Commovente e partecipata la Processione della Via Crucis di ieri sera, a Rignano Garganico. Si è mossa dalla rinascimentale Chiesa Matrice dell’Assunta, alle ore 19.00 in punto e vi ha fatto ritorno, dopo un’ora e mezzo circa, attraversando parte dello spopolato centro storico e in lungo e in largo il popoloso quartiere di San Rocco, dove si concentra in massima parte la popolazione ridottasi dalle 3000 unità e passa del 1961, alle 1900 al momento.

Per due anni consecutivi la manifestazione è saltata per via del Covid 19. La stessa guidata dal parroco Don Santino Di Biase e dal vice Don Antonio Gianfelice ha sostato puntualmente ad ogni stazione, allestite con devozione ed ornamenti nei punti strategici del percorso, come quello allestito in Via Guttuso, 4 (vedi foto). Qui, un devota a letto con voce commossa, su indicazione del sacerdote, il passo evangelico adeguato, accolto con sottesa condivisione dal numeroso pubblico presente e dal pubblico degli anziani ed ammalati, affacciati sui balconi delle vicine case.

Come nei trascorsi anni a dare colore c’erano gli incappucciati e lo stuolo delle vergini vestite e velate di nero, ciascuno con un cuscino tra le mani con sopra i simboli della crocifissione. L’altro particolare è il divieto del suono delle campane, in segno di lutto, con funzione di avviso sostituito dalla “Tremula” o dagli strilli, congegni in legno un tempo assai diffusi tra i ragazzi durante la Settimana Santa.

Al Venerdì Santo è assai legato il culto dell’Addolorata, assai avvertito dalla gente e condiviso dal parroco don Santino. Non a caso, grazie a lui, la vecchia e malandata statua, qualche anno fa è stata rimessa a nuovo con un oculato ed artistico intervento di restauro.

Oggi, proseguiranno i riti della vigilia, che si concluderanno nella nottata con la Santa Messa Solenne con la Resurrezione del Cristo al Gloria. Evento, quest’ultimo, un tempo salutato dopo l’improvvisa caduta del panno che, a mo’ di sipario, copriva l’intera scena madre, con strepiti, grida e pianti a dirotto, accompagnati dal suono cupo delle citate ‘Trèmule’ (piccole tavole con maniglie) e da quello acuto de ‘li striddele’ (piccoli congegni di legno) >>.

Si spera, di fare meglio il prossimo anno , quando la malattia e la paura del Coronavirus sarà un ricordo lontano, debellato definitivamente.

N.B. Nella foto, un momento della Processione del Venerdì Santo

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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