Le pitture parietali di Grotta Paglicci.
Nuove testimonianze di speleologi e antiche leggende suggeriscono l’esistenza di un sistema di cavità nascoste che collegherebbe il sito a Valle Palombara. Ma tra burocrazia, crolli e musei chiusi, il tesoro di Rignano Garganico resta un gigante addormentato. A parlare è Angelo Riky Del Vecchio, presidente del Circolo Culturale Giulio Ricci e tra i massimi esperti di Paglicci.

Un labirinto preistorico inesplorato.
E se i confini di Grotta Paglicci fossero solo la punta di un iceberg? Nonostante sia uno dei siti paleolitici più importanti d’Europa (che ha restituito oltre 45.000 reperti databili tra i 500.000 e gli 11.000 anni fa, tra resti umani interi e parziali, sepolture, graffiti parietali, pitture parietali, focolari, utensili vari e resti di pasto), il sospetto che la cavità nasconda molto altro si fa sempre più concreto. Recentemente, alcuni esperti speleologi del Gargano hanno riacceso il dibattito: esisterebbero cavità segrete e possibili ricongiungimenti tra Paglicci e la vicina Valle di Palombara, area già nota per i suoi graffiti parietali preistorici.

Lo riferisce Angelo Riky Del Vecchio, presidente del Circolo Culturale Giulio Ricci, giornalista, scrittore e tra i massimi conoscitori dei tesori di Grotta Paglicci in Italia, avendo partecipato direttamente agli scavi nel giacimento al fianco degli archeologi Arturo Palma di Cesnola e Francesco Mezzena dell’Università degli Studi di Siena.
Tra leggenda e realtà: il ruolo del “cercatore di tesori”.

Le storie popolari di Rignano Garganico parlano da tempo di ingressi multipli. Un indizio fisico di questa connessione sarebbe la Grotta dei Pilastri, un tempo unita a Paglicci e oggi separata da un crollo. La causa? Non un evento naturale, ma l’azione di Leonardo Esposito, che cercava il leggendario tesoro del brigante Gabriele Galardi (il celebre Jalarde).

Ancora più intriganti sono le voci di corridoio provenienti dal mondo della speleologia: si parla di cunicoli già percorsi e studiati, ma mantenuti riservati dalla Soprintendenza. Perché questo silenzio? Forse per proteggere l’integrità di un sistema ancora troppo fragile?
Uno stallo che dura da vent’anni.

”La realtà attuale, purtroppo, è fatta di cancelli chiusi. La grotta, proprietà della famiglia Bramante, è off-limits da circa due decenni a causa del rischio crolli. Questo ha portato all’interruzione degli scavi dell’Università di Siena e al paradosso di un finanziamento ad hoc per la messa in sicurezza che giace inutilizzato” – spiega Del Vecchio.
| I Problemi da Risolvere | Le Opportunità |
|---|---|
| Rischio crollo e scavi fermi dal 2005 | Riconoscimento UNESCO (proposto dalla Regione) |
| Museo di Rignano ancora chiuso | Rilancio del turismo culturale mondiale |
| Gestione frammentata | Creazione di un polo scientifico d’eccellenza |
L’appello: meno improvvisazione, più professionalità.
Per trasformare Paglicci in un volano di sviluppo per il territorio, non basta il riconoscimento UNESCO.
È necessario un cambio di passo radicale:
- Riaprire il Museo del Paleolitico: i lavori a Rignano Garganico procedono a rilento per motivi poco chiari. La struttura deve diventare il cuore pulsante della narrazione del sito.
- Gestione competente: serve un team di esperti che sostituisca l’approssimazione del passato. La ricerca scientifica e la valorizzazione turistica devono andare di pari passo.
- Trasparenza sulle nuove scoperte: se il sistema carsico è davvero più vasto, la comunità scientifica e il pubblico hanno il diritto di sapere cosa si cela nel ventre del Gargano.
”Grotta Paglicci non è solo un deposito di ossa e pitture; è un archivio dell’umanità che attende solo di essere sfogliato di nuovo” – conclude Del Vecchio.

Redazione di RignanoNews.com, il primo quotidiano web dedicato a Rignano Garganico e non solo!
