La storia dei culti e delle reliquie in Italia è spesso un affascinante mosaico fatto di spostamenti rocamboleschi, devozione popolare e vicende storiche millenarie. Al centro di un itinerario ideale che unisce il Sud e il Centro Italia si trova la figura di Santa Vittoria Martire, il cui corpo — o meglio, i resti che compongono il suo scheletro — lega indissolubilmente due luoghi suggestivi e lontani tra loro: Rignano Garganico (in Puglia) e Civita di Bagnoregio (nel Lazio).
Ma qual è la storia di questa santa e come hanno fatto le sue reliquie a viaggiare attraverso i secoli?


Chi era Santa Vittoria: la fede e il martirio sotto Decio.
Nata a Roma da una nobile famiglia ed educata ai principi cristiani, Vittoria visse nel III secolo. Durante la feroce persecuzione dei cristiani scatenata dall’imperatore Decio (249-251) — convinto che la crisi dell’Impero fosse dovuta all’abbandono del culto degli dei —, la giovane visse una prova di straordinaria fermezza d’animo.
Avendo fatto voto di verginità, Vittoria rifiutò le nozze proposttele dai genitori con il nobile Eugenio. Per tutta risposta, il pretendente la denunciò come cristiana. Relegata nei suoi possedimenti a Trebula Mutusca e sottoposta a pressioni e stenti per cedere alle nozze, Vittoria non si piegò mai, trasformando quel luogo in un rifugio di preghiera insieme ad altre vergini convertite. Rifiutandosi categoricamente di sacrificare agli idoli pagani, fu trafitta da una spada il 23 dicembre del 251, conquistando la palma del martirio. I primi cristiani ne seppellirono il corpo in una caverna, dove ben presto sorse un luogo di culto.
Da Trebula a Bagnoregio: il viaggio delle reliquie.
Nei secoli successivi, minacciati dalle invasioni dei Saraceni che devastavano l’Italia centrale, i monaci Benedettini che custodivano le spoglie della Santa decisero di metterle in salvo.
Mentre una parte delle reliquie prendeva la via dell’Abbazia di Farfa (per poi finire a Matenano), un’altra parte significativa trovò rifugio a Civita di Bagnoregio, dove i benedettini si erano insediati.

Il Sarcofago (vuoto) di Santa Vittoria ubicato lungo una parete perimetrale nella Chiesa di San Donato a Civita di
Bagnoregio.
Il culto a Bagnoregio divenne antichissimo e profondamente radicato: basti pensare che lo statuto comunale del 1373 imponeva che l’immagine della Santa fosse dipinta nel palazzo comunale, che il giorno della sua festa fosse solennemente celebrato (senza amministrare la giustizia) e che le autorità offrissero ceri votivi in suo onore. Le reliquie vennero custodite prima sotto l’altare maggiore della Cattedrale a Civita e, dopo varie ricognizioni nei secoli (nel 1599, 1728 e 1887), racchiuse in preziose urne. A Civita esisteva persino una chiesa a lei dedicata, purtroppo inghiottita nel tempo dai tipici e drammatici scoscendimenti del terreno di rupe.
Il legame con Rignano Garganico e il Palazzo Baronale.
La storia delle reliquie di Santa Vittoria, tuttavia, non si esaurisce nella Tuscia. Una celebre vicenda storica e religiosa, tramandata da storici e cronisti locali come Antonio Del Vecchio, Giuseppe Del Re e Angelo Riky Del Vecchio, attesta la presenza del corpo della Santa (giunto da Napoli dopo alterne vicende) all’interno del Palazzo Baronale di Rignano Garganico.

Custodito inizialmente nella cappella privata dei Marchesi Corigliano, antichi signori del feudo, il corpo fu in seguito generosamente donato alla comunità parrocchiale locale affinché potesse essere esposto alla pubblica e sentita devozione di tutti i cittadini.

Un unico grande mosaico devozionale.
Studi approfonditi — come la dettagliata relazione del professor L. Quintarelli dell’Università di Padova — hanno dimostrato che i resti di Santa Vittoria conservati tra Bagnoregio e Matenano (e le memorie storiche legate al ramo garganico) concorrono a ricostruire idealmente uno scheletro umano quasi intero.
Un filo rosso fatto di fede, evasioni dai pericoli storici, protezione e tradizioni secolari che ancora oggi unisce la Puglia e il Lazio nel nome di una giovane martire romana capace di attraversare i millenni.

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
