Il Gargano e il borgo di Rignano Garganico sono luoghi dove la medicina popolare ha lasciato un’impronta profonda nella cultura e nell’immaginario collettivo. Tale sapere, prettamente orale e magico-simbolico, nasce dalla necessità di proteggersi e curarsi quando la medicina ufficiale era distante e poco accessibile.
Origini e contesto storico.
La medicina popolare era spesso l’unica risorsa per i ceti rurali del Gargano. Qui la malattia era interpretata come uno squilibrio non solo fisico, ma anche spirituale e sociale: ecco perché accanto ai rimedi a base di erbe (infusi, impacchi, tisane), si svilupparono narrazioni e pratiche magico-religiose destinate a restituire equilibrio alla persona e alla comunità.
Rimedi tradizionali e ruolo della religione.
Oltre alle erbe – raccolte secondo i cicli della luna e le stagioni – grande importanza avevano le formule verbali, spesso invocanti santi o la Madonna, e i gesti rituali. Si usavano oggetti benedetti, rosari, immagini sacre, ma persistevano anche segni e gesti antichi, antecedenti al cristianesimo.
L’affascinatura: il malocchio e la sua cura.
Uno degli aspetti più caratteristici della medicina popolare di Rignano e del Gargano è l’affascinature, ovvero il malocchio. Si trattava di un malessere causato – secondo la credenza popolare – da uno sguardo invidioso o malintenzionato, capace di portare sfortuna, debolezza e persino malattie inspiegabili.
Le affascinature venivano diagnosticate da donne esperte, a volte chiamate “magare” o “affascinatrici”, che riconoscevano i sintomi (mal di testa, apatia, insonnia, irritabilità) e procedevano a rito di scioglimento. Questi riti erano un mix di religiosità e antica magia popolare: si recitavano preghiere sussurrate in dialetto, si spezzava una goccia d’olio in un piatto d’acqua (osservandone i movimenti per confermare la presenza del malocchio), si passavano oggetti benedetti sul corpo dell’affascinato, o si segnavano croci sulla fronte.
L’efficacia era un fatto di fede, di fiducia nella tradizione e nel ruolo sociale della guaritrici. L’aspetto centrale era la comunità: l’affascinatura si curava sempre in presenza di testimoni, spesso con la partecipazione di più donne del villaggio in un’atmosfera di riconciliazione e sollievo collettivo.
Le figure della tradizione.
Oltre alle “affascinatrici”, il panorama tradizionale era popolato da “fattucchiere”, “mascjare” e “scioglimagli” – ciascuno con compiti distinti ma collegati dallo stesso filo di sapienza popolare. I loro riti e racconti ancora oggi sono recuperati nei detti, nei proverbi e nel patrimonio orale di Rignano Garganico, rappresentando un ponte tra passato e presente.
L’eredità della medicina popolare
Oggi l’affascinatura e la medicina popolare sono diventate oggetto di riscoperta storica e identitaria. I rimedi tradizionali sono valorizzati anche per le loro proprietà officinali, mentre l’aspetto simbolico e comunitario viene studiato come espressione della resilienza e coesione culturale del territorio.
L’affascinatura rappresenta una delle più vive ed evocative testimonianze della medicina popolare rignanese: un intreccio di magia, fede, solidarietà e profonda umanità. La sua eredità continua a vivere nella memoria collettiva, nei proverbi, nei racconti e nei riti che collegano le nuove generazioni alle radici più antiche della propria comunità.

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
