di una scultura in bronzo, che il nostro cesellatore conosce a menadito. Prima del suo definitivo trasferimento nell’Hinterland, la MAF è attiva in via Soperga a pochi passi dalla Stazione Centrale, dove c'è ancora la vecchia fonderia, nella quale sono passati a fondere i loro bronzi gli scultori che hanno segnato con le loro opere tappe importanti nella storia dell'arte, da Grandi a Bazzaro, Pancera, a Medardo Rosso, ad Arturo Martini, a Broggini, a Marino Marini, a Manzù, Messina, Minguzzi e ancora Paolini, Ferreri Wildt, Manfrini, Somaini, Scalvini, Fabbri, Cassinari, Sassu, Ciminaghi, Bodini, Vicentini, Ghinzani, senza tener conto di quelli stranieri. E’ in questa fonderia che nascono capolavori, come le porte di Manzù, i partigiani e i bambini straziati di Agenore Fabbri, i Papi di Bodini e le sue colombe, le striature di terra e i paesaggi campestri di Ghinzani. E’ questo luogo che il nostro Sampaolo ha la fortuna di crescere, conoscere e collaborare con alcuni di questi grandi artisti contemporanei, a cominciare dallo stesso Manzù, ricevendone puntualmente stima ed apprezzamento per il suo apporto di preciso rifinitore. Oggi la fonderia prosegue la sua attività, in Pioltello, aprendo le porte anche a chi è appassionato o semplicemente curioso di conoscere la scultura e un modo di lavorare tramandato da oltre 130 anni. Ma Sampaolo non si occupa solo di lavoro altrui, ma come può durante il tempo libero manda avanti le proprie invenzioni, come dimostra la sua voluminosa produzione che abbraccia tutto il mondo figurativo. Si affaccia al grosso pubblico nel 1983, partecipando nella sua città natale alla prima estemporanea di pittura indetta dalla Pro Loco, allora diretta dal Prof. Giulio Stilla e dalla pittrice e critica d’arte, Maria Rosaria Del Re, ottenendo un lusinghiero successo. Da allora, anno dopo anno, sino al 2009, si ripete, partecipando - con le sue creazioni di vario genere, in particolare composizioni post- industriale e di era consumistica, cioè fatte di materiale di scarto e di uso e getta, da lui recuperate e rese belle dal suo straordinario modus e genio artistico - ad innumerevoli mostre personali e collettive, quasi tutte allestite in terra lombarda, dentro o nelle vicinanze del Capoluogo, conquistando quasi sempre premi e riconoscimenti di prima grandezza. Ogni tappa di tale percorso è registrata nel suo ricco e sempre aggiornato “curriculum”, spesso contraddistinto non tanto dal dato cronologico quanto dal significativo e originale tema – denominazione creato sul momento, come d’altronde accade nell’arte, quella vera, che accomuna ed interpreta l’umanità e il mondo nel suo eterno divenire. Ed è tutto. Ad Majora!
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