Il Convento-Santuario di San Matteo, unitamente a quello di Maria SS. di Stignano, entrambi in territorio del Comune di San Marco in lamis, costituiscono riferimenti turistici tra i più ambiti e frequentati del Gargano.

Lo sono alla pari della Basilica di San Michele Arcangelo in Monte Sant’Angelo e soprattutto la triplice Chiesa di Santa Maria delle Grazie in San Giovanni Rotondo, specie l’ultima, grandiosa e moderna, progettata dal famoso architetto Enzo Piano. La stessa ospita tra l’altro la sontuosa tomba di San Pio, il Santo più amato e conosciuto nel mondo moderno.

Ritornando al tema iniziale, ossia il Santuario di San Matteo di San Marco in Lamis da una prima descrizione superficiale ci si può accorgere facilmente delle diverse modifiche ed accrescimenti dei fabbricati operati nel corso dei secoli. E questo a testimonianza della numerosa serie di eventi che hanno interessato la storia del monastero, nato benedettino con lo nome di San Giovanni in Lamis e diventato possesso dei Frati Minori Francescani. Da qui il cambio di nome in San Matteo di cui si dirà tra poco. Inizialmente il complesso doveva avere più le sembianze di una fortezza, grazie ai suoi contrafforti ed alla sua posizione, quasi a controllo della valle dello Starale. Nel 1926 sul lato orientale fu eretta una balconata in corrispondenza dell’unica navata per espletare all’esterno la presenza della chiesa.

Per quanto riguarda la facciata centrale, bisogna ricordare che fu munita della attuale scalinata nel 1838, la quale conduce all’ingresso che a sua volta conduce attraverso una serie di archi e vele al chiostro di forma rettangolare che ci rimanda a quello spirito benedettino che mostra le origini della costruzione. Dal chiostro si può ammirare il loggiato cinquecentesco ed il piazzale medievale con il monumentale pozzo, alla cui sommità è posta una statua raffigurante l’Arcangelo Michele. Un lungo corridoio conduce alla chiesa ad un’unica navata che presenta un presbiterio rialzato completamente realizzato con marmi policromi da maestri napoletani.

Sopra l’altare troviamo la statua di san Matteo la cui storia è davvero particolare perché altro non è che il rifacimento di un Cristo effettuato da un frate verso la fine del Cinquecento, il quale gli mise in mano la penna con la quale l’Evangelista scrisse il vangelo. La statua è completamente realizzata in legno d’olivo garganico e sul libro si trova la data del 1596. La statua versa in pessime condizioni e presenta urgente bisogno di importanti interventi conservativi. La sua perdita significherebbe far svanire un patrimonio della fede e dell’arte.

Da qui l’appello diffuso tramite un brevissimo e significativo comunicato stampa messo su dal giovane e dinamico collega Felice Lariccia e diffuso, oltre che sugli organi di stampa e online deputati, sulle pagine e i gruppi facebook ad opera di alcuni volenterosi, sollecitati a loro volta dagli stessi Frati. Questi ultimi, dopo il radicale cambio di guardia, operato nell’ultimo decennio, puntano come i loro predecessori sul rilancio dell’intero complesso. E questo non a torto.

Esso ospita, infatti, una delle biblioteche più importanti della Capitanata e della Puglia, sia per il numero dei volumi, quasi Centomila, sia per la rarità degli stessi, come quelli manoscritti e i primi libri a stampa risalenti addirittura al Cinquento-Seicento. Gli stessi furono raccolti ad uno ad uno presso le strutture bombardate durante l’ultima Guerra dall’infaticabile scrittore e storico francescano Padre Doroteo Forte di Rignano Garganico. Non a torto. La stessa è intitolata a Padre Antonio Fania, suo illustre compaesano, considerato uomo di somma cultura al tempo di Pio IX in Roma e poi come vescovo ‘illuminato’ di Potenza.

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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