Il fenomeno delle streghe di Rignano Garganico (le Mascjare) è radicato in una tradizione mitica e culturale che fonde elementi di storia, religione, folklore e ritualità pagana. Rignano Garganico, come altri luoghi del Gargano, è stato visto come un punto nevralgico per la presenza di streghe e figure legate alle forze ctonie, ovvero quelle entità che rappresentano l’oscurità, la morte e la rinascita.
Le streghe nel contesto mitico e religioso.
Le streghe, come concetto mitologico, erano spesso viste come l’opposto delle fate, legate alla primavera e alla terra, mentre le streghe rappresentavano l’inverno e l’inferno, il periodo di morte e preparazione per la rinascita. Erano le custodi della magia nera, ma anche della magia curativa, spesso associate alle piante e alle erbe.
Nell’immaginario collettivo, le streghe si celavano nelle forme animali, come quella di una gatta nera, simbolo di mistero e potere. In alcune tradizioni, si raccontava che le streghe dovevano recarsi sotto il Noce di Benevento per celebrare rituali in onore di Diana, la regina delle streghe, un altro aspetto di queste figure mitologiche legate alla Luna e ai cicli della natura.
Rignano Garganico e le sue streghe
Rignano Garganico è uno dei luoghi leggendari in cui le streghe erano ritenute dimorare. Secondo le storie locali, queste streghe si radunavano in un arco naturale a Lama Secca (La Lamia invernale), un luogo che rappresentava il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Le streghe di Rignano erano descritte come tre donne di aspetto diverso: una bionda, una scura e una rossa, che cantavano e ridevano in modo sinistro, compiendo rituali che includevano il rapimento dei neonati per “affiliarli” alla loro “tribù” e passandoli attraverso il fuoco.
Le streghe come custodi di cicli vitali.
Nonostante la visione distorta che il Cristianesimo ha diffuso, dipingendo le streghe come incarnazioni del male, queste figure rappresentavano in realtà il ciclo della vita e della morte, essenziale per il rinnovamento della natura. La morte non era vista come fine, ma come preparazione per la rinascita: un concetto che si riflette nei cicli agricoli, nei quali la morte delle piante (seme) era seguita dalla loro rinascita. Le streghe erano simbolo di questa forza vitale nascosta, che lavorava in sintonia con le forze della terra e della natura.
Il legame con la divinità di Rignano Garganico.
Una particolare divinità associata alla regione era Anu, una figura della mitologia mesopotamica, il cui dominio si estendeva fino alla Daunia. Anu, come divinità della creazione e della morte, simboleggiava il ciclo eterno della vita. La religiosità pagana delle streghe era quindi intrinsecamente legata a un universo ctonio, che riconosceva l’importanza della morte come parte di un ciclo vitale continuo.
Diana e Bastet: le dee delle streghe.
Diana, la regina delle streghe, è una figura centrale in queste tradizioni. La sua visione duale, come divinità della luna, comprendeva le fasi della luna crescente (vergine), della luna piena (madre) e della luna nera (crone). Questo ciclo femminile trovava paralleli anche in Bastet, la dea egizia della protezione e dell’amore, spesso associata alla figura della gatta nera, che nel folklore è diventata simbolo di malocchio e sfortuna.
Il folklore e la storia.
Le streghe di Rignano non sono semplicemente figure di folklore, ma rappresentano antiche tradizioni religiose e culturali che si collegano alle radici precristiane della nostra storia. La stregoneria nel Gargano era spesso una manifestazione di una religiosità che si radicava nei cicli naturali e nelle credenze che vedevano la morte come una fase di preparazione alla vita, un concetto che si ritrova in molte civiltà antiche.
Rignano Garganico, quindi, non era solo un luogo misterioso, ma un epicentro di tradizioni che mescolavano mitologia, ritualità e storie legate al mistero della vita e della morte, e alle figure femminili che custodivano questo segreto.
Storie di Mascjare e Mascjarije.
