Rignanesi sul web
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LA MASSIMA
Non sempre si resta incudine, spesso si torna martelli. Lo dico a quegli stolti che usano le minacce invece delle parole! Chi scrive lo fa perché crede in questa arte e non si tirerà mai indietro di fronte a qualsivoglia pressione di questo o di quello stolto (Nonna Papera) :-DCosa ne pensi di questo schifo? Diccelo su Facebook!
| Anche a Giovanni Scarale il premio “Don Angelo Gentile” |
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| Le news - Personaggi | |||
| Scritto da Administrator | |||
| Sabato 07 Agosto 2010 13:51 | |||
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di Antonio Del Vecchio RIGNANO GARGANICO. Legato al nostro paese da sempre, per motivi di affetto verso i suoi abitanti, dimostrato in ogni situazione, come quando fu determinante nel restauro del vecchio municipio o quando incise nell’apertura del Centro di riabilitazione”Padre Pio” e soprattutto per la sua onnipresenza in tutti gli eventi culturali che hanno interessato la nostra cittadina, da quelli più lontani negli anni a quelli più vicini, de “I Rignanesi nel Mondo”, al cui successo ha contribuito in modo determinanti con i suoi interventi orali e scritti. Un esempio su tutti il racconto - verità di Padre Marcuccio, emigrato sui generis, d’Australia, contenuto nella seconda edizione del libro “E così ho lasciato la mia terra…” storie di vite di emigrati garganici. Sicuramente avrebbe partecipato alla manifestazione anche quest’anno, se il destino non ce l’avesse strappato proprio quando egli poteva dare ancora tanto per tenere alto nel mondo Rignano e il Gargano. Ecco il perché del conferimento del premio “Don Angelo Gentile” alla sua memoria. Tanto per ricordare, riportiamo volentieri uno scritto apparso su questa testata all’indomani della sua improvvisa scomparsa. “Dopo una corsa in quel di Bari per le cure del caso, si è spento all’improvviso lo scrittore e poeta Giovanni Scarale (classe 1933) di San Giovanni Rotondo, meglio noto nel mondo religioso e culturale come il “poeta di Padre Pio” per antonomasia. Con lui se ne va una delle voci poetiche più sincere ed espressive della Puglia e del Mezzogiorno. La città del Santo e tutto il Promontorio lo piangono e ne avvertono il grande “vuoto” che lascia non solo tra gli addetti ai lavori, ma nell’intera comunità. E questo perché Giovanni era non il solito docente e intellettuale altezzoso, ma un uomo semplice, cui piaceva non tanto la lezione ex-cattedra, quanto il contatto diretto con la gente, a prescindere dal loro stato sociale e importanza. Anzi, si trovava a suo agio quando riusciva a colloquiare e a farsi intendere anche dalla parte dei più derelitti. Era un letterato ancora attivo e proficuo: bastava un accenno per muovere la sua inesauribile fantasia e creatività. Insomma, aveva la penna facile e comunicativa. Da qui la sua molteplice e variegata attività letteraria. Egli riusciva a fare storia o cronaca con le sue ‘poesie’, sempre puntuali e ispirate su questo o quell’altro piccolo o grande evento della vita quotidiana. A lui piaceva il dialetto, la lingua madre che più di altre permette di interpretare e di tradurre le emozioni. Ma non si negò mai all’italiano, sia in termini di traduzioni azzeccate e centellinate che di componimenti a sé stanti, di cui si dirà. Come pure, non si negò al genere saggistico, al racconto veristico e forse anche al romanzo. Ma di questo si saprà. Comunque sia, ecco i tratti salienti della sua vita operosa. Ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza alla scuola di Padre Pio, i cui insegnamenti hanno profondamente inciso sulla sua formazione culturale e umana. Dopo la laurea in lettere ha viaggiato molto in Italia e all’estero, riportando un’esperienza fervida d’interessi socio- culturali. Collaboratore d’importanti case editrici, tra cui la Mondadori, ha pubblicato molte raccolte di poesie in dialetto garganico (Sciure de roccia, La Tarra mia, Sotta l’ulme, La voria, A mosse a mosse Zinnannà, ecc.). E in lingua (Anche l’Olona è un fiume, Cantico tunisino, Ora Padre Pio è in noi, un Canto lungo venticinque anni, ecc.). Ha realizzato testi in prosa, come Non tornarono, Fra Daniele Natale, Padre Pio nel cuore, Padre Marcuccio, ecc. Ha diretto e redatto per oltre un decennio il periodico Gli handicappati di Padre Pio, prezioso per la conoscenza della vita dello Stimmatizzato e la trentennale attività dei Cappuccini a favore dei disabili motori e della vista. Ultimamente aveva in cura la redazione dello Sperone. Chi scrive, l’altra sera, di rientro da Milano, ha avuto la fortuna di sentire telefonicamente Giovanni, che ha chiesto notizie sulle elezioni regionali (Lui ha sempre votato nel Capoluogo lombardo per motivi di residenza anagrafica). Poi il discorso è scivolato altrove. Si è parlato di Francesco Granatiero, poeta dialettale garganico, di Pasquale Soccio, di Michele Coco e di tanti altri amici comuni che hanno lasciato tracce indelebili nella letteratura. Si è passato poi alla grande Statua di San Pio a Rignano, da lui condivisa pienamente. L’ha fatto con una punta di amarezza, perché desiderava, essere coinvolto maggiormente, al fine di dare il suo valido e indicativo contributo, in termini d’idee e di scritti, così come ha fatto in occasione della trascrizione delle due lettere ‘inedite’ contenute nel libro “Padre Pio e Frignano” di recente pubblicazione. Siamo andati a visitare il suo feretro nella sua bella e ombreggiata casa di Pozzocavo. Ci siamo stretti alla famiglia affranta: la moglie Giuseppina, i figli Teresa, Antonio e Maria Giovanna. Per alcuni minuti ho ricordato a uno a uno tutti i nostri incontri e i temi delle conversazioni con lui avute, di solito sotto il porticato, e in cuor mio ho pianto, avvertendo di lui ovunque il palpito vitale e la sua voce calda e suadente che mi rintrona ancora nelle orecchie. Una folla di gente di ogni ceto ed età ha seguito con viva commozione i suoi funerali celebrati nella chiesa matrice di San Leonardo. Addio Giovanni, riposi in pace in quel "cantuccio" al Cimitero della tua materna terra, mentre il tuo spirito esulti Lassù, sempre pronto a tessere le lodi dell’Altissimo, assieme al Santo che tanto hai venerato in terra con la tua poesia”. A ritirare il premio – riconoscimento saranno i familiari stretti dello scomparso.
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| L'ADDIO ALL'ULTIMO CAMPANARO |
| RIGNANO GARGANICO. Addio all'ultimo campanaro. Tutta Rignano Garganico per l'estremo saluto ad Antonio Vigilante. Tonino se n’è andato in punta di piedi sognando di suonare per l’ultima volta le campane della Chiesa Matrice di Rignano Garganico. A salutarlo anche la "Banda di Rignano", di cui faceva parte (suonava la grancassa), formata dal sindaco Antonio Gisolfi (rullante) e dai fisarmonicisti Graziano Facciorusso e Pierino De Angelis. |
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PER AVER PORTATO IN ALTO IL NOME DI RIGNANO E DEL GARGANO NEL MONDO




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