C’è un momento, nel silenzio del martedì dopo Pasqua (martedì in albis), in cui il Gargano smette di essere solo una montagna di roccia e boschi per farsi preghiera viva. Accade a Rignano Garganico, il “Balcone delle Puglie”, dove la devozione non si misura in parole, ma in passi. E i passi più rumorosi, pur essendo i più silenziosi, sono quelli di Rachele De Angelis.

A 81 anni, Rachele non si limita a partecipare alla processione: lei la abita con il corpo. Mentre il corteo si snoda lungo il ciglio dell’altopiano, lei sfila le scarpe e si affida alla terra.
La “revote”: una discesa tra storia e sacrificio.
Il percorso che separa il centro abitato dalla piccola Cappella rurale della Madonna di Cristo è una sfida alla forza di gravità. Si parte dai 590 metri sul livello del mare di Rignano per scendere bruscamente ai 100 metri della valle sottostante. Lo si fa percorrendo la “revote”, l’antica mulattiera che per secoli è stata l’unica arteria vitale per pastori e contadini.
Scendere un dislivello di quasi 400 metri su un sentiero di pietre sconnesse, rami secchi e terra arsa sarebbe faticoso per un giovane in scarponi tecnici. Per Rachele, a piedi nudi, quel tragitto diventa una liturgia. Ogni pietra sotto la pianta del piede è una sillaba di un ringraziamento che dura da decenni.

Un miracolo inciso nella lamiera e nel cuore.
Perché una donna di ottantun anni decide di sfidare l’età e l’asprezza del terreno? La risposta è custodita tra le mura della struttura sacra medievale che sorge in fondo alla valle. Qui, tra i numerosi ex-voto che testimoniano una devozione millenaria, brilla un quadro particolare.

Racconta di una giornata terribile lungo la strada provinciale Rignano-Villanova. Un camion, a bordo del quale viaggiavano il marito e il suocero di Rachele, uscì di strada precipitando nel vuoto. Un volo che, secondo le leggi della fisica, non avrebbe dovuto lasciare scampo. Invece, contro ogni logica, ne uscirono vivi. Per Rachele, non fu il caso, ma la mano della Vergine. Da quel giorno, la sua vita è diventata un lungo pellegrinaggio di gratitudine: un “debito” d’amore che lei onora ogni anno, offrendo il contatto diretto dei suoi piedi con la terra del Gargano.
L’eredità di una leggenda millenaria.
La processione del Martedì in Albis affonda le radici in un tempo sospeso. La leggenda narra che oltre mille anni fa, proprio dove oggi sorge il Santuario, la Madonna apparve a una giovanissima orfanella del posto. Un racconto di speranza per gli ultimi che è stato tramandato dai grandi narratori del territorio.
Se nell’Ottocento fu lo scrittore Giulio Ricci a fissare sulla carta la poesia di questa apparizione, in tempi recenti è stato Tonino Del Vecchio a farsi custode di questa memoria. Scomparso nel settembre 2024, Del Vecchio non è stato solo un giornalista e uno storico, ma l’anima narrante di Rignano. Attraverso i suoi scritti, ha spiegato al mondo perché un intero paese si svuoti ogni anno per scendere a valle, ricordandoci che queste tradizioni sono il collante invisibile di una comunità che non vuole dimenticare le proprie radici.
Il senso di un rito che resiste.
Guardare Rachele che cammina scalza tra la folla significa vedere la resistenza della fede contro la velocità del mondo moderno. Non c’è ostentazione nel suo gesto, ma una dignità antica. Quando finalmente raggiunge la piana, con i piedi segnati dalla polvere e dal cammino, il bacio alla statua della Madonna di Cristo non è solo la fine di una processione, ma il rinnovo di una promessa.
Rignano Garganico, il più piccolo comune del Parco Nazionale, dimostra così di essere custode di una grandezza immateriale: quella di un popolo che, come Rachele, sa ancora camminare a piedi nudi per sentire il battito della propria terra e del proprio spirito.


Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
