Nel cuore antico del più piccolo comune del Parco Nazionale del Gargano, dove il vento profuma di calce fresca e macchia mediterranea, ogni pietra ha una voce e ogni portone una storia da raccontare. Tra le viuzze lastricate che si affacciano come un balcone infinito sul Tavoliere, ci sono personaggi che non sono finiti nei libri di storia, ma che hanno inciso il proprio nome nella memoria affettiva di un’intera comunità. Uno di questi è Antonio “Tonino” Ramunno, per tutti semplicemente “Lu Cantenire”.

Nato il 4 ottobre 1935 nella vicina San Marco in Lamis, Tonino approdò a Rignano portato dal destino e dalla vocazione di un mestiere antico: quello dell’accoglienza. I suoi primi passi li mosse in Via Ripa Forestelle, un vicolo stretto dove la vita scorreva lenta, per poi stabilirsi definitivamente nella storica cantina di Via Portagrande. Quel locale non era un semplice esercizio commerciale, ma un piccolo tempio laico del paese. Varcare quella soglia significava entrare in un mondo fatto di profumi sinceri: l’odore pungente del vino nuovo nelle botti, il vapore invitante dei ceci messi a cuocere lentamente nel coccio e il suono secco delle carte da gioco picchiate sui tavoli di legno consumati.

Con il tempo arrivarono la modernità, le prime bottiglie di gassosa frizzante e le bustine di patatine per i più piccoli, ma l’anima della cantina rimase immutata. Tonino era il baricentro di quel microcostmo. Uomo dal sorriso spontaneo e dallo sguardo mite, incarnava la nobiltà del commerciante d’altri tempi. In un’epoca in cui la solidarietà era la vera moneta del paese, Tonino non girava mai le spalle a nessuno: quando le tasche di un avventore erano vuote, con gesti calmi estraeva una matita e segnava il debito sul taccuino. Nessun sollecito, nessuna fretta: c’era la fiducia incrollabile che “domani” le cose sarebbero andate meglio per tutti.

Dietro al bancone e tra i tavoli della cantina si intrecciava anche la trama profonda della sua vita privata, segnata da grandi dolori, rinascita e un immenso amore per la famiglia. Dal primo matrimonio con Antonietta Parracino nacquero tre figli: Carla e i gemelli Daniele e Pasquale. Dopo la scomparsa di Antonietta, la vita di Tonino ritrovò la luce e il calore grazie all’incontro con Anna Maria Rubino, foggiana classe 1952, con la quale condivise il cammino e dalla cui unione nacquero Monica e Doriana. Una grande famiglia allargata, cresciuta nell’insegnamento quotidiano della dignità e del lavoro.

Oggi che le porte di Via Portagrande hanno cambiato tempo, l’eco delle risate e il rumore dei bicchieri risuonano ancora vividi nei ricordi di chi c’era. Dalla sua vita lontana dal Gargano, la figlia Doriana custodisce quel patrimonio intangibile fatto di valori antichi che non sfioriscono con il tempo:
“Uomini come lui ce ne sono pochi al mondo. Ci ha insegnato il rispetto e la passione per la vita. Papà non gestiva soltanto la cantina: durante le feste di paese preparava panini e vendeva bibite, e nei mesi freddi si occupava anche della vendita della legna per stufe e caminetti. Poi, non dimentichiamo che era conosciutissimo per le sue barzellette e per i suoi detti popolari: insomma, indossava sempre il suo sorriso più bello.“

È così che Rignano Garganico continua a ricordare il suo oste: non soltanto come un commerciante, ma come un custode di umanità, capace di riscaldare il cuore di un paese con la semplicità di un sorriso, un piatto caldo e un bicchiere di vino offerto con il cuore.

E voi vi ricordate quante sane ubriacate da Tonino? Bastava un bicchiere di vino ed un gazosa ed eravamo già in tilt.
Ciao Tonino, ovunque tu sia. Siamo stati bene con te.

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
