Rignano piange la dipartita terrena di Giovanni Tavano.

Giovanni Tavano, classe 1939, non c’è più. Lo piange non solo la famiglia, alla quale era legato anima e corpo, ma anche la collettività, che lo stimava, come si diceva una volta,  un   personaggio, umile si, ma al di sopra di ogni sospetto, perché aveva una grandezza morale incommensurabile.

Padre, con moglie e tre figli, non aveva mai fatto mancare niente alla famiglia, in quanto lavoratore indefesso. Nei primi anni dopo il matrimonio, come tanti altri, aveva sbarcato il lunario, emigrando in Germania. Precisamente a Zuffenhausen (Stoccarda), dove lo raggiunge, qualche tempo dopo, anche la moglie.

Qui egli esercita diversi mestieri, facendosi stimare molto dai suoi datori di lavoro. Rientrato, dopo aver svolto lavoro saltuari, era stato assunto dalla accorsata fabbrica – gelateria foggiana Lobozzo. Data la sua bravura, si era conquistato da subito la benevolenza sia dei padroni, sia dei dipendenti. Ogni mattina, prendeva l’automezzo, contrattava e serviva l’intero territorio provinciale. Quando mancava qualche operaio o autista era lui a trovarlo e a selezionarlo. I proprietari acconsentivano totalmente alle sue scelte, sempre oculate e nel contempo piene di umanità verso i lavoratori. Questo lo si deve in parte alla sua natura altruista, in parte alla sua convinta fede comunista. Rotto a tutte le fatiche, ne interpretava fedelmente l’ideologia e la passione.

Ed è per questo che è stato e sarà ricordato come uno degli adepti più fedeli nella storia della sinistra, a Rignano Garganico. Prima di parlare, gli piaceva ascoltare e poi diceva la sua con forza e coerenza di pensiero. Non gli piaceva il catechismo, ma ogni volta che si trattava di scegliere una posizione al posto di un’altra, seguiva attentamente non solo il dibattito nazionale, ma soprattutto quello locale, esercitando appieno il suo potere di convincimento.

Negli ultimi tempi, scontento dell’andazzo del potere, si era ritirato dalla contesa e la politica la esercitava solo tra le mura domestiche., specie quando si era trasferito definitivamente a Foggia, prima al Parco San Felice e poi nella zona nuova di Via Monsignore Farina.

Sino a quando stava bene, veniva spesso a Rignano, dapprima per seguire la vita del partito locale, ma anche per poter giocare al tresette con gli amici e i compagni di sempre al Bar Gaggiano, detto anche di Marcuccio, suo compianto amico di politica e di vita. C’era venuto puntualmente ogni settimana fino al suo pensionamento. Dopo di che aveva abbandonato  man mano il suddetto viavai, sia per le sue condizioni di salute non buone, ma soprattutto per la morte di tanti compagni e amici di partito e di esperienza.

Qualche anno fa, il suo stato di salute all’improvviso precipitò, tanto da diventare non auto sufficiente, da qui il suo ricovero al Centro “Valleverde” di Bovino, dove, dopo fasi alterne, peggiorarono, trascinandolo a morte nel pomeriggio di oggi. La salma, dopo le esequie previste nel pomeriggio di oggi in Bovino,  sarà tumulata nel cimitero di Foggia.

Addio, Giovanni, i compagni e la gente di Rignano non ti dimenticherà mai!. La direzione e la redazione della presente testata, esprime ai figli Antonio, Filomena e Maria, e ai rispettivi generi, nuore e nipoti  la più stretta vicinanza.   

Di Antonio Del Vecchio

Giornalista, scrittore e storico. Ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni su tradizione, archeologia e storia locale.

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