Il panorama storico e religioso del Gargano è da sempre indissolubilmente legato alle tradizioni delle confraternite e dei sodalizi laicali. Sodalizi che, per secoli, non sono stati soltanto luoghi di preghiera, ma veri e propri pilastri del tessuto sociale, assistenziale ed economico delle comunità locali.
Eppure, muovendosi tra i comuni del promontorio, si nota un’incredibile dicotomia. Se in centri vicini come San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, San Nicandro Garganico e Monte Sant’Angelo le confraternite sono ancora oggi vivissime, custodi di riti millenari e partecipate da centinaia di iscritti, a Rignano Garganico questa straordinaria organizzazione è progressivamente svanita, lasciando dietro di sé solo flebili tracce nella memoria collettiva e nella toponomastica.
Ma quante erano un tempo a Rignano? E perché si sono spente, mentre altrove continuano a prosperare?
Le confraternite di Rignano Garganico: un passato florido ma silenzioso.
Anche a Rignano Garganico, il paese più piccolo del Parco Nazionale del Gargano, la storia della devozione laicale ha radici profonde.
Quante erano?
Pur non raggiungendo le dimensioni dei vicini centri demograficamente più grandi, Rignano vantava un nucleo di sodalizi storici legati alle principali chiese del paese (come la Chiesa Matrice dell’Assunta e le cappelle rurali o periferiche). Storicamente, le confraternite locali – spesso intitolate al Santissimo Sacramento, a San Bernardino, al Rosario o a Sant’Antonio Abate – assolvevano a compiti fondamentali:
- Assistenza e carità: sostenevano le famiglie indigenti, i malati e provvedevano alle sepolture dei confratelli meno abbienti.
- Coesione sociale: erano il principale ammortizzatore sociale in un’economia prevalentemente agropastorale e segnata da forti ristrettezze.
Nonostante la loro importanza, a differenza di quanto avvenuto altrove, la struttura organizzativa di questi sodalizi a Rignano si è progressivamente disgregata fino a spegnersi quasi del tutto nella seconda metà del Novecento.
Perché a Rignano sono “morte” come organizzazione?
La fine del sistema confraternale a Rignano Garganico non è dovuta a un unico fattore, ma a un insieme di dinamiche socio-economiche che hanno colpito in modo particolare i piccoli centri montani:
- L’esodo demografico e lo spopolamento: a partire dagli anni ’50 e ’60, Rignano ha subito una forte emigrazione verso il Nord Italia e l’estero, oltre a un progressivo calo demografico. Con una popolazione in diminuzione e un forte invecchiamento della stessa, è venuta a mancare la base generazionale indispensabile per il ricambio dei membri e dei direttivi.
- La trasformazione del lavoro: il passaggio da un’economia contadina e pastorale – fortemente radicata nel territorio e legata ai cicli delle feste patronali – a una società più frammentata e pendolare ha reciso il cordone ombelicale che legava il cittadino alla vita parrocchiale quotidiana.
- La secolarizzazione e la perdita del ruolo assistenziale: con l’arrivo dello Stato sociale moderno, le confraternite hanno perso la loro funzione mutualistica e assistenziale. Dove non c’è stata una forte spinta identitaria o una vigorosa tutela della tradizione folkloristico-religiosa, i sodalizi sono stati percepiti semplicemente come “istituzioni del passato” destinate a esaurirsi.
- Mancanza di continuità generazionale: senza giovani disposti a indossare le mozzette, a sobbarcarsi l’organizzazione dei riti della Settimana Santa o delle feste liturgiche, le confraternite rignanesi si sono ritrovate senza guida, finendo per spegnersi per inerzia.
Il contrasto con il resto del Gargano: perché altrove sono ancora vive?
Mentre a Rignano l’organizzazione si dissolveva, nei comuni limitrofi la storia è andata in tutt’altra direzione. A San Marco in Lamis, a San Giovanni Rotondo, a San Nicandro Garganico e a Monte Sant’Angelo, le confraternite non solo sono sopravvissute, ma godono di ottima salute.
Qual è il loro segreto?
- Radicamento identitario e Settimana Santa: in città come San Marco in Lamis e Monte Sant’Angelo, le confraternite (si pensi ai Crocifisso o ai sodalizi legati ai vari Misteri) sono i motori insostituibili dei suggestivi riti della Settimana Santa. La processione non è un semplice evento religioso, ma il momento in cui l’intera comunità riconosce la propria identità profonda.
- Dati demografici e massa critica: centri più grandi hanno garantito un bacino d’utenza e una forza lavoro associativa molto più ampia, capace di assorbire i mutamenti sociali senza crollare.
- Attività aggregativa continua: in questi centri, la confraternita è rimasta uno spazio di socialità intergenerazionale, dove i giovani vengono coinvolti non solo per obbligo devozionale, ma per un forte senso di appartenenza culturale e di gruppo.
Riflessioni finali: un patrimonio da riscoprire.
La fine dell’organizzazione confraternale a Rignano Garganico rappresenta la perdita di un pezzo importante della memoria storica locale. Tuttavia, il recupero e la valorizzazione di questo passato – attraverso studi d’archivio, mostre fotografiche e il racconto orale – possono restituire alle nuove generazioni la consapevolezza di radici profonde, ricordando che la devozione sul Gargano non è stata solo fede, ma la colonna portante della storia comunitaria.
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Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
