Nel più piccolo Comune del Parco Nazionale del Gargano cresce la mobilitazione per garantire risposte più rapide alle emergenze. Avviata una petizione online: «la salute e la vita non possono dipendere dalla distanza».
RIGNANO GARGANICO – Una battaglia che parte dalla salute, dalla sicurezza e dal diritto di ogni cittadino ad essere soccorso in tempi compatibili con la gravità di un’emergenza. È quella che hanno deciso di intraprendere Nicola Saracino, ex-sindaco di Rignano Garganico, e Angelo Riky Del Vecchio, giornalista, infermiere magistrale, scrittore ed ex operatore del Servizio 118, scesi in campo per chiedere l’apertura nel paese di un Presidio Medico Avanzato oppure di una postazione del Servizio di Emergenza Territoriale 118.
Un’iniziativa che punta a coinvolgere non soltanto i cittadini rignanesi, ma l’intero territorio circostante. Perché quando si parla di emergenza sanitaria, sottolineano i promotori, non esistono colori politici, appartenenze o contrapposizioni: esiste una persona che sta male e ha bisogno di essere soccorsa il prima possibile.
La mobilitazione è partita ufficialmente con il lancio di una petizione online, il primo passo di un percorso che Saracino e Del Vecchio dichiarano di voler portare avanti con determinazione, attraverso il dialogo con le istituzioni e, se necessario, con ogni altra iniziativa utile e democratica.
Un piccolo Comune, ma un territorio molto più grande da assistere.
Rignano Garganico è il più piccolo Comune del Parco Nazionale del Gargano. Durante il periodo invernale conta circa 1.400 persone domiciliate, a fronte di una popolazione residente di circa 1.800 abitanti. Numeri che, tuttavia, raccontano soltanto una parte della realtà.
Durante l’estate, infatti, il borgo cambia volto. In occasione delle feste patronali, delle sagre, degli eventi culturali e delle principali manifestazioni, la presenza di persone può arrivare nei periodi di maggiore affluenza fino a circa 4.000 unità.
Ma il territorio da considerare non coincide esclusivamente con il centro abitato.
Ai residenti e ai visitatori bisogna aggiungere coloro che vivono, lavorano o soggiornano periodicamente nella vasta pianura sottostante, quella parte del Tavoliere caratterizzata dalla presenza di masserie, aziende agricole e attività di trasformazione alimentare. Un territorio esteso, con strade spesso lunghe e distanze importanti dai principali presidi sanitari e dalle postazioni di emergenza.
È proprio questa particolare condizione geografica a rendere Rignano Garganico un caso che merita, secondo i promotori dell’iniziativa, una valutazione approfondita e concreta.
Una chiamata al giorno: numeri che meritano attenzione.
Secondo i dati e le informazioni statistiche raccolti sul territorio, a Rignano Garganico si registra mediamente circa una richiesta di intervento al giorno tra Servizio 112/118 e Guardia Medica.
Un dato che, secondo Saracino e Del Vecchio, non può essere considerato marginale. Dietro ogni telefonata potrebbe esserci un malore, un trauma, una crisi respiratoria, un problema cardiaco, un incidente stradale o una delle tante situazioni nelle quali il fattore tempo può fare la differenza tra la vita e la morte.
«Non possiamo più accettare – è il senso della battaglia avviata – che un cittadino debba vivere nell’incertezza di sapere se il soccorso riuscirà ad arrivare in tempo».
Le emergenze non aspettano. E soprattutto esistono patologie cosiddette tempo-dipendenti, nelle quali minuti preziosi possono determinare la possibilità di sopravvivenza e la qualità della vita successiva. Infarti, ictus, arresti cardiaci, gravi traumi e insufficienze respiratorie sono soltanto alcuni esempi di situazioni nelle quali una risposta tempestiva del sistema sanitario può essere decisiva.
«Il problema sono i tempi di arrivo».
Una delle principali obiezioni avanzate negli anni rispetto alla possibilità di aprire una postazione di emergenza a Rignano Garganico riguarda la presenza relativamente vicina di importanti strutture sanitarie e di altre postazioni territoriali.
C’è chi sostiene, infatti, che il paese sia già adeguatamente servito grazie alla vicinanza con Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e con le postazioni dell’emergenza territoriale presenti nei Comuni limitrofi, in particolare San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo.
Ma è proprio qui che, secondo Saracino e Del Vecchio, la discussione dovrebbe concentrarsi sulla realtà concreta e non soltanto sulla cartografia.
Quando parte una richiesta di soccorso, infatti, non basta sapere che un’ambulanza o un mezzo di emergenza si trovano teoricamente a pochi chilometri di distanza. Bisogna considerare il percorso, le condizioni delle strade, la disponibilità del mezzo, l’eventuale contemporanea gestione di altri interventi e tutti quei fattori che incidono sul tempo effettivo necessario per raggiungere il paziente.
Secondo quanto riportato dai promotori della mobilitazione, se tutto procede senza particolari difficoltà, il tempo medio di arrivo dei soccorsi in paese può aggirarsi attorno ai 24 minuti dalla chiamata. In condizioni meno favorevoli, l’attesa può arrivare anche a 40 minuti.
Tempi che, per chi sta vivendo un’emergenza grave, possono diventare interminabili.
È difficile spiegare a una famiglia che sta assistendo una persona colpita da un infarto, da un ictus o da un arresto cardiaco che deve soltanto aspettare. In quei momenti ogni minuto sembra un’eternità. E talvolta, purtroppo, può davvero fare la differenza.
La questione economica e il diritto alla salute.
