Rignano G., Chiesa del Carmine (interno)

Domani, 16 Luglio, Festa grande per la Madonna del Carmine, a Rignano Garganico. Il tutto questa volta avrà come fulcro di ogni funzione religiosa l’omonima chiesa ubicata nel centralissimo Largo Palazzo. E ciò è reso possibile, come si sa, per via dell’avvenuto restauro della stessa

ad opera dei muratori e delle offerte raccolte dal Parroco Don Santino Di Biase. Il tempio si compone della navata principale, meglio dire vano, che ha sullo fondo l’altare con la statua della Madonna del Carmine in gesso, donata qualche tempo fa da un devoto. A destra c’è  la statua di San’Antonio e a sinistra quella di San Giuseppe (vedi foto). Attraverso un arco, si accede nel vano laterale rialzato, dove un tempo si trovava  l’altare di S. Antonio e tantissime tombe sotterranee. Dietro la facciata vi è un soppalco, occupato tanti anni fa da  un organo a mantice, croce – delizia non solo del sagrestano Francesco Di Fiore, meglio conosciuto col nome di “Lu ferrare”(fabbro). Quest’ultimo, in quei tempi, strimpellava alla meglio le note di accompagnamento al canto gregoriano in latino ma anche dei ragazzi di un tempo che si divertivano ad azionare le corpose aste del mantice.. La statua in gesso della Madonna con il Bambino fino a qualche tempo fa era sostituita da un pari simulacro in noce massiccio con gruppo realizzato nel 1981 su sollecitazione del compianto parroco Don Pasquale dall’artista Nick Petruccelli di S. Marco in Lamis. Opera, quest’ultima, giudicata dai critici d’arte (si veda il voluminoso catalogo pubblicato in merito) un “grande e irripetibile capolavoro”.  Per la processione ci si avvalse, invece, fino a qualche anno fa  di un quadro (olio su tela), attribuito al pittore Martelli, morto giovanissimo in quel di Napoli all’inizio del secolo scorso.  Comunque sia, il quadro  in parola è stato restaurato su iniziativa del Parroco Don Nazareno Galullo. Delle due grandi e settecentesche tele, dipinte ad olio che costituivano l’antico arredo della cappella, è possibile ammirare quello della Natività, messo a nuovo  alcuni anni or sono dall’artista Lozupone di San Severo. Dell’altro, raffigurante la Venuta dei Magi, non si sa più niente. Alcuni affermano che la chiesa venne realizzata dal barone Corigliano, in cambio  della cappella dell’Addolorata, manomessa ed incorporata nel suo palazzo. La stessa si trovava al piano che si affaccia davanti a Porta Grande. In una platea inedita del 1763 si racconta che la figlia di Francesco Paolo Corigliano, prima di andare sposa al duca di Castelpizzuto, aveva donato alla Madonna alcuni monili e nun corpetto ricamato in filo d’oro. Si presume, dunque, che  all’inizio del Settecento la cappella era già esistente. Fino ai primi anni del dopoguerra pensavano alla manutenzione i soci della confraternita (antica e numerosa) che avevano per divisa un camice bianco e mozzetta rossa. Similmente  ai confratelli del Purgatorio, di domenica si riunivano per cantare l’ufficio e assistere alla messa. Nel 1861 possedeva un bilancio di ben 700 lire, somma altissima per quei tempi. A festeggiare la Madonna,  il 16 luglio di ogni anno ci pensano i muratori, che raccolgono tra i devoti i soldi necessari per onorare la loro patrona. Parimenti fino  a pochi anni or sono  si faceva anche per S. Antonio, grazie all’impegno dei tanti che si fregiano di questo diffusissimo e bel  nome e di un animatore  omonimo che non c’è più. Non ci resta che augurare a tutti coloro che si chiamano Carmine, Carmela o in altre forme alterate e derivate, Buon Onomastico!

 

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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