Rignano G., panorama

Persona affabile e intraprendente, Nicola Squarcella non c’è più. Si è spento l’altro giorno a Casa Sollievo della Sofferenza in San Giovanni Rotondo, città che gli aveva dato i natali, 92 anni fa.

Come accade di questi tempi, niente esequie e corteo funebre. La salma, portata direttamente nel Cimitero di Rignano Garganico, paese di adozione, dove era residente sin dal matrimonio. Dopo la Santa Benedizione impartita dal parroco, Don Santino Di Biase, la stessa è stata tumulata ieri nella tomba di famiglia, accanto alla moglie Elisa. Donna, quest’ultima, assai simpatica e tuttofare, spentasi alcuni anni fa, con  sommo rimpianto della famiglia e della popolazione. Qui l’uno e l’altro coniuge erano piuttosto noti, per aver gestiti per diversi anni, uno dei due distributori di benzina, esistenti in paese. Stazioni di servizio, queste ultime,  che ora, per via di cambi di guardia e  alterne vicende,  non ci sono più, con somma sofferenza degli automobilisti locali, costretti a fare rifornimento altrove. Ed è per questo che   l’uomo, come pure l’inseparabile moglie, era conosciuto da tutti, col nomignolo di ‘Nicola la benzina’, in alternativa all’altro “Lu sangiuvannare” (il sangiovannese). A causargli la morte non è stato tanto il deperimento fisico dell’età, quanto la depressione, residuo del forte dolore patito per la tragica morte del giovane figlio, Giovanni, avvenuta lo scorso anno, a seguito di un incidente di caccia. Come si ricorderà, quest’ultimo, era una inseparabile guida di Lucio Dalla, quando si allontanava dalle Tremiti, e veniva sul Promontorio, per assaporare i segreti reconditi della natura selvatica e trarre ispirazioni per le sue canzoni e musiche. Più volte era stato pure a Bosco Iancuglia, a sei chilometri dal paese..  C’è di più, dopo la chiusura dell’attività, l’uomo svolgeva a tempo pieno l’attività di ‘factotum’, ossia di uomo di fiducia presso la masseria di Paglicci alla dipendenza dei Bramante, famiglia bene della città di San Pio. Ed è per questo che assieme al padrone don Michele prima e dei figli in seguito, aveva contatti diretti con gli archeologici della vicina ed omonima Grotta, il noto sito paleolitico di fama mondiale. Chi scrive, ricorda di aver partecipato ad un pranzo campagnolo a base di ragù con le orecchiette e di arrosto di carne di agnello, preparato dalla grande donna sopraccitata insieme ad altri aiutanti, come Antoniuccio, ‘Ntunètta’ e Sabina. Pranzo,  consumato nello spiazzo antistante la storica masseria, già sede di caccia dei re Borboni (ora rinomato agriturismo). Era primavera inoltrata. C’erano tutti quelli dell’équipe, compreso Arturo Palma di Cesnola (scomparso lo scorso anno, a Firenze, pure ultranovantenne), nonché Michele Vocino di Sannicandro Garganico,  giovane allievo, che scomparirà di lì a poco a causa di un incidente d’auto. Ed è per questo che sia il pranzo sia i suoi partecipanti rimasero sempre impressi nella mente di Nicola. Non a caso egli chiedeva spesso notizie degli scavi (che non ci sono più) e dei suoi strabilianti risultati delle ricerche e ancor di più degli attori. Insomma, con lui se ne va un altro pezzo di storia non meno importante di Grotta Paglicci. Addio Nicola, non ti dimenticheremo mai!.

 

 

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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