Di nuovo sul piede di guerra (per modo di dire), la comunità rignanese. Tanto per decidere come e quando intervenire, per ripulire da cima a fondo il paese e dintorni da ogni immondizia.

A farsi avanti per primo è il sindaco Luigi Di Fiore, ecologista della prima ora, che si promesso subito di intervenire, come già accaduto in passato, convocando un apposito raduno, previsto nella mattinata di domenica 23 maggio davanti alla Chiesa di San Rocco, luogo vitale della cittadina. Lo fa sapere tramite facebook con un posto mirato che riproduciamo di seguito integralmente “L’Avis, la ProLoco, la Protezione Civile, la Sima Ecologia e il Comune di Rignano Garganico, organizzano la giornata ecologica per ripulire in profondità alcune zone di Rignano, da definire in funzione del numero di persone che parteciperanno. Invitiamo tutti coloro disponibili e volenterosi, a partecipare a questo bel momento di condivisione, spensieratezza e amore per il nostro territorio. Vi aspettiamo domenica a partire dalle ore 08.00!! Buona serata”.

Anche in questa occasione la parola d’ordine pare essere : “Ripuliamo Rignano da ogni immondizia, per farlo tornare lindo, bello ed accogliente”, così così come già fatto due anni fa dai medesimi soggetti promotori e fattori, attirandosi la stima degli abitanti e soprattutto dei turisti e dei visitatori. E’ un appello, quest’ultimo, che potrebbe e dovrebbe essere condiviso da tutti, così come lo fu tanti anni fa alla Bit di Milano, allorché fu esposta in un vasetto- souvenir targato appunto “Aria pulita di Rignano Garganico”.

Il tutto fu simboleggiato, invece, dai suoi prodotti tipici , suscitando nel contempo l’ammirazione dell’allora presidente della Provincia, che ne capeggiava lo stand intercomunale. Entusiastica fu anche la pulitura sostenuta qualche anno fa dalla medesima équipe che rivoltò l’intero paese e le sue campagne circostanti, facendole diventare appetibili da ogni punto di vista.

Per quando riguarda il “fuori-Rignano”, sarebbe auspicabile un intervento generale in località “Centopozzi”, ormai inaccessibile per depositi antichi di rovi, erbacce e quant’altro. Si tratta della seconda dolina più estesa del Gargano, dopo quella di Pozzatina, e forse anche dello stivale. Un tempo essa era l’oggetto – desiderio prima della soppressa Comunità Montana del Gargano e poi dell’Ente Parco.

 Possiede pure la patente di luogo storico per antonomasia, come dimostrano alcuni documenti e diplomi, risalenti al periodo bizantino. In uno di essi, lo si definisce un “locus ubi acquae surgunt”, a certificare che il contenuto dei suoi innumerevoli pozzi era costituito era costituito da acque sorgive e non da depositi di acque piovane.

Non a caso per la sua stabilità e salvaguardia furono attuati diversi interventi conservativi e valorizzativi. Da alcuni anni versa nel più completo abbandono, alla mercé di chicchessia, compresi eventuali vandali e dispregiatori della natura.

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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