Basta il titolo “Disegno di gioventù…Tu” a significarne talvolta la grandezza del contenuto di un libro, specie se contiene poesie, che riflettono la sensibilità a fior di pelle della sua autrice, Si tratta di Marika Di Carlo, classe 1981, alla sua prima opera nel settore. Ci ha provato per gioco, a mettere insieme i suoi versi su questo o quell’altro argomento.

Lo fa sia in lingua italiana sia nel dialetto, dove dimostra per davvero sé stessa, giocherellona ed empatica com’è, a prendersela allegra sia nel lavoro sia nello studio.

É impegnata in campo sanitario e nel volontariato in genere, pronta a sollevare il corpo e spesso la mente dei suoi assistiti, bisognosi di cure mediche e in particolare psicologiche, mettendoci tutta la sua carica umana.

Il volumetto è stato presentato qualche giorno fa nel locale dell’Auser – CIGIL, alla presenza delle massime autorità cittadine e di un pubblico numeroso e selezionato, che ne ha salutato la lettura di ogni singolo componimento, fatto con padronanza di lingua e di sentimento dalla medesima protagonista della serata.

Sono poesie in lingua e in dialetto create nel corso del tempo , sospinta dalle emozioni e dalla singolarità di fatti e personaggi, incontrati da lei durante la sua intensa gioventù.

A spingerla alla pubblicazione sono stati i suoi amici ed estimatori, fortemente convinti non tanto dalla personalità della scrittrice, quanto dalla qualità dei versi talvolta sciolta nel più dei casi a rima baciata o alternata.

L’esame critico dell’opera è stato sostenuto da Andrea Ruscitto, originario della vicina Rignano Garganico, scrittore – artista anche lui, ma docente di Lettere alle Superiori.

Su concessione di quest’ultimo, riportiamo di seguito il suo discorso critico sul tema, in parte anticipato dal suo intervento orale alla manifestazione in parola:

“Nel testo di Marika di Carlo si parla di poesie, esse si presentano con uno schema libero con il ripetersi di rime baciate, alternate, e rime al mezzo, in definitiva con una metrica semplice ma allo stesso tempo molto ricercata. Diverse le figure retoriche di suono utilizzate. Tanto che, se volessimo andare al di là di una definizione puramente tecnica di che cos’è la poesia, ovvero un genere letterario caratterizzato da sillabe che sono l’unità minima dei versi e da versi che compongono strofe e da parole con significato denotativi ma soprattutto connotativi, allora da un punto di vista emotivo, potremmo provare a definire la poesia come quel genere letterario che suscita diversi stati d’animo che variano da persona a persona.

Questo è ciò che l’autrice cerca di trasmettere, solo, semplici emozioni, che vanno a toccare diverse tematiche sociali, si parla di amore, di amicizia, di disagio, di alcolismo, di pensieri poetici e Alzheimer e altro ancora. M. Di Carlo non crea e non inventa la poesia, perché la poesia esiste da quando è nato l’uomo, da quando l’uomo ha cercato di comunicare il suo stato d’ animo al suo simile e al mondo intero, una realtà diversa da quella fenomenica.

Pertanto nel testo non troveremo una risposta a tutti i possibili disagi umani, ma le risposte saranno tante quanto saranno i lettori rapiti e affascinati dall’ espressione delle sue emozioni. Non a caso il testo si apre con una figura retorica, quella della reticenza, (presente in molte altre poesia) che vuole essere da invito al lettore a partecipare nel proseguimento di una possibile conclusione e coinvolgerlo soggettivamente nel proprio mondo personale.

L’autrice avverte la necessità di esprimere le proprie emozioni e per farlo decide di utilizzare un foglio e una penna di colore blu, come ella descrive nella poesia “Disegno di Gioventù., dove il colore viene rimarcato da un’epanalessi a rafforzare l’immagine di cui si innamorerà.

Nella stessa poesia lascerà intendere anche la passione verso l’arte figurativa e musicale. Numerosi i simboli utilizzati, di facile intuizione la tematica del fanciullino di Pascoli con la quale si dichiara di aver intrapreso la passione verso quest’arte, già da tenera età, “… nata da una vecchia immagine ammirata dai miei occhi di bambina…”

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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