Antonio Aniceto.
C’è un tempo che non si misura in anni, ma in tracce. È il tempo inciso nella roccia, custodito nel silenzio millenario della Grotta Paglicci, nel cuore del Gargano. Ed è proprio lì, tra passato e presente, che si snoda il ricordo di una giornata destinata a entrare nella storia: il 7 settembre 1985.

A guidare idealmente questo viaggio è la figura di Antonio Aniceto, uomo delle istituzioni, imprenditore e appassionato cultore dell’archeologia, che ha dedicato parte della sua vita alla valorizzazione di uno dei siti paleolitici più importanti d’Europa. All’epoca ex assessore del Comune di Rignano Garganico, Aniceto era molto più di un amministratore: era un custode della memoria, un interprete appassionato dei segreti di Grotta Paglicci.

In quella giornata di fine estate, Aniceto era in compagnia di personalità di primo piano del mondo accademico e culturale: l’archeologo Arturo Palma di Cesnola, i ricercatori dell’Università degli Studi di Siena, e il collega Tonino Vigilante. Un gruppo unito dalla stessa tensione verso la conoscenza, dalla volontà di riportare alla luce testimonianze fondamentali per la comprensione della preistoria europea.

Le fotografie scattate in quell’occasione, oggi custodite nell’archivio privato del giornalista, scrittore e storico Tonino Del Vecchio, raccontano più di quanto possano fare le parole. Documentano un momento cruciale: il ritrovamento e la dissepoltura della cosiddetta “Donna Paleolitica”, vissuta tra i 25.000 e i 30.000 anni fa. Un evento che ha segnato un prima e un dopo per gli studi sul Paleolitico in Italia, e che ha consacrato Grotta Paglicci come un luogo chiave per la ricerca archeologica.

Quelle immagini restituiscono non solo un evento scientifico, ma anche un’atmosfera: la tensione dell’attesa, la concentrazione degli studiosi, la consapevolezza di trovarsi davanti a qualcosa di straordinario. E in mezzo a tutto questo, la figura di Aniceto, presente, partecipe, profondamente coinvolto.

Oggi, a distanza di decenni, Antonio Aniceto non è più tra noi. Ma il suo ricordo continua a vivere nel racconto di chi lo ha conosciuto e stimato, e nelle pietre di quella grotta che tanto amava. Vive anche nell’impegno delle nuove generazioni, come quella rappresentata dal nipote Antonio, attuale assessore alla cultura del Comune di Rignano Garganico, tra i principali promotori del progetto di ampliamento e prossima riapertura del Museo di Grotta Paglicci.

È un passaggio di testimone che unisce passato e futuro, memoria e progettualità. Perché Grotta Paglicci non è solo un sito archeologico: è un patrimonio vivo, un luogo in cui la storia continua a parlare, grazie a chi ha saputo ascoltarla e a chi, oggi, sceglie di raccontarla ancora.

E forse è proprio questo il senso più profondo di quel viaggio, dentro e fuori la grotta: non solo riscoprire ciò che è stato, ma dare voce a ciò che continua a essere.

Di Antonio Aniceto se ne parlerà più approfonditamente questa estate durante l’edizione 2026 del Premio Jalarde (17 agosto, Rignano Garganico), quando si ricorderanno anche le figure degli archeologi Arturo Palma di Cesnola e Francesco Mezzena, dell’imprenditore Michele Bramante e del giornalista Tonino Del Vecchio.
Un anticipo dell’evento ci sarà sempre a Rignano il 23 maggio 2026 in occasione del Convegno “Grotta Paglicci – Bene dell’Umanità“.


Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
