Anziano solo
C’è un silenzio, a Rignano Garganico, che non è fatto solo di assenza di rumore. È un silenzio denso, che sa di pietra scaldata dal sole e di vento che risale dal Tavoliere. Ieri, mentre la Ripa si affacciava sull’infinito come un balcone sospeso nel tempo, ho vissuto un incontro che mi ha lasciato dentro un’amarezza difficile da scrollare via.
Ero in auto. Accanto a me mio figlio dormiva il sonno sereno di chi ha ancora tutto il futuro davanti. Poi l’ho visto: un signore anziano, una figura che conosco da sempre, un volto che è parte del paesaggio stesso di questo borgo. Era lì, solo, e le sue labbra si muovevano in un sussurro continuo, un dialogo serrato con un interlocutore invisibile.
«Parlo con chi non c’è più».
Mi sono avvicinato con la cautela che si deve al sacro e alla fragilità. «Hai bisogno di aiuto? Ho visto che parlavi da solo…», gli ho chiesto sottovoce.
Lui si è voltato e mi ha regalato un sorriso di una dolcezza disarmante, uno di quei sorrisi che solo chi ha visto passare quasi un secolo può possedere. «Tutti i miei amici sono morti», mi ha risposto con una semplicità che ha gelato l’aria. «Sono rimasto tra i più vecchi del paese. Non so più con chi parlare, e allora mi rifugio nei ricordi. Immagino storie di altri tempi, perché qui, oggi, non c’è più nessuno».
Le sue parole non erano una lamentela, ma una lucida analisi di un deserto sociale. In un borgo che invecchia, se non ami il mormorio dei tavoli da gioco, la cura della terra o l’oblio dell’alcol, resti un’isola. Non ci sono strutture, non ci sono luoghi di aggregazione che sappiano nutrire la mente e l’anima di chi ha ancora voglia di sentirsi vivo, nonostante gli anni.
La solitudine del Borgo.
«Oggi, se cadi sulla Ripa, ti trovano tra un anno», ha aggiunto guardando il vuoto delle strade che una volta brulicavano di vita. E in quel momento, ho visto attraverso i suoi occhi la Rignano che fu: il vociare dei bambini, il profumo del pane che usciva dai forni, le piazze che erano il cuore pulsante di una fratellanza che oggi sembra un mito lontano.
Oggi la Ripa è bellissima, ma è una bellezza solitaria. Ci chiudiamo nei nostri mondi, nei nostri ricordi, perché la realtà fuori offre troppo poco a chi ha i capelli bianchi e una storia da raccontare.
Me ne sono andato con un groviglio nel petto. Ho guardato mio figlio che ancora dormiva e ho sperato che, quando sarà grande, non debba mai trovarsi a parlare con le ombre per non sentirsi solo. Rignano non deve essere solo un panorama mozzafiato; deve tornare a essere una comunità che non lascia indietro i suoi “guardiani”, quelli che portano in tasca la nostra storia e che, oggi, si sentono invisibili tra le pietre del loro stesso borgo.

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
