‘Murales‘ giganti nel centro storico di Rignano Garganico? Al momento si ha certezza della sua esistenza ed evidenza almeno di uno. Si tratta di quello realizzato in Vico Orso, sullo sfondo di una doppia scalinata in pietra, una a destra e l’altra a sinistra, con le quali si raggiungono i rispettivi monovani siti al secondo piano, di cui ai numeri civici 13 e 15, al momento abitati saltuariamente nei periodi di festa.

L’affresco comprende il profilo di due visi umani, con tanto di firma. Per modo di dire! Si tratterebbe, invece, di una scritta a stampatello, di sapore sibillino. Nonostante la nostra attenzione, di essa non si è riuscito a capire bene la forma e il contenuto (si veda foto).

A segnalarci il fatto in mattinata ci ha pensato il sovrintendente onorario del posto, avendo appreso la notizia da facebook, pare positivamente segnalata da qualche amministratore uscente, per via della singolarità e novità dell’immagine, che verrebbe a rompere la monotonia di questi luoghi costituiti da porte chiuse, spesso cancellate in ferro, da muri slavati, di cui non si intravede più il colore originario. Fino agli anni ‘60, i caseggiati erano dei veri e propri alveari, da cui fuoruscivano o si rintanavano decine e decine di volti allegri di fanciulli e giovani, frammisti a quelli scavati dalla fatica, di adulti ed anziani. Vi abitavano più di tremila persone, quasi il doppio della popolazione attuale.

Le pareti interne ed esterne delle case erano tutte biancheggiate con calce viva, la stessa che si raccoglieva alle “calcare” di Lucito o Jancuglia, dove si cuocevano le pietre con la legna e poi si scioglievano con l’acqua limpida delle cisterne o prelevate dalle prime fontane di acqua corrente situate nei luoghi strategici. Erano le donne a biancheggiare, al posto degli uomini impegnati al lavoro nelle campagne o nelle botteghe artigiane. Le stesse si armavano di lunghe canne alla cui testa ci mettevano un apposito grosso pennello, fatto di setole che di volta in volta imbevevano del liquido bianco e lo spalmavano sulla parete interessata.

Riprendendo il discorso dei “murales” per tastare, come si vuol dire il polso della situazione ci siamo recati direttamente sul luogo dell’accaduto, il primo, essendo un valente fotografo, fornito della sua professionale macchina ed io provvisto dell’indispensabile telefonino. Per gli appunti, mi bastava quello che vedevo dal vivo. Ci si è unito a noi, Matteo Petruccelli (vedi foto) di passaggio da queste parti per via dei genitori che risiedono stabilmente nelle vicinanze.

La visione mi ha lasciato di stucco, perché questa volta anziché trovarmi di fronte una parete brutta e slavata, l’ho vista pitturata di tutto punto (ignoro la tecnica usata, il mio compagno dice che si tratta di carta incollata). Davanti ai miei occhi si presenta una grande scena con due profili di persona in atteggiamento pronunciato e in evidenza come si trattasse di foto ben incastonate. Mi sono alquanto emozionato.

Dopo di che sono passato all’analisi, notando subito la scritta a stampatello posta in basso , che ha confuso un po’ le mie idee. Mi sono subito chiesto si tratta di arte o di volgare imbrattatura tou court? Alla domanda non mi sono dato una precisa risposta e vago ancora nell’iperuranio delle supposizione. Ho sbirciato pure io facebook.

Qui alcuni parlano di una vera e proprio arte, avvicinandone gli scopi dello “stupor mundi” (per modo di dire), come il seggiolone sulla ripa e propendono per un affresco generalizzato che investa l’intero centro storico, dimentichi che per fare questo ci vuole un vero e proprio progetto tecnico, descrivendo appuntino la mappa del colore di ogni caseggiato od angolo. Una mappa, quest’ultima, che, secondo i bene informati, dovrà essere preventivamente approvata dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali.

Anzi, secondo il nostro compagno di viaggio, il sovrintendente onorario, anche per fare l’inguacchio odierno ci voleva il permesso della predetta autorità statale. Con ogni probabilità sarà lui stesso a sollevare il problema nelle sedi competenti. Intanto, accontentiamo dell’ultima notizia sul tema.

Abbiamo appreso, altresì, che l’artista – autore è un sammarchese. Ma questo conta e consola poco. Di certo l’argomento entrerà del dibattito elettorale in corso!

N.B. Al n. 15 di Vico Orso, chi scrive è nato ed ha vissuto sino all’adolescenza e pertanto ha tanti ricordi da raccontare e da trasmettere alle nuove generazioni. Lo farà!

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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