“Rignano Garganico nel tempo. Da Paglicci a Drios a Rignano”: nella Chiesa Matrice una serata dedicata alla storia del paese e al ricordo degli autori.

RIGNANO GARGANICO – Una serata nel segno della memoria, della storia e dell’identità di una comunità. La Chiesa Matrice dedicata a Maria Santissima Assunta ha ospitato a Rignano Garganico la presentazione del volume “Rignano Garganico nel tempo. Da Paglicci a Drios a Rignano”, scritto da Giuseppe Demaio e Paolo Gentile, con la collaborazione informatica e di ricerca di Mario Paglia e pubblicato dalle Edizioni “Il Saggio”. A fare da mattatore lo scrittore Raimondo Ardolino, che ha coordinato i lavori e organizzato la serata.
Un appuntamento che è andato ben oltre la semplice presentazione di un libro. Al centro della serata, infatti, c’erano la storia di Rignano Garganico, il valore della ricerca e soprattutto il ricordo di due autori che non sono più presenti fisicamente, ma che continuano a vivere attraverso il loro lavoro e le testimonianze di quanti li hanno conosciuti.
Un libro per raccontare Rignano attraverso i secoli.
Il titolo stesso del volume, “Rignano Garganico nel tempo. Da Paglicci a Drios a Rignano”, racchiude l’ambizione dell’opera: ripercorrere le vicende del territorio rignanese attraverso epoche, luoghi e testimonianze che contribuiscono a costruire l’identità della comunità.
Un percorso che parte dalla straordinaria storia di Grotta Paglicci, uno dei più importanti siti preistorici del territorio garganico, per attraversare le diverse fasi che hanno caratterizzato l’evoluzione del territorio fino alla nascita e allo sviluppo dell’attuale Rignano Garganico.
Un lavoro di ricerca nel quale, accanto agli autori Giuseppe Demaio e Paolo Gentile, ha avuto un ruolo importante Mario Paglia, indicato nel volume come collaboratore informatico e di ricerca.
«Cosa avrebbe voluto Paolo?».
Ad aprire la serata è stato Raimondo, che ha raccontato di aver preparato per mesi un’introduzione. Poi, però, si è fermato a riflettere su quello che avrebbe voluto Paolo.
«Avevo preparato un’introduzione, ci lavoravo da mesi. Poi mi sono fermato a pensare: cosa avrebbe voluto Paolo? E ho capito che dovevo fare un passo indietro».
Una scelta che ha dato alla serata un tono particolarmente umano.
Raimondo ha ricordato come Paolo Gentile abbia accompagnato per anni il suo percorso editoriale. Dodici libri nei quali, in qualche modo, è rimasta la sua impronta.
E durante le presentazioni, quando gli veniva chiesto di intervenire, Paolo era solito rispondere: «Non ho voce, lasciamo che parli la professoressa D’Addetta per me».
Quella frase, ricordata durante la serata, è diventata quasi il simbolo di un uomo che preferiva lasciare parlare gli altri, pur contribuendo in maniera importante alla vita culturale della comunità.
Una comunità riunita attorno alla memoria.
Numerosi gli interventi che hanno accompagnato la presentazione.
Alla serata hanno partecipato il sindaco Luigi Di Fiore, il presidente della Pro Loco Donato Pio Palumbo, don Santino, parroco della comunità, il giornalista Michele Cicatelli, l’editore Peppe Barra de Il Saggio, l’ingegnere Salvatore Montesano e la professoressa Giovanna Scarano, docente di Italiano e Latino presso il liceo Maria Immacolata di San Giovanni Rotondo.
È intervenuto anche Pino Iannacci, con una testimonianza legata alla famiglia, mentre don Santino ha letto una lettera di Mario Paglia, collaboratore dell’opera.
Proprio la presenza di Paglia assume un significato particolare, considerato il suo contributo alla realizzazione del volume, sia sul piano informatico sia per quanto riguarda la ricerca.
Il ruolo della ricerca e della memoria locale
Nel corso della serata è stato affrontato anche il tema del valore della ricerca storica per una comunità.
Il giornalista Michele Cicatelli ha posto l’attenzione sull’importanza di opere capaci di recuperare documenti, testimonianze e vicende del passato, trasformandoli in patrimonio condiviso.
Conoscere la storia di un paese significa infatti conoscere le proprie radici. E per una realtà come Rignano Garganico, ricca di testimonianze archeologiche e storiche, la ricerca rappresenta uno strumento fondamentale per costruire consapevolezza e identità.
Il volume di Demaio e Gentile si inserisce proprio in questa prospettiva: raccontare Rignano attraverso il tempo e contribuire alla conservazione di una memoria che appartiene all’intera comunità.
La testimonianza di Pino Iannacci.
Particolarmente significativo anche il contributo di Pino Iannacci, che ha portato la propria testimonianza sulla famiglia.
La sua voce ha contribuito a rendere ancora più personale una serata già fortemente caratterizzata dal ricordo, riportando l’attenzione sulle persone che hanno contribuito, con il proprio lavoro e la propria passione, alla costruzione della memoria collettiva.
L’emozione della professoressa Scarano.
Uno dei momenti più toccanti è arrivato con l’intervento della professoressa Giovanna Scarano.
La docente ha ricordato in particolare la figura di Tavernaro, il soprannome della famiglia di Paolo Gentile, soffermandosi sul suo ruolo di preside, sull’amicizia e sul rapporto umano, oltre che sui ricordi legati alla scuola.
Un racconto nel quale la dimensione professionale si è intrecciata con quella personale. La professoressa Scarano si è emozionata durante il suo intervento, regalando alla serata uno dei momenti più intensi e partecipati.
Un libro che diventa patrimonio della comunità.
“Rignano Garganico nel tempo. Da Paglicci a Drios a Rignano” non è soltanto il titolo di un volume. È il tentativo di raccogliere in un’unica opera frammenti di una storia lunga e complessa, mettendo in relazione il passato più remoto con la comunità che oggi vive quel territorio.
Il lavoro di Giuseppe Demaio e Paolo Gentile, con la collaborazione informatica e di ricerca di Mario Paglia, assume quindi anche il valore di una testimonianza da consegnare alle nuove generazioni.
La serata nella Chiesa Matrice ha confermato quanto la memoria possa diventare un momento di incontro e di partecipazione.
Paolo Gentile e Giuseppe Demaio non erano fisicamente presenti, ma il loro lavoro sì. Era nelle pagine del libro, nelle parole degli amici, nelle testimonianze e nei ricordi.
Ed è proprio questa la forza della cultura: trasformare la memoria in patrimonio condiviso e permettere alle persone, anche quando non ci sono più, di continuare a parlare attraverso ciò che hanno lasciato.

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
