Gentile Direttore,
scrivo queste righe per condividere una riflessione profonda e, per certi versi, amara sulla situazione politica e sociale della nostra comunità, alla luce della “discussione” che sta animando il dibattito pubblico locale in vista delle prossime scadenze elettorali.
Si fa un gran parlare della ricerca del “bravo candidato sindaco” e di progetti ambiziosi come “Rignano che vorrei”. Tuttavia, c’è un dato di realtà che rischiamo costantemente di ignorare: le visioni dei cosiddetti “migliori” rappresentano spesso una minoranza rispetto al tessuto reale della cittadinanza. La cruda verità è che alle urne pesa tanto chi sa apparire quanto chi, al contrario, resta nell’ombra. Eventi, grigliate, iniziative celebrative o serate tematiche, per quanto importanti possano essere sulla carta, non intercettano i bisogni di chi vive la città ai margini dell’attenzione mediatica e politica.
Gli invisibili vogliono voce e attenzione ai loro problemi. Purtroppo chi si crede il migliore, chi alimenta il proprio ego, diventa cieco e non vedrà mai gli invisibili.
Questo è il vero nodo irrisolto. Esiste una parte consistente della cittadinanza che potremmo definire “invisibile” agli occhi della politica autoreferenziale. Sono persone che non cercano passerelle o vetrine, ma chiedono semplicemente ascolto e soluzioni concrete ai problemi quotidiani.
Finché chi aspira a governare continuerà a nutrire il proprio ego e a muoversi all’interno di una bolla di visibilità, rimarrà inevitabilmente cieco di fronte a queste istanze. È tempo di smettere di scaldarsi per le logiche di facciata e iniziare a dare voce a chi, oggi, non si sente rappresentato da nessuno.
Cordiali saluti.
Un lettore affezionato

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