Pubblichiamo un servizio del settembre 2024 scritto da Tonino Del Vecchio poco prima della sua scomparsa e mai pubblicato. Nel testo parla dell’opportunitĆ di istituire in loco un Consorzio Montano per la gestione dei terreni collinari. Vediamo cosa proponeva.
Con l’arrivo delle bollette di pagamento da parte del Consorzio di Bonifica Montana si scaldano gli animi, a Rignano Garganico. E questo perchĆ© i terreni tassati, ob torto collo ereditati dai loro avi, sono tutti abbandonati e improduttivi da secoli. Nel contempo si risveglia l’idea del rimedio e ci si chiede perchĆ© non renderli produttivi e ricavare qualche soldo a
Tra le idee-progetto portanti da alcuni politici del posto circola anche quella della sistemazione e messa a produzione della montagna di Rignano Garganico, al momento quasi del tutto incolta e abbandonata, ad eccezione del Bosco Iancuglia di proprietĆ comunale, di cui presto si dirĆ . Si tratta di circa 4 mila e cinquecento ettari, pari alla metĆ della sua intera superficie territoriale calcolata complessivamente in 8940 ettari. Il resto di pari entitĆ ĆØ costituito, come risaputo, dai terreni della Piana sottostante, quasi tutti sfruttati dallāagricoltura intensiva. Tenuto conto degli uliveti e delle attivitĆ produttive del primo gradone, avremmo a disposizione circa 3500 ettari da rendere produttivi.
Lo si può fare con la costituzione di un consorzio, capitanato dal Comune, che con i suoi circa 600 ettari ĆØ il maggiore titolare e lāinserimento di tutte le proprietĆ private giĆ polverizzate ab origine e ulteriormente frammentate nel corso dei decenni per la morte dei titolari e la successione agli eredi. Si può dire a questo punto che non cāĆØ alcuno in paese che non sia titolare di qualche seppure minimo pezzo. Ed ĆØ questa la ragione principale dellāabbandono del territorio da parte degli interessati. Poi vi sono quello della scarsa redditivitĆ , delle cambiate professioni e della fuga dei giovani verso altri lidi più promettenti e soddisfacenti sul piano economico e lavorativo.
Tra gli interventi, il recupero forestale per quanto attiene la proprietĆ pubblica, destinando le zone spoglie ed abbandonate prevalentemente al pascolo allo stato brado, suddividendolo e affittandolo ai pastori ed allevatori del posto giĆ allāopera o in procinto di farlo.
Nel contempo prevedere ed attuare opere di recupero dellāarchitettura rurale, come macere, tratturi e pagliai, abbandonati da tempo a se stessi e al furto delle sue preziose pietre calcaree, scavate dal sole e dallāacqua, nonchĆ© realizzare ex-novo sentieri e strade di campagna carrabili adeguati allāambiente sia per assicurare un minimo di collegamento ai nuovi imprenditori sia per permettere visite guidate ai turisti nei luoghi più belli, come il suddetto bosco Jancuglia e la Dolina di Centopozzi, la seconda più grande del Promontorio e dāItalia, dopo Pozzatina (Sannicandro Garganico) e unica nel suo genere, per via dei numerosi pozzi di acqua piovana, un tempo sorgivi, come testimoniano gli antichi documenti risalenti ai primi dellāanno Mille.
Questāultimo ĆØ un posto incantevole, servito da una strada che si collega alla S.P. per San Marco in Lamis, oggetto di alcuni interventi da parte dellāex-ComunitĆ Montana, ma trascurata dallāEnte Parco, che messo in atto un solo intervento, peraltro interessante la complessiva sentieristica. Per il resto si punta a destinare il territorio a pascolo con lāassegnazione in affitto ai pastori ed allevatori operanti in zona. Si tratterebbe di centinaia di ettari a testa.
Tutto questo oltre ad incrementare lāeconomia agro-pastorale con i prodotti caseari e carni pregiate permetterebbe, in parte, oltre al mantenimento delle zone boscate, la rinascita di frutteti, come il fico, il ciliegio, il castagno, il noce, ecc., un tempo assai fiorente per la loro produzione , specie quello delle ciliegie assai apprezzate sul mercato interno, come ci riferisce la storia orale.
I soldi ricavati dagli affitti, potrebbero essere in parte restituiti al Consorzio di Bonifica del Gargano per il saldo complessivo delle quote spettanti da parte dei proprietari, per il rimanente reinvestiti negli interventi infrastrutturali.
La concessione ā donazione allāistituendo Consorzio di ogni singola quota ĆØ considerata dai proprietari una vera e propria manna caduta dal cielo, perchĆ© li esonererebbe dal pagamento dellāesoso onere annuale versato finora su una proprietĆ infruttuosa da ogni punto di vista e persino di opere pubbliche, come appunto quelle della bonifica montana, completamente assente nel nostro territorio. Quindi, oltre alla realizzazione del Borgo della Salute, di cui si ĆØ giĆ scritto, che prevede la cogestione pubblico ā privata, parzialmente finanziata da un noto imprenditore, la cui famiglia si ĆØ giĆ contraddistinta in passato con altri lasciti benefici sul piano dellāassistenza alle persone anziane, prevede questo progetto riscatto della nostra montagna, cosƬ pure una miriade di altri progetti di sviluppo del territorio nel suo complesso sia sul piano produttivo ā occupazionale, sia sul fronte del turismo in senso lato e della cultura in particolare con lāavvio concreto del Museo di grotta Paglicci.

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.
