Esiste un angolo del Gargano, nel comune più piccolo del Parco, dove la storia ha lasciato tracce silenziose ma profondissime. A Rignano Garganico, affacciato su Piazza Gargano, sorge un complesso che oggi appare diviso tra le proprietà Gaggiano, Fania, Draisci e Gianfelice. Eppure, prima dell’Unità d’Italia, quelle mura non erano semplici abitazioni: costituivano un unico, grande immobile che fungeva da ospedale e luogo di cura.
Molto più di un ospedale: una “Casa di Riposo” ante litteram.
La struttura non era solo un presidio medico. In un’epoca in cui la fragilità sociale era spesso abbandonata a se stessa, questo edificio operava come una sorta di prima Casa di Riposo. Qui trovavano rifugio gli anziani della comunità e, cosa ancora più significativa, vi venivano accolti i forestieri.
Rignano, d’altronde, ha sempre avuto nel suo DNA una spiccata vocazione all’ospitalità. La sua posizione strategica e la sua cultura montana hanno forgiato un popolo abituato ad aprire le porte a chi veniva da fuori, trasformando il concetto di “ospedale” (dal latino hospes, ospite) nella sua accezione più pura: un luogo di ristoro per il corpo e per lo spirito.
L’alleanza tra fede e nobiltà.
Il funzionamento di questo centro di assistenza era garantito da un sodalizio solido tra le istituzioni del tempo:
- La Chiesa: anima spirituale e operativa della gestione quotidiana.
- I Signorotti locali: a partire dai Baroni Corigliano, che attraverso il loro patronato assicuravano che la struttura potesse ospitare degnamente sia i degenti che il personale infermieristico che vi risiedeva.
La pietra che parla: “sempre aperta domus”.
Sebbene la documentazione ufficiale sia scarsa e frammentaria, è l’architettura stessa a parlarci. Sul cornicione dell’edificio, una lapide in pietra sfida il tempo. Ma anche i ricordi dei racconti dei nonni del posto, che parlano di un luogo di cura che fu chiuso più di un secolo e mezzo fa.
Nonostante l’erosione, vi si legge un’iscrizione latina che è il manifesto programmatico di Rignano:
“hospita: suuis eris sempre aperta domus”
(Ospitale: sarai sempre una casa aperta per i tuoi).

Questa frase non era un semplice abbellimento, ma una promessa. Definiva l’edificio non come un luogo di isolamento per malati, ma come una casa sempre aperta, ribadendo l’identità di un borgo che non ha mai negato un tetto a chi ne avesse bisogno.

Un patrimonio di solidarietà da riscoprire.
Oggi che l’edificio è suddiviso in diverse proprietà private, resta il compito morale di non disperderne la memoria. Ricordare l’ospedale di Piazza Gargano significa celebrare una Rignano che, già secoli fa, era un modello di civiltà e assistenza, dimostrando che la grandezza di una comunità non si misura dal numero di abitanti, ma dalla capacità di prendersi cura degli altri.
A parlarne è Tonino Del Vecchio nel suo volume “Rignano Garganico – Tra pietre e segni della storia” (Crsec FG/27, 2009, 212 pagine).

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
