Addio a Gina, pasionaria del PCI.

Maria Luigia Capuano, detta Gina o meglio Gina Lollobrigida, in virtù della sua antica bellezza e somiglianza con la grande diva nazionale, non c’è più. Si è spenta ieri sera a Casa Sollievo della Sofferenza, amorevolmente assistita dal suo secondo marito Biagio.

Lo ha fatto, pensate, alla ben tenuta età di novant’anni compiuti il 29 luglio scorso. A piangerla, oltre al congiunto e ai famigliari , c’è l’intera comunità non solo di Rignano, ma anche di San Giovanni Rotondo, dove era stimata e benvoluta alla pari da tutti, grazie al suo carattere empatico di donna vissuta e socievole.

Primogenita di famiglia numerosa, fin da piccola aveva sperimentato nel suo paese di nascita, appunto Rignano, ogni forma di ristrettezza tra “fame e lavoro”. Mandata fin da giovanissima alla Puglia (Tavoliere) per esercitare i lavori di zappettatura (zappulià) e sui declivi della montagna alla raccolta delle olive, si era distinta subito per i suoi canti sul lavoro e la resistenza, specie con la canzone Bella Ciao. Ogni esibizione era salutata con entusiasmo e coro dalla rispettiva comitiva di cui faceva parte. Ovviamente, come i suoi e gli altri del vicinato, i Capuano, i Coletta, i Tusiano, i Longo, detti ‘Gib’, anche lei era una fervente comunista e seguace di Di Vittorio, il difensore dei braccianti per antonomasia.

Tesserata, fu la prima a lottare per le donne nella locale sezione, ancora dominata a quei tempi, dai maschi e dal patriarcato. Era additata, come esempio, da tutti per le sue battaglie di emancipazione, spesse vinte e qualche volta anche perse.

Negli anni ‘60, a ventisette anni emigrò assieme al suo primo marito Dionisio e al fratello Rocco, di qualche anno in meno, pure loro braccianti, in Francia, allora bisognosa di manodopera in Agricoltura. Qui ad aspettarli in stazione c’era il titolare della ditta “M. Peppinieresse Meilard, che portò subito il gruppo nel centro agricolo di Mast et Violen, dove si sistemarono nelle abitazioni messe a disposizione dalla stessa azienda. Furono mandati da subito a lavorare a cottimo in un campo coltivato a betteraves (barbabietole) e successivamente, come giornalieri, in un altro coltivato a vivai di fiori e di piante forestali. La paga era buona e resistettero per qualche anno.

Della Francia, il fatto più che ricordava, era l’arrivo in elicottero presso i fabbricati dell’azienda del suo titolare, accompagnato nientepopodimeno da Charles De Gaulle, che salutò tutti gli accorsi con il suo bacio volante.

Dopo qualche anno di questa esperienza lavorativa, la nostra Gina tornò in paese e mentre il congiunto Dionisio riemigrava in Germania per ragioni di paga, lei con i risparmi mise su il suo primo negozio di Generi Alimentari, prima allocato nei pressi di Via Forno, e poi nei pressi del Carmine. Il primo marito, a seguito di un infarto, divenne invalido e l’aiutò in negozio, sino alla sua morte.

In seguito si risposò con Biagio, altrettanto gentile e benvoluto nel paese ospite, che le volle bene sino all’ultimo suo respiro. La salma dopo i funerali è stata seppellita ad horas nel locale cimitero.

Va detto, altresì, che durante il mandato sindacale di Carlo Battista (socialista), lei fu un’attiva consigliera comunale, onnipresente ogni problema che riguarda la gente, specie se si trattava di madri e di donne. Addio, Gina, non dimenticheremo mai la tua gentilezza e voglia di vivere!. La presente testata partecipa sentitamente al dolore del congiunto e dell’intera famiglia!

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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