Bel racconto quello di Antonio Monte sull’avvertito e praticato “culto dei morti nel Gargano”. Talvolta, basta un sogno, per spingere i tuoi ricordi verso le persone care fino a farti piangere.Di seguito il commovente testo, compreso il titolo:

“Soltanto in sogno Novembre 1963 Da sempre il mese di novembre mi fa divenire ponte, con i piedi sulla terra e la mente proiettata all’Orizzonte. Dopo nove mesi dalla sua scomparsa, così mia madre è apparsa, soltanto in sogno, mi ha dato ancora il sostegno passeggiando al mio fianco e frenato il mio pianto: “Non piangere per me, ti spiego il perché. Ogni destino è segnato nell’album divino, la vita o la sorte inizia con la nascita e finisce con la morte. Nessuno la vuole capire che si nasce per morire. La vita ha per tutti un sentiero, per alcuni facile, per altri più severo. Può essere dritto o storto, lungo o corto. Nel sentiero viaggia la diversità, equilibrio dell’umanità: il sano e il malato, il serio e lo scapestrato, il ricco e il poverello, il bimbo e il vecchierello, tutti verso il proprio confine che non è la fine. Dopo vi è un’altra realtà, il mondo dell’Aldilà, affollatissimo di Anime serie e degne che appaiono soltanto in sogno. Anime che non gradiscono pianti, lamenti e cuori affranti, ma pensieri, buone azioni e preghiere; di queste cose si nutrono mattini e sere.

Ricordando l’espressione dei loro volti che partecipano alla vostra vita come una volta, disinvolti. In ogni cimitero aleggia il mistero, la foto con lo sguardo fisso che invita alla preghiera, e dopo aver recitato l’Eterno Riposo, si nota in quel viso il lieve sorriso, la conferma che circola libero nel paradiso. Quattro sono i comportamenti richiesti all’umanità: spirito di sacrificio sia dentro che fuori il proprio edificio; cultura per informarsi e formarsi di bravura, anche quella locale è utile e sana; familiarità, come specchio della propria essenza, rispettosa dell’appartenenza e delle proprie radici di cui essere sempre fieri e felici, perché il nobile affetto che si riceve, si lascia in eredità; spiritualità utile ad accettare la diversità e che aiuta a gestire disavventure e malanni con meno affanni.

Per la ricorrenza del 2 novembre, un tempo, si portava rispetto e riverenze alle persone a lutto e ai morti innanzitutto. Ognuno arredava il cimitero con fiori e cero. Ritornavano i contadini dagli orti per fare visita ai propri morti. Curvi rientravano i cafoni, guidando le bestie con i bastoni, muli cavalli ed asinelli carichi di legna e carbonella. Con la visiera sulla fronte e la dentiera disastrata davano la buona sera con mezza risata. Li aspettavano la famiglia unita e composta, ognuno al proprio posto, con il camino acceso, con il lume alla finestra, con il lardo appeso per condire la minestra. In un solo piatto si consumava il pancotto ed era il braciere a far da salotto, fatto di stagno in mezzo al rotondo tavolato si appoggiavano i piedi per essere riscaldati. Intorno a quel fuoco, tutte le donne erano operose con aghi, telai e fusi preparavano il corredo per le spose. Il calore della brace riscaldava l’affetto e coltivava il rispetto, i figli ascoltavano i consigli e la famiglia lievitava a meraviglia. Alla sera, i bimbi andavano dietro le porte del parente a bussare con voce prepotente “Dammi il pane per i morti se no ti sfascio la porta”.

Apriva la vecchierella che si privava della scorta prelevando frutta secca dalla sporta e qualche caramella fatta in casa anche quella. Tutti a letto quella sera per recitare la preghiera, per diventare buoni e ricevere ricchi doni, per quelli che avevano fatte marachelle nelle calzette trovavano ceneri e carbonelle. Allora, non c’era la televisione ma una generazione che si nutriva di ingenuità e la calzetta di dolci metteva felicità.

Oltre alla notte della libertà dei morti, la calzetta per i bambini viene fatta scendere dai camini nelle varie località dove viene venerata la divinità; alla Immacolata Concezione, quando avviene tra i vivi e i morti la riconciliazione; a Santa Lucia, che illumina a tutti la via; a Natale per la rinascita spirituale, a Capodanno per iniziare uniti tutto l’anno; all’ Epifania, quando la libertà dei morti viene portata via e l’anima più anziana, definita comunemente Befana, s’incarica di persona a far scendere i doni dai camini, intanto con la scopa raduna le anime nel sentiero per accompagnarle al proprio cimitero. La tradizione della calzetta calata dai camini è per far rivivere nella mente dei piccini il continuo affetto del parente defunto che come presunto vaga nell’altra realtà, nel mondo dell’Aldilà. Non piangere per me ti ho spiegato tutto il perché”. Antonio Monte del Gargano”

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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