Nel cuore del Gargano occidentale, un patrimonio artistico poco conosciuto rivela la ricchezza culturale di uno dei borghi più suggestivi della Capitanata.
Quando si parla di Rignano Garganico, il pensiero corre inevitabilmente alla celebre Grotta Paglicci, uno dei più importanti siti preistorici d’Europa. Eppure il piccolo comune garganico, affacciato come un balcone naturale sulla pianura pugliese, custodisce un patrimonio artistico e religioso di straordinario interesse, ancora poco conosciuto e raramente valorizzato.
A riportare l’attenzione su questa eredità culturale è stato lo storico dell’arte Giovanni Boraccesi nel suo studio “Un contributo per l’arte in Capitanata: gli argenti, e non solo, della parrocchiale di Rignano Garganico”, pubblicato negli Atti del XXIX Convegno Nazionale sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia.
La Chiesa Madre, scrigno di arte e spiritualità.
La Chiesa di Santa Maria Assunta rappresenta il principale monumento religioso del paese. Sebbene l’esterno sia stato modificato nel corso dei secoli, l’interno conserva elementi architettonici di grande pregio che testimoniano una storia lunga e complessa.
L’edificio presenta tre navate scandite da colonne cilindriche e archi a sesto acuto, con caratteristiche che richiamano il tardo gotico pugliese. Gli studiosi ritengono che la struttura attuale sia il risultato di una ricostruzione avvenuta tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, probabilmente dopo il devastante terremoto del 1456 che colpì gran parte dell’Italia meridionale.
Tra le testimonianze più antiche emergono frammenti di affreschi medievali recentemente riemersi sotto gli intonaci. Particolarmente interessante è la figura di una Santa databile alla seconda metà del XIII secolo, che presenta evidenti influenze della tradizione bizantina e mostra sorprendenti affinità con altre opere presenti sul Gargano e nell’area del Vulture.
La misteriosa Madonna di Cristo.
Tra le opere più preziose conservate nella parrocchiale figura la Madonna di Cristo, proveniente dall’omonima chiesa rurale situata lungo uno degli antichi percorsi che conducevano i pellegrini verso il Santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo.
Secondo Boraccesi, la scultura potrebbe risalire addirittura tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo. Si tratterebbe quindi di una delle più antiche testimonianze della scultura lignea mariana presenti in Capitanata.
L’opera, pur alterata da ridipinture e interventi successivi, conserva ancora oggi un notevole valore storico e artistico e meriterebbe un accurato restauro che possa riportarne alla luce le caratteristiche originarie.
Gli argenti sacri: un patrimonio straordinario.
Il nucleo centrale dello studio riguarda il patrimonio argentario della Chiesa Madre, composto da tredici manufatti realizzati tra la fine del XVI e l’inizio del XX secolo.
Si tratta prevalentemente di opere provenienti da prestigiose botteghe napoletane, che testimoniano i rapporti culturali ed economici esistenti tra il piccolo centro garganico e la capitale del Regno di Napoli.
Tra gli esemplari più antichi spicca una raffinata scatola per le ostie databile tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Seguono diversi calici seicenteschi caratterizzati da eleganti decorazioni vegetali e simboli della Passione di Cristo.
Particolarmente suggestivi sono gli ostensori settecenteschi, realizzati durante la stagione barocca, quando anche la Chiesa di Santa Maria Assunta venne interessata da importanti interventi di rinnovamento artistico. Le loro ricche decorazioni, i raggi dorati, gli angeli e i simboli eucaristici rappresentano un perfetto esempio dell’arte sacra napoletana del XVIII secolo.
Le opere di Gabriele Sisino.
Tra gli argentieri identificati dallo studioso emerge il nome di Gabriele Sisino, uno dei più importanti maestri orafi napoletani dell’Ottocento.
Alla sua bottega è attribuito un magnifico ostensorio realizzato tra il 1839 e il 1850, caratterizzato da una raffinata fusione di elementi neoclassici e barocchi. L’opera conferma il prestigio artistico raggiunto dalla parrocchia rignanese e la volontà della comunità locale di dotarsi di arredi liturgici di alto livello.
Le opere di Sisino sono oggi conservate in numerose chiese e musei della Puglia, a testimonianza della grande diffusione della sua produzione artistica.
Un patrimonio da riscoprire.
Lo studio di Boraccesi dimostra come anche i piccoli centri della Capitanata possano custodire tesori di notevole valore storico, artistico e religioso.
Rignano Garganico non è soltanto il paese della Grotta Paglicci o il “Balcone delle Puglie”. È anche un luogo dove l’arte sacra racconta secoli di devozione, di committenze nobiliari, di maestranze specializzate e di relazioni culturali che hanno attraversato il Mediterraneo.
La Chiesa Madre di Santa Maria Assunta, con le sue architetture medievali, le sue sculture lignee e il suo prezioso patrimonio di argenti, rappresenta un capitolo ancora poco esplorato della storia artistica del Gargano. Un patrimonio che merita di essere studiato, restaurato e valorizzato affinché possa diventare parte integrante dell’offerta culturale e turistica del territorio.
Perché spesso i tesori più preziosi non si trovano nei grandi musei o nelle città d’arte più famose, ma nei piccoli borghi che hanno saputo custodire la propria memoria attraverso i secoli.
Fonti principali: Giovanni Boraccesi, Un contributo per l’arte in Capitanata: gli argenti, e non solo, della parrocchiale di Rignano Garganico, negli Atti del XXIX Convegno Nazionale sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia (San Severo, 2008).

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
