Riguardo agli Ucraini, si ripete pari pari quanto già accaduto per Albanesi, a Rignano Garganico, paese ospitale da sempre, con e senza guerre.

Chi non ricorda lo sbarco di migliaia e migliaia di essi sulle nostre coste nel 1991? Accadde ai primi di marzo, come oggi, fuggendo dal ormai disfatto regime sovietico e dalle guerre intestine per la democrazia e la libertà.

Anche allora a muoversi per prima fu la Chiesa, in virtù del suo credo e dell’innata accoglienza dei suoi credenti e devoti. Dopo qualche giorno qui ne vennero la prima decina. Alcuni , ospitati in parrocchia, altri da una famiglia facoltosa e timorata di Dio, come i Del Re del Palazzo Baronale, privi di prole. Qui ad essere accolti furono due giovanissimi, fratello e sorella. Fu un amore a prima vista di cui presto e meglio si dirà. Il resto fu ospitato in parrocchia, allora retta da don Pasquale e poi da don Fabrizio.

La prima sera, credo una cinquina, tutti giovani, furono ospiti a cena a casa di chi scrive. Alla fine del pranzo, ricordo bene, mia moglie volle onorarsi come si deve. Perciò , pensò bene di portare a tavola dopo il dolce due bottiglie di prosecco. Ritenne che fossero ospiti graditi, pertanto non dimenticò di prelevare dalla dispensa gli apri-bottiglie d’argento, a malincuore guardati a vista dal prete. Ma della gaffe ci accorgemmo dopo. Le sere successive, le cene a base di pizza, furono servite in mansarda.

Nel giro di poco tempo, con l’aiuto e la solidarietà che distingue ogni rignanese, gli stessi trovarono subito lavoro, come apprendisti metalmeccanici ed altro e misero casa a sè. Per i due ospiti in casa Del Re fu un vero e proprio amore a prima vista, tant’è che a un certo punto si parlò anche di cittadinanza e adozione. Una soluzione che, per questione burocratica che non stiamo qui a raccontare, non arriverà mai, fino a quando i due andarono via, trovando lavoro e mettendo famiglia altrove.

Si trattò di alcuni anni e ci fu un viavai tra ospiti, ospitanti e famiglie con la patria d’origine, l’Albania. Una volta capitò che uno zio dei due giovani fosse colto da tumore e bisognoso di un urgente intervento. Se ne interessò in prima persona l’on. Nicandro Marinacci, non meno religioso e generoso della famiglia ospitante.

Quest’ultimo non appena gli fu illustrato il caso, a spese sue con un volo aereo si precipitò a prelevare il malcapitato a Tirana, assicurando il suo ricovero a Casa Sollievo della Sofferenza, dove l’ammalato fu operato d’urgenza ed ebbe salva la vita.

Che dire, poi, del famoso ghetto della gente di colore in pianura?. Il paese, volente – nolente, fu costretto a dargli il nome di Rignano, nonostante giuridicamente situato in territorio comunale di San Severo. Nome, quest’ultimo, che, nonostante smentite provenienti da dritta e da manca, porta ancora.

L’ospitalità dei rignanesi nei confronti dei forestieri è sacrosanta sin dal lontano passato. Ne parla e vanta in tutti i suoi scritti persino lo storico per antonomasia quale fu Padre Doroteo Forte, francescano illustre, che conosce i più reconditi segreti di questa realtà.

Infine, c’è il gentil sesso, che nei sentimenti e nell’ arte dell’amore pare che preferiscano i forestieri e, pertanto, non si contano i matrimoni misti in ogni epoca.

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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