A poco più di un anno dal ritorno alle urne, il clima politico nel “Balcone delle Puglie” inizia a scaldarsi. Ma a dettare l’agenda del dibattito non sono solo i programmi elettorali, bensì il cemento rimasto a metà. Tre grandi opere pubbliche, simboli di sviluppo e dignità sociale, restano ferme al palo, trasformandosi di fatto in una pesante eredità per chi siederà a Palazzo di Città dopo il 2027. Tante le segnalazioni giunte alla redazione di RignanoNews.com.
Con i lavori ormai congelati, la domanda sorge spontanea: quale futuro attende il comune più piccolo del Parco Nazionale del Gargano?
1. Il Museo di Grotta Paglicci: un tesoro sotto chiave.
È forse il paradosso più doloroso. Il Museo di Grotta Paglicci dovrebbe essere il fiore all’occhiello del turismo scientifico e culturale della Capitanata, custode di reperti paleolitici unici al mondo. Invece, nell’autunno del 2025, il cantiere si è interrotto bruscamente.

Quello che doveva essere un volano economico per i giovani del borgo è oggi un edificio silenzioso, intrappolato in un binario morto burocratico o operativo che non sembra avere una via d’uscita immediata entro l’anno.
2. Ex-Centro Padre Pio: tra intemperie e degrado.
Non va meglio sul fronte dei servizi alla persona. L’ex Centro di Riabilitazione Padre Pio, destinato a diventare un polo socio-sanitario e di accoglienza, è oggi una ferita aperta nel tessuto urbano.

- Il progetto: un centro polifunzionale per rispondere alla domanda di salute del territorio.
- La realtà: mura lasciate in balia degli agenti atmosferici.
Curiosamente, pare che il destino di quest’opera sia legato a doppio filo a quello del Museo: la ditta incaricata sembrerebbe essere la stessa, un dettaglio che solleva interrogativi sulla gestione degli appalti e sulla capacità di monitoraggio dell’attuale amministrazione.
3. I servizi cimiteriali: il rispetto negato.
Infine, c’è il tema della dignità dei defunti e del conforto per i cittadini. L’allargamento del cimitero, la messa in sicurezza della Chiesa Cimiteriale (da tempo pericolante) e la realizzazione di nuovi loculi sono fermi. In un piccolo centro, dove il legame con le proprie radici è fortissimo, l’immobilismo su questo fronte è percepito come una mancanza di rispetto verso la comunità. Eppure c’è un importante progetto presentato tempo fa dall’architetto Gianni Fiore mai tenuto in considerazione dalla Pubblica Amministrazione.


Una campagna elettorale in salita.
È ormai utopico pensare che queste opere possano essere completate entro la fine del 2026. La “palla”, dunque, passa inevitabilmente alla prossima amministrazione.
Le opposizioni e i nuovi movimenti civici hanno già iniziato a scaldare i motori, pronti a trasformare i cantieri fantasma nel principale atto d’accusa contro la giunta uscente. Chiunque si candiderà alla carica di Sindaco dovrà spiegare non solo come intende reperire i fondi o sbloccare i contratti, ma come intende restituire fiducia a una cittadinanza stanca di vedere il proprio patrimonio lasciato all’abbandono.
Ma ci sono anche altre aree da riqualificare, come la Croce o la Dolina Centopozzi. Come pure da completare, come l’Asilo Nido, alcune strade e alcuni ponti in campagna.
Rignano Garganico si trova davanti a un bivio: restare il paese delle “grandi incompiute” o trasformare queste crisi in un’opportunità di rinascita. La partita per il 2027 è appena iniziata.

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
