La Battaglia di Rignano Garganico fu un evento importante nella storia dell’Italia meridionale. Fu la seconda grande sconfitta di Ruggero II di Sicilia, e contribuì a ritardare la sua conquista dell’intero sud Italia. Qualche autore parla degli stessi luoghi individuando però la Battaglia di Canne.
La battaglia fu combattuta il 29 ottobre 1137 a Rignano Garganico, in provincia di Foggia. Da un lato c’era Ruggero II, re di Sicilia e duca di Puglia, dall’altro Rainulfo di Alife, duca di Puglia nominato dall’imperatore Lotario II.
La battaglia iniziò con un successo per Ruggero II, che riuscì a respingere l’esercito di Rainulfo. Tuttavia, il re si unì alla mischia e, per ragioni sconosciute, la sua carica fu respinta. Questo causò il collasso dell’esercito di Ruggero II, che fu costretto alla ritirata.
La battaglia di Rignano ebbe conseguenze importanti. Innanzitutto, rafforzò la posizione di Rainulfo di Alife come duca di Puglia. In secondo luogo, ritardò la conquista dell’intero sud Italia da parte di Ruggero II.
Tuttavia, la battaglia ebbe anche un effetto positivo per Ruggero II. La morte del duca Sergio VII di Napoli, alleato di Rainulfo, permise a Ruggero II di prendere il controllo diretto del Ducato di Napoli, nominando il suo figlio Alfonso come nuovo duca.
Solo dopo la morte di Rainulfo di Alife, nel 1139, Ruggero II poté finalmente realizzare la totale conquista normanna dell’Italia meridionale.
Ecco alcuni dettagli sulla battaglia di Rignano:
- Data: 29 ottobre 1137
- Luogo: Rignano Garganico, Puglia
- Partecipanti:
- Ruggero II di Sicilia: re di Sicilia e duca di Puglia
- Rainulfo di Alife: duca di Puglia nominato dall’imperatore Lotario II
- Esito: Vittoria di Rainulfo di Alife
- Conseguenze:
- Rafforzamento della posizione di Rainulfo di Alife come duca di Puglia
- Ritardo della conquista dell’intero sud Italia da parte di Ruggero II
- Morte del duca Sergio VII di Napoli e conseguente controllo diretto del Ducato di Napoli da parte di Ruggero II.
Il Trionfo di Rainulfo e la Disfatta di Ruggero II: La Battaglia di Rignano (1137).
Il 30 ottobre 1137 (o 29 ottobre secondo alcune cronache), le pendici rocciose di Rignano Garganico — là dove il promontorio del Gargano si tuffa a precipizio sul Tavoliere delle Puglie — furono teatro di uno degli scontri militari più drammatici e decisivi del Medioevo meridionale. Una battaglia che vide contrapposti due giganti della feudalità normanna: Ruggero II d’Altavilla, Re di Sicilia e Duca di Puglia e Calabria, e il suo acerrimo rivale, il conte Rainulfo d’Alife.
Uno scontro che avrebbe cambiato temporaneamente le sorti del Mezzogiorno, confermando per la seconda volta la superiorità tattica di Rainulfo sul re normanno.
1. Le premesse: Il sogno di unificazione e la sfida di Nocera.
La politica di Ruggero II era lucida e ambiziosa: unire sotto un’unica corona i diversi potentati normanni del Sud Italia, accentrando il potere e spegnendo le velleità autonomistiche dei baroni locali. Questo disegno centralizzatore aveva però scatenato una forte coalizione di opposizione, guidata da Rainulfo d’Alife, Roberto II di Capua e Sergio VII, Duca di Napoli.
Il primo grande scontro di questa lotta di potere si era consumato il 24 luglio 1132 a Nocera, dove Ruggero aveva subito una cocente sconfitta, vedendo temporaneamente vanificato il suo progetto di unificazione.
Nonostante la battuta d’arresto, nel 1134 Ruggero aveva tentato di blindare la successione nominando Duca di Puglia il suo primogenito, che portava il suo stesso nome. Tuttavia, quattro anni più tardi, forti dei successi sul campo e del sostegno politico, il Sacro Romano Impero e Papa Innocenzo II avevano attribuito lo stesso titolo proprio a Rainulfo.
2. Gli schieramenti e il rifiuto della pace.
Per la nuova prova di forza, Rainulfo poteva contare su un’armata formidabile: 800 cavalieri personali, affiancati da milizie mercenarie tedesche e contingenti marittimi pugliesi. Un dettaglio significativo mutò gli equilibri politici rispetto a Nocera: Sergio VII di Napoli aveva abbandonato la coalizione anti-regia, schierandosi questa volta al fianco di Ruggero II.
