Tenuta Corigliano vista dall'alto

Cambio di guardia alla Tenuta “Corigliano”, Hotel – Restaurant a quattro stelle, alle pendici di Rignano Garganico. Infatti, da pochi giorni è subentrata, nella titolarità gestionale, la società di Dominique Dellisanti, nota Interior Designer ed organizzatrice di eventi in quel di Foggia.

La manifestazione  inaugurale, sostenuta per l’occasione da un selezionato pubblico di invitati ed ospiti d’onore,  avrà luogo domenica 30 giugno, con inizio alle ore 19.00. presso l’incantevole residenza, con vista panoramica e piscina (vedi foto). Tra l’altro ci sarà pure il giovane sindaco, Luigi Di Fiore. Il complesso si trova alle radici del Gargano Meridionale, ad un chilometro circa da Villanova e a qualche centinaio di metri dalla pedegarganica, in un luogo   dove la natura si presenta ancora del tutto selvaggia ed incontaminata. La struttura ha una storia lunga. Essa ricalca l’antica ed amata dimora di campagna dei baroni e poi marchesi Corigliano, che, per oltre due secoli e mezzo hanno governato il feudo omonimo. Dimora,quest’ultima, diventata in seguito avviata ed attiva masseria dei nuovi ricchi.  L’agglomerato spunta all’improvviso, con il suo tipico candore della pietra rimessa a nuovo, tra una selva di ulivi plurisecolari. Nel visitarla abbiano provato più o meno le stesse emozioni di Padre Michelangelo Manicone, che nella sua Fisica Appula, recita a proposito: “ Oh forestiere, vuoi tu godere d’inverno in Arignano? (Noi diremo in tutte le stagioni!). Calatene, e vattene a soggiornare ne’lieti casini del Marchese: oh quanto presto si apre colà la gentile primavera!…”.  Il tutto lo si deve, grazie alla posizione aerea che solleva la struttura di alcune decine di metri sul Tavoliere sottostante, alla gradevole ventilazione dei zefiri,  alla piscina scoperta, contornata di zampillanti fontane, di cui si è dotata negli ultimi tempi, in ossequio alle raccomandazioni fatte dallo stesso Manicone nella citata opera. E questo, in alternativa al grosso “pilone” di ieri che serviva per dissetare o detergere ‘ uomini e bestie’. “Dinanzi al casino – suggerisce il Manicone – ‘va costruita’ un’ampia vasca di viva pietra, dove Ninfe, e pastori, verseranno sempre limpide acque…  E poi, ormai ‘fissato’ sul tema del “mefitismo” che ai suoi tempi tormentava l’intera Capitanata, scrive più avanti: “E’ proprietà dell’acqua decomporre i gas acidi, e di purificare così l’aria atmosferica!… Ecco perché dinanzi ai casini formar deonsi delle ampie vasche, cavandosi dove si voglia, e si trova l’acqua sotto la superficie…”, come appunto è stato fatto dai gestori precedenti della tenuta. Riguardo all’aggettivo “secolare” attribuito agli ulivi, troppo spesso abusato, nel caso in questione la verità è lapalissiana. A riferirne l’autenticità, è un documento di compravendita di un uliveto contiguo tra il Marchese Luigi e il notaio don Biase De Maio, popolarmente noto al momento col nome “Don Biase”.  In esso si afferma che il medesimo uliveto è stato piantato nel 1797. cioè un anno prima che il  barone Luigi ottenesse il titolo di  marchese. Al momento non è appurabile se la messa a coltura di essi sia avvenuta per semenzaio o per pali o rami prelevati da altri alberi. Circa la nuova denominazione data al complesso, occorre precisare che lo stesso era noto, fino a qualche anno fa, col nome di “Casino di Piccirillo”, così come pure l’intera contrada, certificata da una documentazione storica inoppugnabile. Ed ora vediamo la struttura. Essa comprende un complesso di stabili, restituiti al loro antico splendore, attraverso un sapiente intervento di restauro conservativo nella fattura, ma moderno nella destinazione d’uso e funzione odierna dei vari locali. Si tratta di un vero e proprio ristorante – hotel di rango, cioè capace di rispondere alle esigenze di un pubblico raffinato ed amante  non solo della gastronomia genuina e dei prodotti tipici che offre il territorio, ma anche del paesaggio che lo circonda, dove persino nella stagione rigida – a quanto poeteggia P. Manicone – “ …flora e zefiro si ribaciano la prima volta, e vengono coperti di fiori, i mandorli, e orlati di