Tratto da Lupi Mannari, Streghe e Fantasmi del Gargano di Angelo Del Vecchio.
Tra le tante vicende della tradizione popolare rignanese, c’è pure quella delle “streghe di Natale”. Si tratta delle cosiddette “mascjiàrë” (fattucchiere), capaci di preparare pozioni miracolose e guarire con semplici imposizioni di mani dai mali più comuni, come l’emicrania, il mal di pancia e “l’affascënaturë” (il malocchio).
Di “streghe” rignanesi se ne contano negli anni a centinaia e alcune (o alcuni) sono tuttora in attività. Quella della “mascjiàrë” è una vicenda che si tramanda da secoli in tutto il meridione italico, dove “fattucchiere” buone si mischiano facilmente a “maghe” perfide e senza scrupoli.
A Rignano, dicevamo, se ne conoscono in tante (o in tanti) e in molti si rivolgono quotidianamente a loro per togliere il malocchio. Maschi e femmine, senza distinzione di casta sociale o di età, possono imparare questa antica tradizione “guaritoria”.
L’unico giorno per diventare aspiranti “mascjiarë”, tuttavia, è quello della notte di Natale, durante la quale le “maestre” o i “maestri” hanno licenza di insegnare ai propri “alunni” le tecniche magiche della guarigione o della “fattura”.
Su tale credenza, tuttavia, si conosce molto poco. Le “streghe di Natale”, amano pronunciare a bassa voce le formule magiche apprese chissà da chi il 24 dicembre di chissà quale anno. Ma noi siamo riusciti ugualmente a scoprirne alcune.
Vediamo quali e a cosa servono.
Per guarire dal mal di pancia ci si affida alle cure della “maga” o del “mago” di turno. La guaritrice o il guaritore inizia a massaggiare la parte dolorante. Lo fa per tre volte. Dopodiché inizia a pronunciare una quasi incomprensibile litania in dialetto rignanese: “Santë Martinë e dalla Francë mënimë, sënza niscjuna canusciénzë, sotto pagghjë e sopë saraméntë, fa passà stu dulòrë dë véntrë. Jommë bbunë ë fëmmënë ‘ngratë, dëlorë dë véntrë të sja passatë” (San Martino e dalla Francia veniamo, senza nessuna conoscenza, sotto la paglia e sopra i vitigni, fai passare questo dolore di ventre. Uomo buono e donna ingrata, dolore di ventre ti sia passato). La formuletta magica, in pratica, parla della storia di San Martino e di uno dei suoi miracoli.
Per il mal di testa la formula è leggermente più corta: “Dë tuttë li jornë vé Natalë, dë duménëchë vé Pasquë, dë ggiuvëdì vé I’Ascenzionë, minë forë stu malucchjë” (di tutti i giorni viene Natale, di domenica viene Pasqua, di giovedì è l’Ascensione, butta fuori questo malocchio).
Ovviamente, la fattucchiera o il fattucchiere di turno massaggia la fronte del malato, fino al termine del rituale.
Il più delle volte, ma solo nel caso della “affascënaturë”, si utilizza durante il rito una bacinella d’acqua, un bicchiere di olio d’oliva e una forbice in ferro.
La “strega di Natale” unge un dito nel bicchiere e inizia a toccare la fronte del malato. Dopodiché butta una goccia d’olio nella bacinella. Questo avviene per tre volte. Se l’olio si dilata in acqua. sicuramente si è sotto l’effetto del malocchio. Per cui si deve necessariamente proseguire col rito fino a cinque o sette gocce. Se alla settima goccia d’olio la “fatturë” rimane, si interviene con le forbici che, a quanto pare, hanno il potere di guarire da “lu malucchijë dë fèrrë” (il malocchio di ferro).
Strane storie? Tutte falsità? Sarà, intanto c’è chi ci crede e chi si appresterà anche quest’anno a diventare “strega di Natale”.

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
