Il freddo a Rignano Garganico non si limita a pungere la pelle; la notte del 5 gennaio, il vento che soffia dal “Balcone di Puglia” sembra sussurrare nomi dimenticati. Mentre nelle case le luci si spengono una ad una, unāantica consapevolezza si risveglia tra le mura di pietra: ĆØ la Pasqua Epifania, la notte in cui il velo tra i mondi si lacera e il borgo non appartiene più ai vivi. Questa storia ĆØ ripresa dai racconti di Tonino Del Vecchio.
Lāultimo banchetto.
In alcune case, il fuoco nel camino arde ancora basso. Non ci sono bambini in attesa di dolciumi, ma mani anziane che, con gesti lenti e devoti, apparecchiano la tavola per chi non ha più voce. Un pezzo di pane, un bicchiere dāacqua, le posate lucide. Ć lāinvito silenzioso per gli antenati che, scoccata la mezzanotte, varcheranno la soglia invisibile per “respirare” ancora una volta lāodore di casa.
“Tutte li fiste jĆØssere e nenĆØssere Pasque EpifanƬje maje ānge venĆØsse”, recitano i vecchi a bassa voce. Un monito che trasforma la festa in unāattesa carica di un timore reverenziale.
Il corteo delle candele.
Ma ĆØ fuori, tra i vicoli stretti e scoscesi, che il mistero si fa carne ā o meglio, ombra. Si dice che nel cuore della notte, una processione silenziosa si snodi lungo le vie del paese. Non ci sono canti, nĆ© battiti di campane. Solo il crepitio di centinaia di candele tenute da dita diafane.
A guidarli ĆØ il Portatore della Croce, unāanima eletta a condurre i compagni di sventura nel loro breve ritorno tra i mortali. Le fiammelle oscillano nel buio, disegnando figure grottesche sui muri dei palazzi. Chi ha osato spiare da dietro le persiane socchiuse racconta di un esercito di spettri in cammino verso l’ignoto. Ma guardare ha un prezzo altissimo: chi incrocia gli occhi del capofila scopre il proprio destino e, spesso, non arriva a vedere l’alba.
Il pastore e l’errore fatale.
Le leggende rignanesi sono sporche di terra e di sventura. Si racconta ancora oggi di quel pastore che, ingannato dal chiarore innaturale della luna sulla collina, credette fosse giĆ mezzogiorno. UscƬ all’aperto e si trovò faccia a faccia con la Processione.
Non erano uomini quelli che scendevano dal monte. Le vesti erano polvere, i volti memorie sbiadite. Quando il Portatore della Croce si fermò davanti a lui, il tempo si gelò. L’uomo riuscƬ a trascinarsi fino a casa, con il cuore che batteva un ritmo non più suo. Ebbe appena il tempo di raccontare alla moglie l’orrore di quegli sguardi vuoti, prima che il suo respiro si spegnesse per sempre, rapito da quel corteo che non accetta testimoni.
L’alba della memoria.
Quando le prime luci dell’alba iniziano a rischiarare il profilo del Gargano, le sedie tornano vuote e il pane sulla tavola sembra più pesante. Le ombre si ritirano, le candele si spengono e i morti tornano al loro riposo eterno, portando con sĆ© il calore della casa visitata.
Rignano si risveglia, ma il silenzio del mattino di Epifania ĆØ diverso. Ć un silenzio di rispetto, di chi sa che tra quelle strade, poche ore prima, la morte non era una fine, ma un lento, solenne cammino.

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
