Dopo le varie ipotesi rilevate da fonti non scritte o da ipotesi interpretative circa l’origine – nascita di Rignano Garganico, eccovi ora le prime date certe e documentate, tutte riferite ai primi decenni dell’anno mille, ossia in epoca bizantino – normanna. Periodo, ampiamente trattato nel libro: “Rignano Garganico tra pietre e segni della storia, a cura di chi scrive ed edito dalla Regione Puglia, 1 e. 1999 e 2 e. 2009. Volumi, quest’ultimi, ormai del tutto esauriti e ritenuti necessari per l’acculturazione delle future generazioni.

Da qui l’appello a chi di dovere, di rifinanziare e sostenere ogni iniziativa al riguardo, senza inutili ed inopportuni doppioni, così come si è fatto per Grotta Paglicci. Il primo documento certo dell’esistenza del paese è costituito dal diploma del Catapano Cristoforo (rappresentante – amministratore in nome e per conto dell’imperatore d’oriente in zona) del 1029.

É in questo documento che il paese viene citato per nome la prima volta. Lo è a proposito di confini del territorio posseduto dall’abbazia benedettina di San Giovanni in Lamis (odierna San Matteo), retta dall’abate Poto. In esso si legge di preciso: “…a monte Guardiae Riniani…”, che tradotto in italiano, vuol dire “…dal monte della guardia di Rignano …” cioè dal monte di Rignano che è la guardia, in riferimento alla sua posizione dominante sulla pianura sottostante (Tavoliere) o meglio alla sua funzione difensiva e di vedetta.

Tale conferma è data dalla presenza della Torre baronale, di stile prettamente bizantino, nata sicuramente prima del castello normanno, allorché la torre costituiva l’unico mezzo di difesa. C’è poi l’esistenza accertata lungo la Pedegarganica (Ciccalento) di una chiesa dedicata a San Giorgio, santo protettore , unitamente a San Michele, dell’esercito bizantino.

Negli altri diplomi precedenti ( il primo del 1006 e l’altro del 1008), sempre riferiti ai confini del predetto territorio di San Giovanni in Lamis, il nome è sottinteso. Si parla, infatti, di Monte Condizzi, con l’aggiunta vicino a Rignano, così pure in altri tre diplomi similari.

C’è poi il “mistero” (o meglio equivoco) del presunto asservimento del paese all’insediamento benedettino di Santa Trinità in Monte Sacro (Mattinata), ignorato da due storici scrupolosi come Padre Doroteo Forte nel suo v. “Rignano Garganico”, 1984 e messo in dubbio da Francesco Cappelli (per conto del padre Antonio, l’autore vero) in “Rignano nelle Vicende Storiche della Daunia Antica”, Sesto S.Giovanni, 2009.

Il tutto nasce dall’interpretazione di una Bolla del Papa Adriano IV, datata in Laterano 1158 per mano di Rolandi. Con essa si conferma ad Alberto, abate della badia benedettina predetta tra gli altri fondi, la chiesa di Santa Maria di Quirico, Rainaria, la chiesa dell’apostolo San Mattia sotto le mura della città del Gargano (Monte S.Angelo), di San Giorgio, ecc.

Secondo lo stesso Cappelli sembra che Rainaria (è la prima volta che il centro in parola è indicato con questo nome) non sia Rignano, ma una terra sita nelle sue vicinanze. Secondo la storia orale, che si perde nella notte dei tempi, pare che sia una località a Sud del romitaggio della Madonna di Cristo. Forse “Li Rutt’” (Le Grotte), costituita da una serie di grosse cavità scavate dall’uomo nella parte terminale del canale di Settepende formato esclusivamente da depositi arenacei. Da qui il termine e nel contempo l’equivoco interpretativo.

Anche nel Diploma di Federico II in Foggia del 1225 veniva confermato il predetto possesso in servizio non più alla SS.Trinità di Monte Sacro, ma solo al Monastero di Santa Maria di Pulsano, feudo principale.

Che Rainaria fosse una “terra in Regnano” è confermato anche dallo storico sanseverese Matteo Fraccacreta nel suo v. “Teatro Topografico Storico – Poetico della Capitanata”.

A questo punto della ricerca e in attesa di maggiori chiarimenti storiografici sarebbe auspicabile, secondo alcuni, sostituire il testo, compilato e pubblicato a suo tempo sul tema sotto il mandato e per conto del sindaco pro-tempore, peraltro senza consulto alcuno degli altri autori ed esperti del luogo.

E questo sarebbe quanto mai opportuno – a parere dei medesimi censori – anche per evitare un ‘falso storico’ di rilevante entità o di cadere addirittura nel ridicolo, frainteso com’è dall’esistenza in loco di una zona di recente espansione urbanistica denominata, appunto, “Monte Sacro”.

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.