Il ricordo di uno dei personaggi storici della Rignano di un tempo, simbolo di una socialità semplice fatta di vino, carte, amicizia e calore umano.
Ci sono personaggi che non finiscono nei libri di storia, non hanno piazze o monumenti dedicati eppure rappresentano, forse più di tanti altri, l’anima autentica di una comunità. Persone che hanno attraversato un’epoca, accolto generazioni e trasformato un semplice luogo di lavoro in un punto di riferimento per un intero paese.
Alfonso Potenza, per tutti “Fonzino”, è stato uno di questi personaggi.
Nato a Rignano Garganico nel 1927 e scomparso nel 2004, Fonzino ha rappresentato per decenni un pezzo della vita quotidiana del piccolo comune garganico. Titolare e gestore di una cantina, era il simbolo di un commercio ormai quasi scomparso, fatto di pochi dettagli, di pochi colori e di pochi profumi, ma capace di regalare qualcosa che oggi sembra sempre più difficile ritrovare: il calore umano e la voglia di stare insieme.
Due ceci secchi, due fave secche, un bicchiere di vino o una birra. E poi le immancabili carte da gioco napoletane, pronte per una partita a scopa o a tressette. Bastava poco per trascorrere qualche ora in compagnia. Era questa la quotidianità di un tempo, semplice e genuina, quando non c’erano social network, smartphone o grandi locali di intrattenimento. C’era una cantina e c’erano gli amici.
Un luogo dove il tempo sembrava fermarsi.
Da Fonzino non si andava soltanto per bere. Si andava per perdere un po’ di tempo, per socializzare, per raccontarsi la giornata e per dimenticare, almeno per qualche ora, la fatica della vita quotidiana.
I suoi clienti erano prevalentemente uomini, braccianti, allevatori e lavoratori che, dopo una giornata intensa, trovavano in quella cantina un piccolo rifugio. Dal tardo pomeriggio fino al tramonto, e talvolta fino a quando arrivava l’ora di rincasare, cenare e andare a dormire per prepararsi alla faticosa giornata lavorativa del domani.
Si entrava sobri e, qualche volta, si usciva accompagnati da qualche amico. Ma quello faceva parte anche della simpatica ritualità di quei luoghi, dove tutti si conoscevano e nessuno veniva lasciato solo.
Per molti rignanesi, la cantina di Fonzino era quasi un luogo sacro. Un punto d’incontro, una piccola piazza al chiuso dove si parlava di lavoro, di famiglia, di politica, di raccolti e di animali. Si rideva, si discuteva, si giocava e, soprattutto, si costruivano rapporti umani.
Una famiglia e un’eredità che continua nel ricordo.
Fonzino aveva sposato Rachele Caruso, sua coetanea (classe 1928), scomparsa nel 2020, negli anni difficili della pandemia. Dal loro matrimonio sono nati Michele (nella foto con il papà), Maria Pia e Maria Rosa.
Michele, per un certo periodo, ha seguito idealmente le orme del padre, ristrutturando la storica cantina di via Padre Antonio Fania e trasformandola nel Bar Il Grottino, cercando di dare nuova vita a un luogo che per anni aveva rappresentato un punto importante della socialità rignanese.
Oggi Fonzino non c’è più, ma il suo nome continua a vivere nei ricordi di chi lo ha conosciuto e frequentato. In quei racconti fatti magari davanti a un caffè, in una piazza o durante una festa di paese, riaffiorano immagini di una Rignano diversa, forse più povera di opportunità e comodità, ma certamente più ricca di tempo da dedicare agli altri.
Quando bastava poco per stare bene.
La storia di Alfonso “Fonzino” Potenza è anche la storia di una generazione e di un modo di vivere che rischiamo di dimenticare. Un mondo nel quale bastavano un bicchiere di vino, qualche legume sul tavolo e un mazzo di carte per sentirsi bene.
Oggi quei luoghi sono sempre più rari. E forse è proprio per questo che diventa importante raccontarli.
Perché Fonzino non era soltanto il gestore di una cantina. Era un custode inconsapevole della socialità di un tempo. Un uomo che, con semplicità, ha visto passare davanti alla sua porta intere generazioni di rignanesi.
E in quella piccola cantina, tra il rumore delle carte, il profumo del vino e le chiacchiere degli amici, per decenni ha continuato a battere un piccolo ma importante cuore di Rignano Garganico.

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
