Cosa lega le mura ciclopiche di un’antica fortezza alle porte di Rignano Garganico con la più grande disfatta dell’esercito romano? Una teoria rivoluzionaria sta scuotendo le certezze della storiografia ufficiale: la Battaglia di Canne (216 a.C.) potrebbe non essersi disputata sulle rive dell’Ofanto, ma ai piedi del Gargano, proprio nell’area di Volta Pianezza, ubicata tra il piccolo comune garganico e Castelpagano. Oppure l’autore ha confuso Canne con la Battaglia di Rignano?

Tutti i dettagli di questa affascinante ipotesi sono racchiusi nel volume “Aporia / Viaggio fra i dubbi e le contraddizioni della ricostruzione storica della Battaglia di Canne”, opera di Michele Guerra, autore e studioso di Apricena, recentemente approdata in vetrina e già al centro di un acceso dibattito culturale.

Una fortezza dimenticata tra le rocce.
Grazie ai rilievi aerei e satellitari, il Circolo Culturale “Giulio Ricci” ha individuato una vasta struttura fortificata a pochi passi dalla nota Grotta Spagnoli.
Le evidenze, approfondite anche dalle ricerche del giornalista e scrittore Tonino Del Vecchio, parlano chiaro:
- Mura ciclopiche: resti di fortificazioni imponenti che cingono il pianoro.
- Torre Quadrata: una possibile base di avvistamento che dominava la valle.
- Recinzioni in pietra: segni di un insediamento attivo dall’Età dei Metalli fino al 200 a.C. circa.

Questa datazione coincide in modo quasi perfetto con la fine della Seconda Guerra Punica. La fortezza fu forse rasa al suolo proprio durante il passaggio di Annibale?

Il metodo di Guerra: tra Tito Livio e Polibio.
Nel suo libro “Aporia”, Michele Guerra analizza il mistero utilizzando i metodi “destruens” e “costruens”. Mettendo a confronto la narrazione religiosa di Tito Livio con il pragmatismo critico di Polibio (ispirato a Quinto Fabio Pittore), emergono dubbi sostanziali sulla localizzazione tradizionale di Canne.
Perché Volta Pianezza?
Secondo le ricerche di Guerra, il territorio tra Apricena e Rignano Garganico offre uno scenario perfetto per le manovre belliche descritte dagli antichi:
- La conformazione geografica: una collina che si affaccia sul fiume Candelaro, creando un corridoio naturale tra l’acqua e la montagna, ideale per l’accerchiamento annibalico.
- Il confronto tattico: la topografia di Volta Pianezza ricorda sorprendentemente quella di Cheronea (338 a.C.), dove avvenne uno scontro tatticamente analogo.
- I tempi di marcia: gli storici parlano di circa 50 chilometri di distanza dai luoghi di partenza (Gerunium – Calele) percorsi in due giorni. Una distanza che calza a pennello con il pianoro garganico (il “Monte della Donna”), ma risulta difficilmente compatibile con la Canne “ufficiale”.
Un’eredità millenaria.
L’area di Volta Pianezza non è nuova a tesori archeologici. Si trova infatti in un distretto ad altissima densità preistorica, tra Grotta Paglicci e Grotta Spagnoli, custodi di reperti del Paleolitico unici al mondo. L’ipotesi che la piana sottostante sia stata il teatro dello scontro tra i Consoli romani e il generale cartaginese aggiunge un tassello epico a una terra già densa di storia.

Una storia ancora da scrivere.
Come sottolineato da Michele Guerra con estrema modestia, la ricerca storica è un processo vivo. Sebbene il luogo dello scontro possa essere ancora oggetto di confronto, le prove archeologiche sul Gargano e le analisi contenute in “Aporia” aprono scenari affascinanti che meritano ulteriori scavi e studi approfonditi.
Approfondimento Bibliografico Per chi volesse esplorare questa tesi, il volume “Aporia” di Michele Guerra è disponibile gratuitamente online. Per chi invece desidera la versione cartacea, il libro è acquistabile anche su Amazon.
Articolo ispirato alle ricerche di Michele Guerra e Tonino Del Vecchio.
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Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
