Tramonto con innamorati

Di solito è la voce che rimane quella che  emerge per prima nella nostra mente, dopo  la lontananza di una persona cara. Vi resterà per pochissimo tempo.

Al riguardo, illuminante è la “brevissima” e significativa lirica, pubblicata da poco da Alexis, il giovane poeta sammarchese, che da tempo snocciola e fissa in appropriate poesie  i ricordi e i sentimenti suscitati dall’amore durante la lontananza. La voce della persona cara, che a noi è quotidianamente vicina, è quella che si avverte maggiormente durante il distacco. E’ il suono e il timbro di esso, indistintamente dal dire, quello che ci fa gioire e ti rende felice. E il chiamarsi spesso via telefono o cellulare, anche per dirsi niente, è quello che caratterizza la comunicazione odierna sempre più avanzata, grazie all’inarrestabile evoluzione della scienza e della tecnica. Talvolta basta solo un “Ciao!” e ti senti felice da morire, perché quel “Ciao!” viene dalla  persona amata. Per i più provveduti c’è, poi, il “chat” e il colloquio diretto video-audio a sentirti unito a chi ti ama. Per cui oggi essere lontani è solo un problema  relativo e non più sostanziale come era una volta, allorché i nostri sentimenti viaggiavano attraverso fiumi d’inchiostro o foto ingiallite ed annose, data la rarità del mezzo, usato solo nelle fasi più importanti della vita, come nascita, battesimo, matrimoni, ecc.  Il ripetitivo in questo caso non scoccia,  perché  l’oggetto del nostro desiderio non è il prossimo in senso lato, ma la persona amata con la quale si relaziona. Ecco, l’estrema sintesi che ne fa al riguardo il poeta in menzione con:  “La Tua voce /Tutto di te è presente nella mia mente, e nei ricordi vivo tutto di te. Ma, mistero dell’amore, la tua voce non riesco a viverla. Eppure, quando sei dove son io, è sentire la tua voce a rendermi più felice. Ecco, ora sai, amore, perché ti chiamo spesso, pur non avendo niente da dirti/ Alexis giovane poeta sammarchese”.  Di seguito  un’altra poesia, pregnante di filosofico significato ed insegnamento. Si tratta di  Vivere il Sogno /Se tu, lettore, leggi questa /poesia, la tua vita scorre /nella quotidiana normalità /e stai vivendo un sogno, /ma contezza non ne hai./ Quando avverse ti sono /le umane vicende, dalla lettura e da ogni altro libero /respiro ti allontani. /Più avverse esse ti /sono, più sogni riavere /la propria vita, tornare alla propria quotidianità./ Dunque, lettore, leggendomi, /continui a vivere il tuo sogno, / ma ora ne sei consapevole.  Oggi giorno vivere un sogno  significa vivere la quotidianità con sentimento, ma quando ti capitano cose avverse, sospinto dal desiderio di dimenticare ad ogni costo i momenti infelici,  continui a vivere la quotidianità  con più consapevolezza.  Tale componimento, a prescindere da ogni sollecitazione intellettualistica , spinge l’umanità ad affidarsi al sogno – speranza  al fine di ricominciare a vivere dopo una eventuale disgrazia o avversità  la propria vita. Il sogno in questo caso significa futura realtà nell’eterno divenire  della vita e del mondo. Pertanto, conclude l’autore, leggendo e riflettendo su tale considerazione si continua a vivere la propria quotidianità con maggiore consapevolezza e realismo, accorciando così il separé che normalmente divide in teoria il sogno dal reale. Al termine di ogni attivismo, anche il più acceso ed impegnativo nella professione e nel lavoro, tutti gli uomini diventano un po’ filosofi  e apprendono, attraverso gli squarci tarsiani (San Paolo) che illuminano il loro trascorso esperienziale, i significati veri e le finalità della propria ed altrui esistenza. Insomma, la poesia di Alexis,  nonostante l’ermetismo del suo contenuto, anche in queste ultime due composizioni, riesce a stupirci con i suoi singolari insegnamenti.

 

N.B. Nella foto  “Tramonto d’Amore” (Archivio Web)  

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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