L’agricoltura italiana è da anni in prima linea nella lotta per la sopravvivenza, schiacciata tra costi di produzione in aumento, burocrazia asfissiante e emergenze come la proliferazione incontrollata di cinghiali e lupi. Al centro di questa battaglia c’è il progetto Granaio Italia, uno strumento essenziale per garantire al grano italiano il giusto riconoscimento in termini di lavorazione esclusiva e prezzo equo. Tuttavia, il progetto è finito nel calderone delle proroghe, subendo continui rinvii che ne ritardano l’attivazione.

Lo ha riferito ieri sera a Rignano Garganico in sala consiliare il delegato locale della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA), Antonello Gentile, imprenditore nel campo agricolo. Con lui erano presenti in sala nel corso di una apposita riunione convocata dalla CIA anche il sindaco Luigi Di Fiore, gli imprenditori Antonio De Angelis e Nicola Gentile, il rappresentante della CIA di Capitanata Angelo Miano e il rappresentante della CIA regionale Nicola Cantatore.
Granaio Italia: una questione di dignità.
Il grano italiano – si è detto durante l’incontro, che è stato quasi del tutto disertato dagli agricoltori del posto forse perché organizzato in una giornata fortemente piovosa – è spesso utilizzato per “tagliare” quello di importazione, mentre sulle confezioni di pasta leggiamo la dicitura “grano 100% italiano”. Granaio Italia rappresenta una soluzione concreta per tutelare il valore del nostro grano, garantendo un reddito adeguato agli agricoltori. Senza questo strumento, il rischio è che il grano italiano perda ulteriormente terreno, con conseguenze disastrose per il settore.
Negli ultimi vent’anni, i costi di concimi, fitofarmaci e carburanti sono raddoppiati, mentre il prezzo dei prodotti agricoli è rimasto pressoché invariato. A questo si aggiunge l’aumento del costo della manodopera, giusto ma non sostenibile senza una legislazione adeguata. «I produttori non possono più lavorare in perdita, privandosi di ogni soddisfazione, sacrificando il tempo per le proprie famiglie e, alla fine, anche la propria dignità», denunciano gli agricoltori.
Cinghiali e lupi: un’emergenza fuori controllo.
La proliferazione di cinghiali e lupi è un altro problema sempre più grave. Delegare ai cacciatori il controllo di questa emergenza è una soluzione inefficace: operando solo nei fine settimana e non esclusivamente per il contenimento dei cinghiali, non possono gestire un problema di tale portata. Quando attaccati, i cinghiali si disperdono per decine di chilometri, aumentando il rischio per la viabilità e le colture.
«Forse, invece di istituire commissioni inutili – che tra l’altro costano –, sarebbe più efficace un intervento mirato, persino con l’impiego dell’esercito per un’operazione di controllo massiccia», suggeriscono gli agricoltori.
Furti e burocrazia: un doppio danno per gli agricoltori.
A Rignano, il comune più piccolo del Gargano, si registrano in media 15 furti di trattori e attrezzature agricole all’anno, senza contare quelli non denunciati. Il danno economico è enorme, ma il problema più grave è che spesso questi furti portano alla chiusura di aziende agricole.
A complicare la situazione c’è la burocrazia, che costringe gli agricoltori a perdere tempo prezioso tra uffici e pratiche. «Siamo vittime due volte: prima del furto e poi di un sistema che tutela più i criminali che noi», affermano i produttori. Tra flagranza di reato, risarcimenti in caso di colluttazione e altri vincoli, sembra che chi delinque abbia più garanzie di chi lavora onestamente.
La politica: tra promesse e inerzia.
A Bruxelles, il nuovo commissario per l’Agricoltura, Hansen, sembra voler puntare sulla sburocratizzazione e sulla reciprocità nelle importazioni. Un concetto fondamentale, soprattutto per garantire il rispetto degli standard di un’agricoltura sostenibile e sicura. Tuttavia, perché queste idee si traducano in cambiamenti concreti, è essenziale che i nostri rappresentanti siano competenti e capaci di far valere le nostre istanze.
«La politica continua a essere sorda, se non addirittura complice dei potenti, come le industrie della pasta, del pomodoro e quelle farmaceutiche», denunciano gli agricoltori. Per questo, si sta valutando di tornare in piazza più spesso, utilizzando lo strumento dello sciopero e delle manifestazioni per difendere i propri diritti.
Agriinsieme: fare gioco di squadra.
In questo contesto, è fondamentale fare gioco di squadra. Agriinsieme, una formula che ha già dimostrato di portare risultati concreti e tempestivi, rappresenta una strada da percorrere. Solo unendo le forze e rilanciando iniziative come questa, l’agricoltura italiana potrà sperare in un futuro migliore.

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
