RIGNANO GARGANICO – C’è un’Italia che scivola via dalle mappe del potere centrale, un’Italia fatta di borghi millenari che, oltre alla lotta contro lo spopolamento, devono ora affrontare il “declassamento” burocratico. Il caso di Rignano Garganico, il comune più piccolo del Parco Nazionale del Gargano, è emblematico: una comunità laboriosa che vanta 500.000 anni di storia (custoditi nell’inestimabile sito di Grotta Paglicci) ma che oggi si ritrova privata dello status di Ente Montano.
Cosa significa questo declassamento voluto dalle recenti politiche centrali? Non è solo un cambio di etichetta, ma un colpo letale ai servizi e all’economia di prossimità.
Il passaggio da comune montano a “parzialmente montano” o non montano innesca un effetto domino che colpisce cittadini, agricoltori e imprese.
Ecco i pilastri che vengono meno:
1. La mazzata fiscale sull’Agricoltura.
Per un borgo che vive di terra, la possibile perdita dell’esenzione IMU agricola totale è un dramma per chi affitta i terreni e non li gestisce direttamente. Se prima i terreni agricoli erano esenti in quanto montani, oggi l’agevolazione resta solo per i coltivatori diretti professionali. I piccoli proprietari, che spesso mantengono gli uliveti e i pascoli per tradizione e presidio del territorio, si ritrovano a pagare tasse su terreni che rendono poco. Il risultato? L’abbandono delle terre, che accelera il dissesto idrogeologico.
2. Addio ai fondi speciali (FOSMIT e Aree Interne).
I comuni montani hanno accesso prioritario al Fondo Nazionale per la Montagna (FOSMIT). Perdere questo status significa scivolare in fondo alle graduatorie dei bandi regionali e nazionali. Senza questi fondi, interventi su strade rurali, sentieristica e promozione turistica diventano impossibili per un bilancio comunale già asfittico.
3. La desertificazione dei servizi.
Rignano ha già perso l’autonomia scolastica e la banca. Il declassamento indebolisce la capacità del Comune di reclamare presidi sanitari (come il Servizio di Emergenza) e uffici postali. Senza il riconoscimento del “disagio orografico”, lo Stato applica logiche puramente numeriche: “siete in pochi, non meritate il servizio”.
I numeri sono impietosi: a fronte di oltre 1.700 residenti ufficiali, la realtà parla di circa 1.000 abitanti effettivi. Una comunità che si svuota dopo le 19:00, dove mancano ristoranti e banche.
Il declassamento dei piccoli comuni è una scelta politica che premia l’efficienza dei grandi centri a discapito della storia dei territori. Rignano Garganico ha un solo obbligo davanti a sé: lanciare un guanto di sfida al Governo Meloni, perché la dignità di un borgo non si misura solo con i parametri ISTAT, ma con la capacità di generare idee e innovazione partendo dalle proprie radici.
Il Balcone delle Puglie vuole tornare a guardare lontano. Ma per farlo, ha bisogno che lo Stato non chiuda le serrande. E che la Regione Puglia non faccia finta di nulla.

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
