Riceviamo e pubblichiamo volentieri di seguito, il racconto sul tema che inviatoci da Antonio Monte, cittadino garganico che al momento vive a Tenerife, l’isola più grande delle Canarie.

“Una sera Santa Lucia, passando dalla Piana di Carpino avvertì un delicato profumo proveniente da un camino. All’interno c’era una sposina dal viso impaurito perché un suo vitello si era smarrito, ma subito venne dalla Santa assicurata giacché la bestia era stata ritrovata grazie al chiarore di una stella che il marito si accingeva a condurla alla stalla.

Il contadino ritrovò il vitello nel campo delle fave appena nate, mentre sdraiato, ruminava le le piante recentemente spuntate.

La contadinella rasserenata offrì alla Santa la pietanza appena cucinatache in seguito è stata definita “fava rummunnata” dalla leggenda appena raccontata (fave messe in ammollo il giorno precedente per essere sbucciate completamente; una volta cotte, va introdotto il pane tagliato a fette, come per il pancotto per poi condirlo con l’olio nostrano extra vergine del Gargano. La Santa in quel frangente suggerì una pietanza anccorapiù sbrigativa e nutriente, (senza togliere il guscio e senza buttare il brodetto condire il tutto con il sale , con olio e con finocchietto9. Così la pietanza divenne tradizione e può essere consumata sia per cena che per colazione. Il perché il legume di Carpino risulta eccellente? Il motivo è il seguente:

Sotto la Piana del Gargano viè un pantano, ilvapore delle sue acque, a quanto pare, filtra l’aria salata proveniente dal mare che inumidisce il terreno argilloso, facilitando la crescita del legume e lo rende più gustoso.

Questi processi chimici e naturali arricchiscono le fave di sali minerali e di sostanze anti ossidanti, in passato hanno saziato tantissimi viandanti. Oltre ad essere la fava nutriente, leggera e digestiva, si adatta alla terapia anti depressiva.

La fava di Carpino, alimento naturale, , è stata scelta come nutrimento spaziale.

Anch’io il 13 dicembre mangio sempre le fave lesse nostrane messe in ammollo la sera prima nelle acque piovane. Ho cura di eliminare l’estremità di nero segnato., pare che fosse un pezzo di codino dannato.

Tra magre verità, credenze e magiche leggende, io a Santa Lucia sono riconoscente e, lo confermo di sicuro, ha illuminato il mio futuro.

N.B. Racconto che ho registrato nell’archivio mentale divenuto speciale, narrato durante le lunghe serate invernali davanti al camino che fungeva da salotto, io da pastorello per tutti i racconti ne ero ghiotto, durante il pascolo li ripassavo da avido discepolo, adesso risultano esaltanti per me e per tutti gli emigranti capaci di trasformare tutto in bello le antiche tradizioni del proprio paesello”.

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.