Il 2 giugno 1946 non ĆØ stato soltanto la data di nascita della Repubblica Italiana; ĆØ stato il momento in cui l’Italia si ĆØ guardata allo specchio, scoprendosi un Paese profondamente diviso. Se a livello nazionale la bilancia pendette verso la Repubblica, in provincia di Foggia il responso delle urne non fu affatto un plebiscito, quanto piuttosto un mosaico frastagliato, capace di rivelare fratture sociali e culturali che correvano lungo le strade di comuni vicinissimi, separati da pochi chilometri di curve garganiche, ma distanti anni luce nelle convinzioni politiche.
Una geografia del voto che sorprende.
Osservando la mappa elettorale della Capitanata di allora, si resta colpiti dalla diversitĆ delle risposte. Il voto non fu un blocco uniforme, ma l’espressione di diverse identitĆ locali. Prendiamo ad esempio il cuore del Gargano, unāarea che geograficamente appare unāunitĆ , ma che in quel giugno di ottant’anni fa si divise nettamente.
In comuni come Rignano Garganico e San Marco in Lamis, il vento del mutamento soffiava con forza: la cittadinanza scelse la Repubblica. Qui, il voto fu vissuto come un atto di emancipazione, il sigillo a una lunga tradizione di lotte contadine e rivendicazioni sociali che vedevano nell’istituzione monarchica il volto di un passato da superare, legato alle gerarchie rigide dell’antico regime.
Eppure, a pochi chilometri di distanza, la storia prendeva una piega opposta. A San Giovanni Rotondo, la maggioranza degli elettori scelse il Re.
REFERENDUM ISTITUZIONALE DEL 2 GIUGNO 1946.
Provincia di Foggia: rilevazione dei voti per Comune.
| Comune | Repubblica | Monarchia |
| Rignano Garganico | 57,6% | 42,4% |
| San Marco in Lamis | 62,4% | 37,6% |
| San Giovanni Rotondo | 46,4% | 53,6% |
| Media Provinciale | 45,4% | 54,6% |
Perché questa diversità ?
Ci si potrebbe chiedere come sia stato possibile che tre comunità confinanti abbiano scelto destini così divergenti. La risposta non risiede solo nella politica, ma nel vissuto profondo di quei luoghi.
La scelta monarchica a San Giovanni Rotondo ā come in molti altri centri della provincia ā affondava le radici in una visione conservatrice, dove il Re era visto come il custode della stabilitĆ e di una tradizione che proteggeva da un futuro incerto e, per molti, temuto. In un clima di dopoguerra segnato dalla miseria e dalla paura di rivoluzioni radicali, la Corona offriva una rassicurazione psicologica, un legame con il passato che molti elettori non volevano recidere.
Al contrario, a San Marco in Lamis e Rignano Garganico, la spinta verso la Repubblica era il riflesso di un desiderio di riscatto. LƬ, il suffragio universale e la possibilitĆ di scegliere la forma dello Stato vennero interpretati come l’occasione per ribaltare i rapporti di forza e costruire una societĆ più equa.
La foto: testimonianza di un momento sospeso.

Questa immagine, che immortala un istante di quella storica giornata, ci parla più di mille statistiche. Guardate i volti di chi si accinge a votare: non cāĆØ solo la solennitĆ del momento, ma una tensione carica di aspettativa. Ć la fotografia di un popolo che, dopo il buio del fascismo e l’orrore della guerra, si trovava improvvisamente a dover decidere chi essere. Quegli sguardi concentrati, incorniciati dagli abiti di un tempo e dalla polvere delle piazze garganiche, raccontano la fatica di una scelta che, in Capitanata, fu tutt’altro che scontata.
Un’ereditĆ che ancora ci interroga.
Quella frammentazione del 1946 ĆØ oggi un pezzo fondamentale della nostra memoria collettiva. Ci insegna che la democrazia non ĆØ nata come un accordo unanime, ma come una sintesi complessa di visioni del mondo diverse, spesso contrapposte.
La Capitanata di allora, con la sua divisione tra chi guardava al futuro attraverso la lente repubblicana e chi si aggrappava alla soliditĆ monarchica, ĆØ la prova che la Storia non ĆØ mai un blocco monolitico. Ć, invece, il risultato di tante piccole storie locali, di campanili che hanno pesato quanto le ideologie, e di un territorio che, proprio attraverso quelle differenze, ha iniziato a costruire la propria identitĆ civile.
Un territorio diviso tra il ricordo del Re e la promessa della Repubblica.
Il 2 giugno 1946 rappresenta per l’Italia un momento di svolta epocale, il passaggio definitivo dal Regno alla Repubblica. Tuttavia, a guardare da vicino le mappe elettorali dell’epoca, come emerge chiaramente dai dati della provincia di Foggia, scopriamo che quel voto non fu affatto un plebiscito univoco, bensƬ la testimonianza di un territorio profondamente lacerato nelle sue convinzioni identitarie.
Una provincia in equilibrio precario.
A livello provinciale, il dato complessivo ci consegna un ritratto emblematico di una Capitanata a trazione monarchica: 155.852 voti (54,6%) per la Monarchia contro 129.743 (45,4%) per la Repubblica. Questi numeri raccontano di una provincia che, nel 1946, guardava ancora con timore al cambiamento, preferendo la stabilitĆ della corona a un futuro repubblicano che appariva, per molti, ancora incerto.

Gli estremi della Capitanata.
Analizzando la tabella, balzano all’occhio percentuali che oggi appaiono quasi estreme. Da una parte troviamo Volturara Appula, vero bastione monarchico con un impressionante 97% di voti per il Re. Dall’altra, comuni come Celle di San Vito mostrarono una schiacciante preferenza per la Corona (96,1%), contrapponendosi in modo netto a realtĆ come Orsara di Puglia, dove la Repubblica vinse con un robusto 76,1%.
Una storia che parla ancora
Guardare oggi ai dati non ĆØ solo un esercizio di memoria, ma un modo per comprendere la complessitĆ della nostra terra. La Capitanata del 1946 era un mosaico di opinioni, un laboratorio democratico in cui ogni campanile, ogni piazza, ogni cittadino stava definendo, nel segreto dell’urna, non solo il volto del Paese, ma anche la direzione del proprio riscatto o la difesa delle proprie radici.

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
