Ad un anno esatto dalla morte permane vivo, a Rignano Garganico,  il ricordo – dolore  per la scomparsa di uno dei suoi concittadini più illustri. Il riferimento è al  professore Arturo Palma di Cesnola, studioso e paleontologo di fama mondiale, nonché titolare per molti anni, in veste di  ordinario della materia all’Università degli studi di Siena.

Precisamente era   venuto meno in quel di Firenze, il 9 luglio dello scorso anno studioso, per essere seppellito poi nella cappella di famiglia presso il Cimitero Monumentale dell’Antella. Destinazione, quest’ultima,  di ultimo ed eterno riposo da personaggi di primo piano non solo del posto ma a livello nazionale nei diversi campi della professione, della musica, dell’arte della letteratura, delle istituzioni e della politica. Cittadino onorario di Rignano Garganico dal 1980 era noto, per aver diretto dal 1971 al 2004  gli scavi a Grotta Paglicci e lo era , altresì, per aver scoperto la cosiddetta civiltà uluzziana, conquista di cui era assai orgoglioso, per aver definito una volta per sempre la contemporaneità vitale tra Homo Sapiens e Homo di Neanderthal.  A suo tempo a comunicare la triste notizia in paese era stata la figlia Alessandra. La stessa,  non appena diffusasi tra la popolazione, era stata accolta nel piccolo centro garganico con viva costernazione e cordoglio. Qui lo studioso era conosciuto ed apprezzato per via non tanto della scienza, quanto per la sua forte carica di umanità e simpatia. Quando girava per il paese amava colloquiare con tutti a prescindere dal suo livello scolastico e culturale. L’anniversario della sua scomparsa è stato ricordato anche dagli amministratori, fortemente rattristati dal fatto di non aver potuto organizzare un evento ufficiale ad hoc, per via del CoVid -19. Brutta bestia, quest’ultima, che non risparmia niente e nessuno.  Il sindaco Luigi Di Fiore al riguardo ha espresso tutto il suo rammarico per i contestuali ritardi intervenuti per l’apertura del Museo Paleolitico, su cui la cittadina punta tutte le sue carte per il decollo turistico del paese.  Ribadiamo di seguito una breve biografia dell’interessato. Arturo Palma di Cesnola  nasce a Firenze  il 14 marzo 1928 da Alerino e da Lucia Nicastri, entrambi appartenenti a famiglie nobili, l’una originaria di Rivaloro Canavese (Piemonte) e l’altra di Lucera Puglia. Laureato in Lettere e Filosofia, si forma alla scuola fiorentina di Preistoria, diretta da Aldobrandino Mochi, ex-positivista degli anni’20. Nel 1957 sposa Marina Imperiale, patrizia genovese dei Sant’Angelo dei Lombardi, quasi sua coetanea, dalla quale avrà tre figli, nell’ordine: Flaminia, Alessandra ed Alerino. Docente sin dal 1966 presso l’Università di Siena, è qui cofondatore del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti, da subito riferimento nazionale. Negli anni ’60 è tra i primi, coi colleghi di Ferrara e Firenze, ad adottare in Italia la tipologia analitica di Georges Laplace. S’interessa delle culture del Paleolitico, alle quali dedica, oltre ad una serie di articoli scientifici, circa 150 monografie. Costruisce uno schema crono-culturale che ancora oggi viene considerato condivisibile. Nel 1961, attraverso lo studio di due denti decidui, ritrovati nella Grotta del Cavallo (Salento) scopre che sono dell’Homo sapiens sapiens, qui coesistente assieme agli ultimi di Neanderthal (civiltà Uluzziana). Dopo le grotte di Marina di Camerota (Campania) sarà costantemente attivo a Grotta Paglicci (Gargano). Assai vicino all’idea e alla prassi del geologo-antropologo francese François Bordes (1919-1981), ne segue le orme, affinando la sua specializzazione nelle industrie litiche. Lo fa perseguendo a ritroso il filone Aurignaziano, gravetto- epigravettiano, sedimentato a Paglicci nella sua interezza. Con Bordes, condivide anche la passione per la letteratura: il primo privilegia, però, la fantascienza, l’altro la poesia e la narrativa tout court.  Tra i suoi libri destinati al grosso pubblico vanno ricordati, Paglicci Rignano Garganico, 1e, 2e, 3e., Regione Puglia, 1988, 1992, 2002; Paglicci e il Paleolitico del Gargano, C. Grenzi editore, 2003.  Tra quelli dedicati specificamente, c’è il volumetto Il Tesoro, edito nel 2017 e il Giornale di scavo, romanzo ispirato a Paglicci e al Gargano (tra l’altro si parla di una conversione operata da Padre Pio). Opera quest’ultima, dedicata al paese,  assai originale come formato, perché in formato anastatico con caratteri dattiloscritti “Olivetti 42”, prossima ad essere presentata in pompa magna, prima di andare in vetrina.  Tra gli amici illustri dello studioso  spicca Pasquale Soccio, storico, filosofo e letterato sommo, originario di San Marco in Lamis.

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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