Paradossalmente, nonostante la forza schierata, Rainulfo cercò inizialmente di evitare lo scontro aperto. Ma i suoi avversari non erano dello stesso avviso.
In quel frangente si inserì la mediazione spirituale e diplomatica di Bernardo di Chiaravalle (il futuro San Bernardo), fondatore dell’ordine cistercense, il quale implorò Ruggero di scendere a patti con il nemico ed evitare spargimenti di sangue. Ruggero, accecato dalla volontà di chiudere i conti con la ribellione, rifiutò categoricamente ogni compromesso, rimediando persino un severo richiamo morale da parte del santo.
3. La cronaca della battaglia: L’errore tattico e il “Disastro”.
Il 29 ottobre 1137, Ruggero scatenò l’offensiva a Rignano Garganico. Per l’occasione, il re divise le sue forze in due grandi armate:
- La prima armata, posta sotto il suo diretto comando, comprendeva le truppe personali, i baroni fedeli e le forze del duca Sergio di Napoli.
- La seconda armata, affidata al giovane figlio e co-protagonista delle campagne militari, Ruggero.
La carica iniziale e la trappola della distanza.
Nelle fasi iniziali lo scontro sembrò volgere a favore dei regi. Il giovane Ruggero, alla guida della sua ala, travolse con impeto le milizie pugliesi e le inseguì fino alle porte di Siponto (l’odierna Manfredonia).
Tuttavia, quell’inseguimento allontanò irrimediabilmente il giovane duca dal campo di battaglia principale, lasciando il re scoperto.
La furia della cavalleria di Rainulfo.
Accortosi del varco, Rainulfo scatenò la carica della sua temibile cavalleria. La violenza dell’urto fu devastante: le linee regie furono letteralmente scompaginate e travolte in una rotta disordinata. Nel caos della mischia persero la vita il duca Sergio di Napoli e numerosi nobili cavalieri fedeli alla corona.
La leggenda narra che, mentre sul campo si consumava la carneficina, Bernardo di Chiaravalle si trovasse in disparte a pregare in solitudine; udendo le urla disperate dei combattenti, comprese che la preghiera era stata vana e che Ruggero era stato nuovamente sconfitto.
4. Le conseguenze storiche: Una vittoria senza domani.
Nonostante la portata epocale della disfatta per il prestigio di Ruggero II, la vittoria di Rainulfo non produsse conseguenze geopolitiche definitive:
- Le città della Campania rimasero in massima parte fedeli al re di Sicilia.
- Con la tragica morte in battaglia di Sergio VII (caduto senza eredi diretti), fu l’altro figlio di Ruggero, Alfonso, a subentrare come Duca di Napoli, mantenendo il controllo strategico della città partenopea.
- Sebbene in Puglia le roccaforti fedeli a Rainulfo — come Troia, Melfi, Canosa e Bari — rimanessero saldamente nelle sue mani, la controffensiva regia non tardò ad arrivare, portando al saccheggio di Telese e Alife.
Il destino del Mezzogiorno d’Italia si compiè definitivamente solo due anni dopo, nel 1139, quando la morte improvvisa di Rainulfo spianò la strada a Ruggero II, permettendogli finalmente di unificare sotto il proprio scettro l’intero meridione.
Rignano Garganico, intanto, rimaneva scolpita nei libri di storia non solo come il “Balcone delle Puglie”, ma come il palcoscenico in cui l’orgoglio di un re si infranse contro la strategia e la furia della cavalleria normanna.
Bibliografia e fonti storiche.
- Cappelli, Antonio, Rignano nelle vicende storiche della Daunia antica, Sesto San Giovanni (MI), G.S.C. Arti Grafiche s.r.l., 1998 (Edizione fuori commercio).
- Norwich, John Julius, Il regno nel sole. I Normanni nel Sud: 1130-1194 (Volume secondo), Milano, Mursia, 1972 (e successive edizioni).
- Documenti storici di riferimento:
- Diploma di Gennaio 1029, rilasciato dal catapano Cristoforo a Poto, abate del Monastero di San Giovanni in Lamis (Convento di San Matteo), attestante i confini territoriali soggetti alla Badia (“… A Monte Guardiae Riniani…”).

Giornalista, scrittore ed Infermiere. Dirige il quotidiano sanitario nazionale www.assocarenews.it.