bianchi fioretti i sentieri…” (Fis. Appula, tomo V, pag. 14). Per di più vi si gode dalla modesta altura un panorama piuttosto ampio: di fronte la piana Tavoliere, che si presenta come un fazzoletto ricamato a scacchi,  a seconda delle diverse forme di proprietà e di coltura; più in là s’intravedono i vari centri abitati, compresi quelli del Sub Appennino con i tipici agglomerati di case bianche; a Nord, oltre agli scoscesi valloni e agli affioramenti rocciosi di Primaiula, si vede come se fosse ad un tiro di schioppo, Rignano, appollaiato sulla cima della montagna, come un guardiano che domina con le sue case, quasi che volessero  rotolare giù per la ripida china. Vi sono quattro ampie sale per la ristorazione, ampiamente suggestive, perché uniscono coralmente le esigenze del palato con quelle dell’ospitalità. Ci sono anche i posti letti, per chi intende intrattenersi per qualche tempo a godersi la pace e il silenzio che vi regna sovrano nelle sue stanze, arredate di tutto punto di mobili d’epoca, quasi a restituirti un pezzo di storia di vita dei suoi antichi e nobili abitatori. Da visitare nei dintorni, oltre alla contigua cappella gentilizia dei Corigliano, dove un tempo campeggiava sulla parete lo stemma nobiliare, ora accortamente riposto e custodito in casa dagli attuali possessori,  il trappeto della masseria e quello più antico, datato 1797, ubicato a poche centinaia di metri nella citata località denominata “Don Biase” ai piedi della Lama, pure posseduta un tempo dal marchese. Ed ancora è possibile ammirare l’agglomerato ‘misto’ di Piccirillo, in prossimità della pedegarganica, dove si trovano altri cimeli e riferimenti della nobile famiglia. Qui , oltre a gustare pasti genuini, frutti della tradizione e della produzione locale, sono possibili organizzare, serate da ballo e di ascolto di buona musica,  meeting, congressi. Domani si farà di più – a quanto ci assicurano i nuovi gestori . Per esempio: campi di calcetto, di pallavolo, di tennis, parco giochi, bocce, discoteca e animazione e quant’altro adatto per un soggiorno tranquillo e ricreativo per il corpo e lo spirito. Un ampio spazio sarà dedicato all’acculturazione degli ospiti, tramite l’organizzazione di mostre pittoriche e fotografiche, l’istituzione di una biblioteca corredata di testi sulla storia, le tradizioni locali e sui beni culturali ed ambientali, di documentazione originale e di quant’altro parlano del passato di questi luoghi e dell’intera Capitanata.  A questo punto si può dire che  La Tenuta Corigliano è un luogo ideale per piccoli e grandi eventi, come battesimi, prime comunioni, feste private e soprattutto per matrimoni. Qui per davvero l’avvenimento potrà essere, come si è solito dire, da “favola”, Infatti, per immortalarne la portata non occorre affatto spostarsi altrove, perché l’intero complesso e i dintorni son fatti di ‘cose’ antiche e di angoli suggestivi ed invidiabili, per pittori e fotografi. C’è poi la letteratura e la musica. Ambienti, luoghi e ricordi di vita vissuta traspirano da ogni dove  e stimolano la creatività e il talento nascosto degli utenti più sensibili. I servizi sono ottimi ed originali. Fino a qualche anno fa c’era da ammirare perfino la ben conservata“toilette” , utilizzata dal marchese Luigi  sino al 1844, durante il suo soggiorno per affari o per vacanza, condivisa sicuramente dai familiari più intimi e dagli ospiti illustri che vi si recavano in visita, come per esempio il Vescovo Padre Antonio Fania da Rignano (nel 1837 e nel 1839), suo protetto e consigliere, nonché uomo di cultura e scrittore principe nella Roma di Papa Pio IX. Va da sé che  la Tenuta in parola con la nuova e superlativa  gestione della Designer Dellisanti è destinata da subito a fare un ulteriore passo avanti in direzione della sua affermazione gastronomica, residenziale e turistico – culturale in genere.  Andiamo, dunque, sul posto  e  ci accorgeremo da subito che il luogo dove stiamo è quello più originale e bello non solo del circondario e della provincia, ma dell’intera Puglia.   

 

 

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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