Tutto è partito da un desiderio d’amore e di radici: lanciare un appello per scoprire che fine avesse fatto quel bisnonno partito per l’America e mai conosciuto è stata Rachele De Angelis, oggi ottantenne.
A raccogliere quell’eredità emotiva e a trasformarla in una rigorosa ricerca storica è stata sua figlia, Elisa Nardella, che con passione e meticolosità ha rimesso in piedi l’intero albero genealogico della famiglia, ricostruendo passo dopo passo tutti gli spostamenti, le date e i tasselli di un trisnonno che oggi torna a vivere nella memoria dei suoi discendenti.
A Rignano Garganico, il paese aggrappato come un nido d’aquila sul Balcone delle Puglie, la vita misurava il tempo sul ritmo della terra e delle stagioni. Ma per alcuni, l’orizzonte del Tavoliere era solo un invito a guardare più lontano. Tra questi c’era Michele Longo (nella foto ricreata dalla IA), nato nel 1874 da Giovanni Longo e Rachele Villani. In paese, tutti lo conoscevano con un soprannome che lo accompagnava come un’impronta: Zecchin.
La sua vita fu segnata da un amore profondo e da prove durissime. Sposato con la rignanese Maria Teresa Gaggiano, Michele aveva conosciuto il dolore indicibile della perdita: il piccolo Antonio, spirato troppo presto, e la giovane Rachele, strappata alla vita a soli ventisette anni, mentre del figlio Antonino le tracce si erano perse nei rivoli incerti del mondo.
Ma la spinta a cercare un futuro migliore per chi restava fu più forte di ogni timore. La storia americana di Zecchin non fu un viaggio unico, ma un flusso continuo di partenze e ritorni, un ponte umano teso tra il Gargano e il Connecticut.
La prima grande traversata avvenne nel 1906: imbarcatosi a Napoli sul piroscafo, sbarcò a New York con lo sguardo stanco ma risoluto. Partì con il genero Antonio Lurdo, marito della figlia Rachele.


A Stamford, nel Connecticut, non era un pioniere solitario: ad attenderlo c’era una folta e operosa comunità di compaesani di Rignano e di vicini di San Marco in Lamis, un vero e proprio “pezzo di Gargano” trapiantato oltreoceano. A fare da punto di riferimento e capofamiglia c’era suo cugino diretto, Giuseppe Longo. Sotto la sua ala e grazie all’impresa edile del cognato Michele Gaggiano, Zecchin iniziò a fare il muratore, lavorando sodo a Stamford e abitando al numero 41 di West Worth Street.
Dopo due anni di sacrifici, nel 1908, Michele decise di fare ritorno nella sua terra. E fu proprio in quell’occasione che lasciò un segno tangibile e duraturo nella sua Rignano Garganico. Con i risparmi fruttati dal duro lavoro americano e finanziandola interamente a proprie spese, Zecchin volle realizzare e donare al paese la magnifica cancellata in ferro che un tempo custodiva l’ingresso della Chiesa di San Rocco, in piazza San Rocco — un’opera d’arte e di devozione rimasta per decenni nel cuore della comunità, prima di essere rimossa nei tempi recenti per consentire l’allargamento e la riqualificazione della piazza.
Il richiamo dell’America, tuttavia, non si era spento. Nel 1910, Michele partì una seconda volta, sbarcando nuovamente a New York per fare ritorno a Stamford e riprendere la cazzuola e i cantieri. Quella fu la partenza definitiva.
Lontano dai vicoli di Rignano ma con la mente sempre rivolta al Gargano, visse fino a tarda età, spegnendosi nel 1949 e trovando sepoltura probabilmente nel cattolico Saint John Cemetery (a Darien, nei pressi di Stamford). Grazie alla tenacia di Elisa, oggi quel viaggio della memoria si è finalmente compiuto.


Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