Tra le ragioni che vengono indicate per frenare la nascita di nuove postazioni di emergenza vi sarebbero anche motivazioni di natura economica e la necessità di contenere i costi del sistema sanitario.
Una questione certamente importante, soprattutto in una sanità pubblica chiamata quotidianamente a conciliare bisogni crescenti e risorse limitate.
Ma Saracino e Del Vecchio pongono una domanda semplice: è possibile ragionare soltanto in termini di costi quando in gioco c’è il diritto alla salute e alla vita?
La riflessione non vuole ignorare le difficoltà economiche delle aziende sanitarie, né chiedere sprechi o duplicazioni inutili. Al contrario, la richiesta è quella di valutare concretamente il rapporto tra i bisogni di un territorio e le risposte disponibili.
E proprio da questa considerazione nasce un altro interrogativo. Se in altri piccoli Comuni della Capitanata esistono postazioni del 118 che registrano un numero molto ridotto di interventi, perché non sarebbe possibile valutare una diversa organizzazione delle risorse o l’apertura di un presidio in un Comune come Rignano Garganico, dove la domanda di assistenza esiste e dove i tempi di intervento rappresentano una criticità?
La richiesta, dunque, non è quella di creare una struttura per soddisfare un campanilismo locale. È chiedere una valutazione basata sui dati, sulle distanze, sui tempi di percorrenza e sulle reali esigenze della popolazione.
Anche la carenza di personale può essere affrontata.
Un’altra difficoltà spesso richiamata riguarda la cronica carenza di personale sanitario e di operatori dell’emergenza.
Una criticità reale, che interessa non soltanto la provincia di Foggia, ma l’intero sistema sanitario nazionale.
Secondo i promotori della mobilitazione, tuttavia, anche questo ostacolo non dovrebbe rappresentare automaticamente un punto di arrivo. Saracino e Del Vecchio ritengono che possano essere individuate soluzioni organizzative attraverso le procedure previste, la mobilità interna e una più efficace gestione delle risorse umane tra le diverse articolazioni del sistema sanitario territoriale, compresa la collaborazione tra Sanitaservice e ASL Foggia, nel rispetto delle competenze e delle norme vigenti.
Una richiesta che non pretende soluzioni improvvisate, ma che chiede alle istituzioni competenti di sedersi attorno a un tavolo e verificare tutte le possibilità realmente percorribili.
Perché, prima di affermare che una cosa è impossibile, forse sarebbe necessario chiedersi se tutte le strade siano state davvero esplorate.
«Ci mettiamo la faccia»: una battaglia che chiede partecipazione.
Nicola Saracino e Angelo Riky Del Vecchio sono due figure conosciute nel territorio e hanno scelto di mettere pubblicamente la propria esperienza e la propria voce al servizio di questa iniziativa.
Da una parte l’esperienza amministrativa e politica di un ex sindaco che conosce le dinamiche e le necessità di una piccola comunità. Dall’altra l’esperienza sanitaria e professionale di un infermiere magistrale che ha vissuto anche il mondo dell’emergenza-urgenza come operatore del Servizio 118.
Due percorsi diversi, un obiettivo comune: fare in modo che Rignano Garganico possa ottenere una risposta sanitaria più vicina e più tempestiva in caso di emergenza.
«Ora però devono metterci la faccia anche i cittadini», è il messaggio che accompagna la mobilitazione.
L’appello è rivolto ai rignanesi, alle famiglie, ai lavoratori, ai giovani, agli anziani, ma anche alle popolazioni dei territori limitrofi e a quanti utilizzano quotidianamente le strade e le attività della zona.
Perché un Presidio Medico Avanzato o una postazione dell’emergenza territoriale non rappresenterebbero soltanto un servizio per un paese. Potrebbero costituire un punto di riferimento per un’area più ampia, contribuendo a migliorare la capacità di risposta alle emergenze in una parte del territorio caratterizzata da distanze, collegamenti e specificità che meritano attenzione.
La petizione è soltanto il primo passo.
La raccolta firme online rappresenta il punto di partenza di un percorso che potrebbe svilupparsi attraverso incontri pubblici, richieste ufficiali, interlocuzioni con l’ASL Foggia, la Regione Puglia e tutte le istituzioni competenti.
Saracino e Del Vecchio si dichiarano pronti a collaborare e a intraprendere, di concerto con gli enti e le autorità che hanno competenza in materia, qualsiasi iniziativa utile, seria e concreta per raggiungere l’obiettivo.
Senza trasformare la sanità in una battaglia di parte. Senza cercare protagonismi. Ma con una convinzione chiara: la salute dei cittadini deve venire prima di tutto.
La speranza è che questa iniziativa possa aprire un confronto costruttivo e approfondito. Che si analizzino i dati reali, i tempi di percorrenza, il numero delle richieste di soccorso, le caratteristiche demografiche e territoriali.
Perché dietro una statistica, dietro una chiamata al 112 o al 118, non c’è mai soltanto un numero.
C’è una persona.
C’è una famiglia che aspetta.
C’è qualcuno che ha paura.
E, soprattutto, c’è una domanda alla quale una comunità intera chiede una risposta: quanto tempo deve essere considerato troppo tempo quando si sta cercando di salvare una vita?
La battaglia per un Presidio Medico Avanzato o per una postazione del 118 a Rignano Garganico è appena iniziata. E la petizione online rappresenta il primo segnale di una comunità che vuole far sentire la propria voce.
Perché vivere in un piccolo paese non può significare avere meno diritti. E perché la distanza da un mezzo di soccorso non dovrebbe mai diventare una distanza dalla possibilità di salvarsi.
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