Assegnato a Carmine Pinto dell’Università di Salerno, nonché direttore dell’Istituto Italiano del Risorgimento, il Premio “Capitanata 2021. giunto alla sua IX edizione. Quello, invece, per la sezione “Tesi”, per Attendibili di Capitanata: sorveglianza poliziesca e repressione politica è stato attribuito ad Angelo Rinaldi dell’Università di Foggia.

E ciò a conclusione dell’apposito concorso annuale, bandito dal Centro di Ricerca e Documentazione per la Capitanata di San Severo (CRD), fondato dallo storico Giuseppe Clemente ed attualmente presieduto da Dina Contò Orsi. La stessa vedrà la partecipazione della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia con l’intervento del suo presidente Aldo Ligustro, del presidente della giuria Pasquale Corsi e la Società di Storia Patria delle province napoletane, Renata de Lorenzo.

La manifestazione di conferimento – secondo un comunicato stampa del CRD, diffuso in ogni dove, sarà preceduta, sabato 19 giugno dalle ore 18.00 in poi, dalla deposizione di una corona- ricordo davanti al cippo commemorativo del massacro dei 16 lancieri di Montebello, di cui si dirà. Monumento, quest’ultimo, fortemente voluto dallo storico Tommaso Nardella di San Marco in Lamis e innalzato pochi decenni fa ad opera dell’Amministrazione Provinciale di Antonio Pellegrino nei pressi del Ponte di Ciccalento sul torrente Candelaro (incrocio tra la strada provinciale “28 Pedegarganica” e la strada provinciale “26 Foggia-Borgo Celano”). Per l’occasione sarà deposta una corona d’alloro a ricordo dei Caduti.

L’anzidetto massacro dei Lancieri di Montebello si è consumato il 31 dicembre 1861 ad opera dei briganti della banda di Angelo Maria del Sambro, di cui facevano parte sicuramente anche i briganti ‘rignanesiGabriele Galardi e Francesco Caterina . Non a caso il primo ha avuto come rifugio fisso Grotta Paglicci, detta appunto Jalarde, noto sito Paleolitico di fama mondiale. A seguire, ci sarà pochi chilometri più su la premiazione effettiva presso l’Agriturismo Masseria Calderoso di Borgo Celano (San Marco in Lamis).

Carmine Pinto Laureatosi in Lettere moderne, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dell’industria. Attualmente è professore presso l’Università degli Studi di Salerno Contemporanea, titolare delle cattedre di Storia Contemporanea, Storia delle istituzioni contemporanee e Storia dell’Ottocento. Vanta numerose partecipazioni a comitati scientifici e importanti collaborazioni internazionali. Nel 2021 il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo lo ha nominato Direttore dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano. Si occupa di storia politica dell’Italia repubblicana e si interessa della guerra e dei conflitti civili nella formazione degli stati nazionali mediterranei e latino americani nel XIX secolo. Attualmente la storia del Mezzogiorno italiano è al centro del suo lavoro di ricerca, con particolare attenzione al Risorgimento e al brigantaggio postunitario italiano. Tale lavoro ha portato ad una produzione saggistica che spazia dalla politica alla storia italiana e alla pubblicazione nel 2019 del saggio storico La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti. 1860-1870, che ha ottenuto molti riconoscimenti.

Angelo Rinaldi Il giovane ricercatore manfredoniano ha all’attivo tre lauree: in Filologia, Letterature e Storia presso l’Università di Foggia, in Scienze Filosofiche presso l’Università di Bologna e in Filosofia presso l’Università di Bologna. E’ dottorando in Studi storici dal Medioevo all’età contemporanea presso l’Università di Teramo. Con la sua tesi “Attendibili di Capitanata: sorveglianza poliziesca e repressione politica” ha vinto il prestigioso Premio Spadolini.

Il cippo a guardia del Ponte Ciccalento, come già scritto ricorda una delle tante pagine insanguinate della controversa storia del brigantaggio(1860 –1864). “Protagonista dei tragici avvenimenti, come innanzi accennato, fu Angelo Maria del Sambro ( “Lu Zambre”), noto capobanda, che terrorizzò la Capitanata, e non solo, per circa due anni, come attestano i numerosi documenti che lo riguardano e che, in parte, come quelli conservati presso la sezione dell’Archivio di Stato di Trani, che raccoglie soprattutto gli atti processuali della Corte di Appello delle Puglie, sono stati finora ignorati o trascurati dagli storici.

Per assicurare le comunicazioni tra Foggia ed alcuni comuni garganici, il comando militare della zona aveva insediato, in una masseria, un posto fisso di guardia, il cui personale veniva sostituito allo scadere di ogni mese. Tale distaccamento era comandato dal tenente marchese Leopoldo De Gregorio, il quale aveva avuto notizia che il Del Sambro si sarebbe incontrato con la sua amante proprio in quelle campagne. Pensò, così, di organizzare la sua cattura, ma non vi riuscì poiché furono i manutengoli del brigante che, invece, riuscirono ad intercettare e riferire i piani.

La cosa, ovviamente, non fu gradita dall’ex sergente borbonico che meditò vendetta e che tese, a sua volta, un agguato ai lancieri del Montebello. Appostò i suoi uomini lungo gli argini del fiume Candelaro, in prossimità di un ponte, che ora si chiama di Ciccalento, in attesa del passaggio del plotone che, come accennato, veniva rinnovato ogni mese. Il destino, però, ha voluto che fosse il drappello partito da Foggia per dare il cambio, al comando del tenente conte Carlo Alberto Fossati di Torino, ad avvistare alcuni briganti. La possibilità di cogliere di sorpresa il nemico entusiasmò l’ufficiale piemontese che, in questo modo, però, condusse i suoi uomini tra circa 60 briganti acquattati lungo il Candelaro.

Fu una vera carneficina con eccessi di ferocia che è meglio affidare ad una pietosa discrezione.Certo, purtroppo, non è questo il solo, e nemmeno, il più grave, scontro tra briganti e truppe regolari che portò a un così alto numero di vittime. E’ compito, comunque, della scuola che dovrebbe inserire nell’ambito dei suoi programmi anche il capitolo della storia locale, contribuendo così alla costruzione di quella ‘identità’ formativa e antropica che tutti invocano, ma che pochi praticano, oppressi dal centralismo e dall’omologazione tout court.

N.B. Cippo in ricordo del massacro del 1861 dei Lancieri Montebello  presso Ponte Ciccalento (San Marco in Lamis)

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

Lascia un commento